
La creatura
Serie: La Scelta Migliore
- Episodio 1: Quei maledetti occhi scarlatti
- Episodio 2: La creatura
- Episodio 3: Epilogo
STAGIONE 1
Dopo pochi passi, la rientranza di cui riusciva a scorgere le pareti e il soffitto si allargò sino a lasciarla immersa nell’oscurità. Tremava: l’aria era umida e percepiva l’armatura a contatto con la pelle diventare sempre più fredda . Oltre il suo respiro, sentiva solo il rumore delle gocce che cadevano dal soffitto. Proseguì per una direzione, ma incontrò un vicolo cieco. Girò a destra, ma ne incontrò un altro. Avvertì nuovamente in lei l’ansia che cresceva, così decise di costeggiare la parete, in modo da avere un punto di riferimento con cui orientarsi. La pendenza era più ripida mano a mano che si addentrava e il terreno era scivoloso. Di lì a poco, la parete a cui era appoggiata si interruppe, rivelando una biforcazione. Due tunnel davanti a lei: largo e leggermente in salita alla sua destra, stretto e in discesa alla sua sinistra. Li scrutò attentamente. Dove andare? Un gemito arrivò dal tunnel di sinistra: un gemito umano.
Vi si lanciò a capofitto. Proseguì a ritmo serrato, finché la galleria non si allargò nuovamente. Percepiva lievi fruscii attorno a sé, talmente velati da non riuscire a stabilire se esistessero realmente o se il prolungato silenzio a cui era stata sottoposta le stesse giocando brutti scherzi. La solida parete, dopo lo slargo, seguiva con una ripida curva verso l’interno, che una volta percorsa rivelò una deludente realtà: un vicolo cieco. Appena prima che la parete tornasse al tunnel da cui Keira proveniva, vi era una pozza d’acqua quasi circolare, dentellata da stalagmiti ai bordi. Avvicinò la torcia allo specchio d’acqua, che nella sua quiete, ad eccezione del riflesso della fiamma, rimase scuro come prima di avvicinarvisi. Eppure era certa che il gemito provenisse da quella direzione. L’unica spiegazione che riuscì a darsi riguardava la pozza d’acqua. Era assurdo, lo sapeva bene, ma non aveva altre idee: doveva capire quanto fosse profonda. Posò la spada e vi infilò impulsivamente il braccio, il gelo che la pervase fu tale da farle immediatamente tirare fuori l’arto. Non aveva raggiunto il fondo. Lasciò cadere un sasso raccolto lì vicino, ma non sentì alcun rumore dopo il primo impatto con l’acqua. Riavvicinò la torcia nel disperato tentativo di scorgere il sasso stagliarsi sullo sfondo, ma la superficie era ancora increspata e dovette attendere. Si sporse, avvicinò la faccia sino a sfiorare il pelo dell’acqua con la punta del naso, avvicinò la torcia fino a sentire l’intenso calore scaldarle il viso. Poco a poco, l’acqua si calmava. Sempre buia, ma si calmava. Vide la sua espressione sofferente e provò pena per sé stessa, ma nessun sasso e nessun fondale: solo una lastra nera ad eccezione del riflesso della fiamma. Notò che c’era un dettaglio in più. Quasi impercettibili, ma sembravano esserci come… come delle… sfere rosse. Perché non le aveva notate subito? Avevano un comportamento anomalo, sembravano incresparsi con l’acqua. Anche quello era un riflesso. Si girò di scatto con lo sguardo rivolto verso l’alto e nonostante lo vedesse arrivare, non fece in tempo a reagire. Due zampe la afferrarono per le spalle e la sollevarono. Dopo essersi dimenata inutilmente, tastò l’imboccatura del fodero: la spada era rimasta accanto alla pozza. D’istinto, sollevò il braccio che teneva la torcia mettendola a contatto con la pelle della creatura, che squittendo di dolore lasciò la presa. Cadde sul fianco, e avvertì un’ondata di dolore e calore pervaderle il corpo. Avvertì la creatura scendere sommessamente alle sue spalle, quindi alzò immediatamente la torcia in cerca di una risposta e la trovò quasi subito: il riflesso della fiamma sull’acqua. Iniziò a strisciare in quella direzione con tutta l’energia che aveva, la distanza non era molta. I passi leggeri che provenivano alle sue spalle scandivano un ritmo letale che la incalzava.
