La competenza territoriale
Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)
- Episodio 1: Giada
- Episodio 2: Andrea
- Episodio 3: Mattia
- Episodio 4: L’orfanotrofio
- Episodio 5: L’infanzia di Andrea
- Episodio 6: Chiara
- Episodio 7: Fabio
- Episodio 8: Vanni
- Episodio 9: La malagiustizia
- Episodio 10: San Marino
- Episodio 1: Vicolo Blatta
- Episodio 2: La testimonianza
- Episodio 3: Bejan
- Episodio 4: La fenice d’oro
- Episodio 5: La competenza territoriale
STAGIONE 1
STAGIONE 2
In questura, intanto, era arrivata la comunicazione che Giada aveva preso dei giorni di ferie, dal lunedì dell’incontro con Fabio al mercoledì successivo. Mattia intuì che la donna era attenzionata. Chiamò Chiara nel suo ufficio.
​«Siediti, Chiara. Ascolta, sai che potrebbero indagare Giada? E il motivo, vero?»
«Sì, e non capisco perché non mi abbia detto niente.»
​«Forse non voleva farti preoccupare.»
​«È possibile.»
«Martedì notte, vi siete sentite al telefono e avete parlato a lungo. Cosa vi siete dette?»
​«Cose normali: del mio bambino, di lavoro.»
​Di te che sei uno stronzo.
​«Come ti è sembrata? Era partecipe ai vostri discorsi o aveva la testa da un’altra parte?»
​«Non si sentiva bene, ma di umore non l’ho sentita diversa dal solito. Rispondeva a tono. D’altronde, anche se fosse andata in escandescenza sarebbe stato comprensibile. Se io incontrassi chi ha fatto morire mia sorella, gli darei fuoco.»
​«Non mi interessa quello che faresti tu. Anche perché tra il dire e il fare…»
​Ma quanto sei antipatico: se fossi stato Adamo, Eva la mela te l’avrebbe data avvelenata.
​«Vi siete viste nei giorni successivi? Magari per strada.»
​«No, ripeto: era stanca, non stava bene ed è logico che non sia uscita.»
​«Quindi non avete più comunicato da quella notte?»
​«Commissario, penso che avranno già controllato le chiamate dal mio cellulare e da quello di Giada.»
​«Sì, ma avreste potuto usare altri dispositivi oppure mandarvi qualche… pizzino.»
​«Mi scusi, commissario, ma sembra quasi che lei sospetti non solo di Giada, ma anche di una mia complicità .»
​«Hai ragione, ma la tua amica si è ficcata in un brutto pasticcio e tu, magari preoccupata, avresti potuto contattarla… Chiara, io devo sapere esattamente come sono andate le cose.»
​«Certo, commissario.»
​«Per adesso puoi andare.»
​Chiara uscì ed entrò un altro agente.
​«Commissario, abbiamo un aggiornamento sul caso Rovelli.»
​«Metti qua.»
​L’agente restò immobile, quasi sull’attenti. Mattia lo guardò con un mezzo sorriso.
​«Sei nuovo?»
«Sì, commissario. Oggi è il mio primo giorno di servizio.»
«E vuoi aspettare la pensione guardando me? Vai, e fammi il piacere di chiudere la porta.»
​Il poliziotto arrossì, salutò con un cenno della testa ed uscì in fretta. Mattia lesse il nuovo rapporto e imprecò tra i denti.
​«Lo sapevo. Ma questa donna è un medico o una trasformista? Che sono queste carnevalate? Ma veramente pensava di farla a quel delinquente?»
​Si muoveva come un lupo in gabbia. Diede un calcio a una sedia.
​«Soccia di una competenza territoriale… Io non capisco: uno nasce, vive e pasce in un posto, poi per caso lo ammazzano in un altro e a indagare è la Procura di dove lo trovano, che non sa un cazzo di lui. A questo punto date l’inchiesta a una regione lontana da qui! Così, perlomeno, ci sarebbero meno compagnucci di merende.»
​
La sera in casa, da solo, pensò di confrontarsi sulle novità delle indagini con il suo vice e lo chiamò.
​«Scusa, Giorgio, volevo parlarti di qualcosa a proposito di Rovelli. Ce l’hai dieci minuti?»
