
La corazzata delle iene
L’Admiral Graf Spee era affondata nella foce della Plata, i superstiti erano stati catturati dai britannici, i miei migliori amici erano morti bruciati vivi e io ero fuggito su un canotto.
Non ne ero sicuro, non sapevo se fosse meglio consegnarmi o affrontare la traversata dell’Atlantico remando come un ossesso, ma il fatto era che Goebbels aveva detto che i britannici si comportavano in maniera orribile con i prigionieri.
Avrei voluto vendicare i miei amici: arrendermi non era la strategia giusta.
Continuai a remare anche nonostante l’acido lattico e mi infilai in un banco di nebbia.
Adesso non sapevo bene dove mi trovassi. Non era che, forse, le correnti mi stavano spingendo di nuovo verso l’Argentina? Cercai di impormi di tornare a remare, ma non ce la facevo più.
Pensai fosse meglio che mi stendessi sul fondo del natante e aspettare a morire, ma fu allora che sentii ridere.
Gli inglesi si prendevano gioco di me.
Strinsi il remo, mi preparai a scappare, quando dalla caligine comparve un’imbarcazione immensa, qualcosa al cui confronto l’Admiral Graf Spee era nulla.
Era della Kriegsmarine o della Royal Navy?
Fu allora che vidi svettare sul castello dello scafo una bandiera che recava il disegno di uno strano cranio scarnificato.
Mi sforzai la vista e, orrore!, mi accorsi che i membri dell’equipaggio non erano uomini come me o come gli inglesi, ma curiose creature a metà fra l’uomo e la iena. Tutti ingobbiti e con il pelo maculato, gli uomini-iena correvano lungo il ponte e uno di loro – che sembrava avere il carisma dell’ufficiale – mi fissò con il binocolo.
La corazzata si avvicinò al canotto e poi una lancia a motore scesa in mare mi raggiunse.
Gli uomini-iena allungarono le loro mostruose braccia ma io resistetti, li colpii con il remo, preferivo essere gettato in pasto agli squali che essere catturato da simili mostruosità, però i miei sforzi furono inutili e mi catturarono.
In pochi minuti fui a bordo della corazzata e mi trascinarono nelle sue viscere. Forse mi volevano fare prigioniero, se non che mi volevano studiare – se loro mi apparivano curiosi, l’idea doveva essere reciproca – ma invece mi lasciarono di fronte a una caldaia.
La caldaia si aprì e vidi di fronte a me un volto barbuto: un uomo di fiamma.
«Benvenuto nella corazzata delle iene, uomo. Sei il primo visitatore da quando siamo arrivati su questo pianeta».
«Non siete di questo pianeta?».
«No, veniamo dalla costellazione del Leone e io sono la divinità di questa nave, se non addirittura… il cuore».
«Cosa vuoi da me?».
«Parlare».
«Io parlo solo con gli ariani. Voi… siete creature da incubo, mostri, aberrazioni…».
«Piano con gli insulti, potrei offendermi».
«… e siete scherzi della natura, io non parlo con voi, io sono un ariano».
L’uomo di fiamma si incupì e dal buio sbucarono gli uomini-iena: mi gettarono nella caldaia dove il fuoco mi abbracciò consumandomi mentre urlavo folle di dolore.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Sci-Fi
Mai il fuoco fu tanto purificatore.
Sono contento che tu abbia commentato questo librick, pensavo che non fosse piaciuto a nessuno, eppure ci ho messo molte passioni personali! Grazie, allora