Arrivata alla pozza, tastò con la mano intorno a sé freneticamente, e trovata l’elsa della spada, l’afferrò e disegnò un ampio arco con la punta adoperando tutta la forza che il braccio le consentiva. Come risposta, uno stridulo verso di dolore e rabbia provenne dalle tenebre. Riavvicinò l’arma al corpo in posizione di difesa, dalla lama colava sangue. Come spesso accade, la curiosità prese il sopravvento sulla paura, e Keira con qualche passo incerto si avvicinò all’avversario distendendo il braccio che reggeva la torcia. Spaventata dalla fiamma lucente, la creatura nascose la testa in una sorta di mantello nero. Erano delle ampie ali ripiegate. Quello che a primo impatto sembrava essere la forma di un uomo esile ma dalla corporatura compatta, tradiva la sua bestialità da vari orrendi dettagli. Al posto dei piedi, lunghe zampe artigliate; dalla testa, grandi orecchie glabre si allungavano; lungo le braccia e le mani, anch’esse munite di artigli, scendeva una sottile membrana di pelle che fungeva da ala. Dopo qualche istante di primitiva paura di fronte al fuoco, la creatura abbassò lentamente le ali, mostrando il volto e l’addome coperto di peluria che copriva anche le spalle. Più che di un volto, si trattava di un muso: sporgente e sproporzionato, mostrava per intero la narici piatte che inalavano ed espiravano freneticamente. Denti aguzzi terminavano sulla mandibola anche a fauci chiuse. Dal petto sgorgava sangue copiosamente. Mentre Keira cercava di realizzare cosa stesse osservando, una sorta di ibrido tra un uomo e un pipistrello che neanche i peggiori incubi che aveva avuto da bambina sarebbero stati in grado di concepire, l’essere spalancò le palpebre e mostrò i suoi occhi rosso sgargiante. Di riflesso, Keira cercò riparo dalla minaccia nascondendo il volto nel gomito del braccio con cui teneva la spada. Un lancinante dolore colpì la mano che reggeva la torcia, come se un coltello le stesse trapassando il palmo. La torcia cadde e rotolò in fondo alla caverna, facendo piombare Keira nel buio. Aprì gli occhi per guardarsi la mano dolorante, ma ciò che vide fu uguale a quando li teneva chiusi: tenebre. Senza neanche realizzare la situazione in cui si trovava, prese a menare fendenti incontrollati nell’aria. Continuò finché poté, poi l’impugnatura si fece pesante, dovendo tenere la spada con l’unica mano che era in grado di chiudere, passò quindi a tenere la guardia alta riprendendo fiato affannosamente. I suoi occhi si stavano abituando al buio, riusciva a scorgere qualche riflesso della distante fiamma sulle rocce umide, ma ancora troppo poco per sentirsi al sicuro. Nessuna traccia del mostro. Si concentrò sull’udito. Sentiva le gocce cadere dal soffitto. Chiuse gli occhi e provò a controllare il respiro. Mano a mano riusciva a percepire le gocce nello spazio. Destra, lontano. Avanti, vicino. Dietro, leggermente a sinistra. Un fruscio alle sue spalle! Si girò di scatto aprendo gli occhi ed eseguendo un’energica stoccata. Colpo a vuoto, davanti a lei solo l’oscurità. Un altro fruscio alla sua sinistra la colse alla sprovvista, quindi partendo dalla precedente stoccata disegnò con la punta della spada una semicirconferenza verso il punto da cui proveniva il rumore. Ancora vuoto. Capì che si stava prendendo gioco di lei: in fondo la sfida aveva luogo nella sua tana, era nettamente in vantaggio. Fece una finta verso destra, poi si girò e corse a perdifiato verso la sua unica salvezza: la torcia. Non appena Keira cambiò direzione, la creatura piombò dall’alto di fronte a lei. Aveva deciso di smettere di giocare
Serie: La Scelta Migliore
- Episodio 1: Quei maledetti occhi scarlatti
- Episodio 2: La creatura
- Episodio 3: Epilogo
Qui l’inizio mi ricorda un po’ un’avventura di Dungeons & Dragons, con i personaggi che si avviano in una grotta sconosciuta e si trovano di fronte a bivi che non sanno dove condurranno…mi piace! Ed ho provato a mettermi nei panni di Keira chiedendomi cosa avrei fatto io… Ah, e non so se hai visto l’anime, ma questa scena della grotta “a bivi” mi ha fatto pensare anche a Goblin Slayer! 😀
Bella la scena della pozza, con Keira che scorge gli occhi della creatura riflessi nell’acqua: entrata in scena dell’antagonista di grande effetto 🙂
Uno dei miei più grandi rimpianti è proprio quello di non esser mai diventato un giocatore di ruolo, ma ciò non mi ha impedito di lasciarmi ispirare dalle suggestioni di quel mondo. Quindi sì, anche in questo caso ci hai preso in pieno, sarà un racconto in digitale ma per te sono “un libro aperto”. Invece l’anime, non l’ho visto, magari gli butterò un occhio.
La scena della pozza è stata un po’ un esperimento: mi sembrava molto più adatta come impostazione ad un prodotto visivo come un’illustrazione o un filmato, però io non sono né un disegnatore né un regista, quindi ho deciso di buttarmi. Lieto che sia stata apprezzata
Ottime le descrizioni, la tua capacità di rendere visivo ogni particolare e far entrare il lettore nella pelle e nell’armatura di Keira
Grazie molte, essendo uno scrittore esordiente ho cercato di applicare il principio del “mostrare senza raccontare” con severità, credo che ciò di cui parli ne sia la conseguenza