«Veramente stavo entrando al ristorante cinese. Perché non mi raggiungi?»
«No, sono stanco.»
«Ho capito, non ti piace la cucina cinese. Aspettami: fanno pure le pizze, ne prendo due e arrivo. Passo e chiudo.»
​«Nooo. Non bastava la sua presenza, pure ste suole cinesi mi devo sorbire.»
​Dopo poco il vicecommissario arrivò con le pizze e del sushi.
​«Ho portato un po’ di tutto. Dai, fai spazio sul tavolo che diventa tutto immangiabile.»
​È già immangiabile.
​Cominciarono a cenare. Giorgio posò la fetta di pizza nel piatto e fissò l’amico.
​«Tu, però, non puoi continuare a fare questa vita.»
«Perché, che vita faccio?»
«Ma non ti vedi? A parte me non hai amici, eviti i colleghi, ti chiudi in casa da solo, non… vabbè, lasciamo stare. Poi non sei un uomo brutto… forse un po’ trasandato, però, magari a qualcuna piaci così. Ma a te neppure quello ti importa più di tanto. Di’ la verità : hai scoperto che le donne non ti piacciono? Se vuoi ti presento qualche mio amico… anzi, mi offro io…»
​«Ti ringrazio, ma non sei il mio tipo.»
«La solita risposta da manuale: chi disprezza compra.»
«Anche questa è una risposta da manuale.»
«Io ti parlo seriamente: sembri un’anima in pena.»
​L’altro non rispose e si versò del vino.
​«Dammi questa bottiglia, basta bere. Non c’è niente di più deleterio che bere da soli.»
«Ma perché, tu chi sei? Un fantasma?»
«Quando sono arrivato la bottiglia era già quasi finita.»
«L’ho aperta ieri.»
«Lì sul frigo c’è ancora il sughero nel cavatappi.»
«Ti ho fatto venire per parlarti, non per indagare su quanto vino bevo.»
«Dai, adesso che abbiamo finito di cenare, cosa volevi dirmi?»
​Mattia scosse la testa, sconsolato.
​«Poco dopo che sei andato via, mi hanno consegnato un rapporto sul nuovo caso. Pare che Giada, dopo aver litigato con Rovelli, abbia inviato una mail al posto di lavoro per chiedere tre giorni di ferie. E le sono stati concessi.»
​«Credi che potrebbero sospettare che le siano serviti per premeditare il delitto?»
​«Non potrebbero: sospettano già . La stanno intercettando. E non è tutto: una telecamera, domenica, l’ha ripresa in un motel tra San Marino e Rimini.»
​«Beh, l’aveva detto che c’era andata.»
​«Sì, ma non travestita con il velo islamico, gli occhiali… insomma, questo fa pensare che lei stesse pedinando la vittima.»
​Giorgio scoppiò a ridere.
​«Che cazzo ridi? C’è da piangere. Tra antropometria e biometria facciale la inchiodano in un attimo. Lo vedo anch’io che è lei, senza queste diavolerie. Unisci tutto questo all’altro che ci dicevamo stamattina e tira le conclusioni.»
​«Io non so che fare. Se danno a noi l’inchiesta, sappiamo degli errori del 2008, ma non potrò più consigliare Giada.»
«Lei ti piace, vero?»
​Al commissario andò quasi il vino di traverso.
​«Ma no, è solo che lei non c’entra niente e non mi va che la incastrino.»
«E come fai a essere sicuro della sua innocenza?»
​La domanda rimase senza risposta. Giorgio incalzò:
​«Rispondo io: perché è la donna adatta a te.»
«Adesso conosci anche i miei gusti in fatto di donne?»
«Mah, sembrate entrambi due figurine di anime giapponesi pronte a fare giustizia.»
​«Odio i cartoni giapponesi, con quei pupazzi con le bocche come forni neri.»
«Ah, che non ti piacciono non è una novità . Vorrei morire il giorno che scopri qualcosa di tuo gusto: sarei eterno. Adesso vado via.»
Era ora.
«Guarda che io la verità la dico scherzando, ma verità resta.»
​Mattia salutò, chiuse la porta, allargò le braccia e tirò un respiro di sollievo.
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