La coincidenza 

Vorrei tanto togliermi Marco dalla testa, come quel tipo di forcine che alla sera non ce la fai più a tenere addosso, e che poi finisci sempre con il strapparti via qualche ciocca di capelli e avere ancora più male, ecco lui mi sembra questo, che più ci provo a togliermelo di dosso e più il dolore è forte.

Ci penso sempre, nei pensieri più spinti sotto la doccia, dove gli farei di tutto, o quando mi distraggo a pensare alle cose mie, con le gambe a cavalcioni sul divano, a immaginare notti in cui gli direi tutto di me, le mi stranezze e le mie debolezze, sapendo bene che nonostante tutto il male che l’altro ci possa fare, l’amore è sempre bisogno di confidenza.

Adesso sulla testa ho un cerchietto molto spesso e mi batte proprio dietro l’orecchio, nel punto esatto dove spesso più volte mi ha promesso di darmi brividi e solo con quello sguardo di futuro me li aveva già dati.

Il mio profilo nel finestrino è fatto di uno sguardo dolce, si sfuma con le prossime fermate e con i dettagli pronunciati di natura e periferia, incastonati a tratti tra i miei occhi e la ferrovia che come ogni giorno mi porta a spasso tra il lavoro e i sogni, sempre qualche rotaia di troppo più lontana da Marco.

Abitiamo nello stesso identico posto da tanti anni e nessuno dei due in quel piccolo posto di mare ci è nato, le casualità attinenti delle nostre vite non ci hanno mai portato ad incontrarci fino al giorno in cui, sudata da un luglio torrido e afoso, stremata di lavoro, non gli ho chiesto informazioni su alcune birre artigianali.

Nessuno dei due in quel breve attimo ha dimostrato all’altro qualcosa di diverso dalla più totale indifferenza.

Marco è rimasto così per quel momento uno sconosciuto in canottiera bianca e con i tatuaggi segnati sui muscoli pronunciati, nulla di più lontano da me, lui, nulla di più lontano da lui, io.

In un film d’amore nessuno metterebbe insieme due tipi come noi, mai.

E poi la seconda che l’ho visto è cambiato tutto, si è appuntato come una forcina nella mia testa e non hai mai smesso di pulsarmi dentro, un ritmo frenetico di vene e batticuore, condito da quella timidezza che come una cane fedele, avrò accanto per tutta la vita.

È successo in fretta che mi entrasse nella testa, è bastato un ciao, una bottiglia di acqua offerta nel pomeriggio caldo, un tono di voce addolcito contro il suo aspetto da duro, un incrocio di sguardi brevi e così fulminei, il suo modo di chiedermi il numero senza che potessi dirgli di no.

I messaggi del buongiorno che durano fino a quelli della buonanotte, il sentirci sempre, ovunque, tu cosa fai e come stai, a scrivere di sesso e a volerlo, a confidarci le nostre mancanze, come quello di un rapporto diverso con il proprio padre, a ispirarci, come mi dice lui, le cose più porche e quelle più dolci.

E come in ogni storia di tormenti che si rispetti, ci siamo presi e persi mille volte, senza mai incontrarci davvero, come fossimo tutte e due passeggeri delle stesso treno presenti in orari diversi, a eccitarci solo da dietro un finestrino, al sicuro dentro la spavalderia delle chat.

Incapaci di aspettarci e di attenderci per regalarci il momento giusto, il nostro.

Il treno rallenta come la fine di una giostra, sento tutti gli scossoni della velocità interrotta, proprio come quando una storia d’amore finisce e quella fermata è peggio di uno schianto veloce, perché è nella lentezza che viene fuori tutto il dolore.

È la mia fermata, di chi ci fosse accanto a me non so dire, l’immagine di Marco riempie ogni mio scenario, anche se adesso è un altro uomo che sto cercando tra la folla e voglio dirgli subito che mi ha scritto stanotte.

