La Curiosa – Ep 2: Una tisana per due

Qualche capitolo ed un paio di birre più tardi, le classi rientrarono. “La Curiosa” mi vide, mi fece un cenno di saluto, che contraccambiai con un sorriso non approvato da alcune sue compagne, ma tutti si incamminarono sulle scale. Non vi nego che ne restai deluso. Decisi di farmi una tisana al banco del bar e leggere ancora un capitolo, prima di andarmene a dormire e mettere una pietra sopra a questa vicenda.

Stavo versando un cucchiaino di zucchero di canna nella tazzina, quando accanto a me una voce disse:

«Quindi? Cosa voleva dirmi prima?»

Sollevai la testa e mi trovai davanti “la Curiosa”. Si, era decisamente tanto curiosa quanto carina. Era senza trucco, indossava un paio di leggins neri ed una t-shirt col disegno di un cucciolo. La maglia era larga, le lasciava scoperta una spalla solcata da una spallina nera, e lunga, le arrivava appena sotto al sedere. Non l’avevo sentita arrivare perchè era scalza. O meglio, aveva dei corti calzini rosa. La delusione di prima si mutò in sorpresa quando me la trovai lì. Eppure, come se il breve scambio di di battute precedente non si fosse mai interrotto, le risposi:

«Intendo che un rapporto tra un Dominante ed una sottomessa può essere molto più complesso di come è descritto in quel libro. Non dico che tutti lo siano, nè pretendo di dire che si sia un unico singolo modo corretto di vivere questo tipo di rapporto…»

La ragazza si sedette per seguire meglio quello che le stavo dicendo. C’era posto sulla poltrona accanto alla mia, ma la ragazza si sedette di fronte a me, un po’ più distante. «Poco male,» pensai, «è curiosa, ma non è sfacciata, non vuole giocare a fare la lolita. Mi sta dando del lei, tiene le distanze..non è una ragazzina che cerca di sedurre l’adulto, la sua è sincera curiosità.»

Proseguii a risponderle:

«Un rapporto di quel tipo deve essere un rapporto consensuale, deve perciò avere delle basi che vadano bene ad entrambi i membri della coppia. Quindi, alla fine, ogni coppia può sviluppare le proprie regole. Difficile dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Di sicuro però non bisogna perdere il buon senso».

La ragazza sembrava sempre più interessata al mio discorso.

«Il tizio mi sembra uno sbruffone, mentre secondo me un Padrone dovrebbe essere prima di tutto un Uomo, e come tale comportarsi. E non è l’arroganza o la maleducazione che ti trasformano in Padrone. L’arroganza e la supponenza ti trasformano solo in un maleducato»

Pensai di aggiungere anche “in uno sfigato”, ma preferii evitare di passare per quello che vuol rendersi simpatico usando espressioni gergali.

«E allora…..mi scusi, ma allora, come dovrebbe comportarsi un padrone?»

Feci un cenno al cameriere e chiesi di portarmi un’altra tazzina.

«Beh, come ti dicevo, non esiste una regola univoca, ma posso dirti il mio punto di vista. Tu hai un animale? Un gatto, un cane…?»

Sembrò sorpresa dalla domanda.

«Sì…io, io ho un cane. Ha tre anni, si chiama Nymeria. Una bellissima femmina di husky…ed è così educata, ubbidisce sempre…»

«Ecco, ti sei risposta…»

Io sorrisi, lei fece un’espressione illuminata, il cameriere appoggiò la tazza sul tavolino in mezzo a noi. Non mostrò nessuna espressione, vedendo una ragazza parlare con un uomo che avrebbe potuto essere suo padre. Forse pensava che fossi uno dei docenti che accompagnavano i ragazzi. Non mi importava.

Versai la tisana nella seconda tazza.

«Zucchero?» le chiesi.

Lei rimase sorpresa.

«Come..ah..per me…! Sì, un cucchiaino, grazie…»

Aggiunsi un cucchiaio di zucchero di canna alla sua tisana, mescolai, e le porsi la tazza. Mi ringraziò.

«Dunque,» ripresi «Nymeria ti ubbidisce. Perchè l’hai educata bene. Per me, il rapporto tra un Padrone e la schiava deve essere proprio come quello che c’è tra tre e Nymeria. Occorre qualche strattone al guinzaglio quando non si comporta bene, ma anche pazienza e comprensione per darle modo di imparare. Ti aspetti e pretendi che ti obbedisca, ma a tua volta vuoi prenderti cura di lei, ci tieni a lei, sei sempre presente per lei, e lei sa che tra le tue braccia, e al tuo guinzaglio» sottolineai questo punto con un cambiamento della voce su questa frase, «è al sicuro».

“La Curiosa” stava sorseggiando la tisana che le avevo offerto. Se a lezione era attenta come lo era stata con me in quella circostanza, pensai, sicuramente la sua media era ottima.

«E invece, una schiava, come dovrebbe essere?»

Si sentirono dei passi sulle scale, e delle voci. La nostra conversazione stava per essere interrotta di nuovo. La Curiosa abbassò la voce e rapida mi disse:

«Domani mattina noi usciamo alle otto, e la prof ci ha detto di venire alle sette a fare colazione. Se vuole, io posso scendere prima, se non le dispiace…vorrei continuare il discorso…»

«Va bene,» le dissi, «ci vediamo nella sala colazione domattina alle sei.»

«Perfetto.» Rispose. «Ci sarò.»

Dalla scala spuntarono due ragazze.

«Mati! Dove cavolo eri finita?»

«Niente, sono scesa a farmi una tisana….»

«Dai, tra mezz’ora Marco e i suoi amici vengono da noi, daaiiii!»

Il gruppo di ragazze si mise a ridacchiare, ma non potei fare a meno di notare che la Curiosa, che ora potevo chiamare presumibilmente Matilde (a meno che Mati fosse il diminutivo di un cognome, ma non mi importava: il nome Matilde mi è sempre piaciuto molto, e quindi per il momento andava più che bene), si voltò verso di me, rossa in viso, con un’espressione imbarazzata, quasi a scusarsi.

Finii la mia tisana, il capitolo, ed andai a letto, ricordandomi di puntare la sveglia.

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Responses

  1. Molto interessante questo nuovo episodio, hai saputo ricalcare le dinamiche della gita scolastica, almeno quella dei miei tempi.
    Non sono un esperto della letteratura erotica ma questa serie mi incuriosisce

    1. son contento che ti incuriosisca 🙂 forse è perchè comunque è sempre co-protagonista una nostra amica comune, l’ironia 🙂
      ho cercato di non essere troppo “morboso”, ma di scrivere con leggerezza, trattando l’argomento eros con naturalezza (come dovrebbe essere…)