Lo cerco seduto da qualche parte, con lo sguardo della giusta attesa, la speranza di una promessa di futuro, la tenacia di credere a due occhi diversi dai nostri, nonostante tutto, nonostante siano estranei e sconosciuti, un po’ come continuo a fare io con Marco.

Adesso mi vede e mi sorride, mi fa segno di raggiungerlo.

La sua storia sta diventando virale, è un messaggio d’amore così potente l’attesa, io ti aspetto sembra più forte di qualsiasi io ti desidero, e lui la deve desiderare così tanto per continuare ad aspettarla, e lo guardo con una malinconia assurda perché anche io vorrei essere aspettata così.

“Ti ha scritto!”

Lo guardo sorpresa, io e la mia maledetta faccia trasparente.

“Ma come fai a saperlo? Non sono ancora seduta e già sai cosa ti devo raccontare!”

Lui fa una faccia buffa, devo proprio essere prevedibile.

“Il tuo sorriso, dice tutto. Allora, che mi racconti?”

Faccio un respiro profondo, dallo schermo del cellulare il suo ultimo messaggio di quella notte scotta ancora fra le mie mani.

“Ha risposto ad una mia storia di Instagram.”

Lui mi guarda ancora più divertito.

“E come?”

“Con il fuoco.”

“Hai capito il ragazzo!”

“Roby, ma sta con un’altra ora.”

Lo chiamo così, come se fosse un amico di sempre e non uno sconosciuto con cui, in brevi pezzi di vita, ci si confida i rispettivi guai sentimentali, tra le attese dei treni e le coincidenze delle persone.

“Perché tu gli hai detto di no. Lo hai rifiutato.”

“Ha fatto il cretino e non si capiva cosa volesse, non mi ha aspettato.”

“Comunque la metti, un no per un uomo è uguale ad orgoglio ferito. Non durerà.”

“Con chi?”

“Con la sua tipa. Se ti cerca vuol dire che non è soddisfatto di ciò che ha.”

“Tanto con me è solo sesso, adesso.”

“Comunque è un andarsi a cercare altro. È comunque un cercare te.”

Aspettare le coincidenze fra un treno e l’altro è la parte peggiore, esattamente come con le persone, saranno puntuali? Dove porteranno? Rimarranno con noi il tempo necessario alla fine del viaggio?

“Pensi che oggi verrà la ragazza che hai conosciuto qualche giorno fa? Sono giorni ormai che l’aspetti alla stessa coincidenza.”

Mi oltrepassa con lo sguardo e mi rimane accanto nel pensiero.

“E tu pensi che con Marco vi incontrerete mai per davvero, per scelta?”

In questo caso il desiderio è più forte dell’attesa, non c’è la certezza che qualcuno arrivi realmente nella nostra vita, c’è solo la speranza che accada.

Devo prendere un altro treno, saluto Roberto e scrivo a Marco, nella mente è lui l’unica destinazione a cui sto andando incontro, la coincidenza che anche io ormai ogni giorno aspetto. 

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Commenti

  1. Raffaele Sesti

    Racconto particolare come le coincidenze di qualunque natura siano.
    Il tuo racconto è visibile. Ho visto la protagonista seduta accanto al finestrino del treno quasi soffocata dal pensiero di Marco, l’ho vista scendere dalla carrozza e infilarsi nella confusione di una stazione e l’ho vista sedersi e parlare sulla panchina. Il ritmo della storia accompagna per mano il lettore che quasi si protrae verso i protagonisti per sentire meglio le loro parole e carpirne i pensieri. Le parole, le tue parole, assomigliano sempre alle pennellate esperte di un pittore che senza esagerare nei movimenti e nei colori, dipinge un quadro dove l’osservatore si perde senza rendersene conto.
    Complimenti come sempre.
    Alla prossima lettura…

  2. faby fabiana

    Un racconto breve ed intenso, specchio della quotidianità e modernità. I sentimenti volano sui social. Personaggi poco descritti, al contrario degli stati di animo. Mi piace il tuo dare voce al cuore. Il racconto è scorrevole e piacevole. Un piacevole compago di viaggio