La Sauna

Serie: La Curiosa

La giornata passò come la precedente, con l’aggiunta di una discussione con un collega che cercava di mettere i bastoni tra le ruote a certi progetti che stavamo portando avanti.

La sera, in hotel, mi misi di nuovo sulla mia poltrona nella hall dell’albergo: lo ammetto, aspettavo Matilde la Curiosa, quella che aveva una t shirt larga, ed una cagnolina di tre anni di nome Nymeria.

La scolaresca rientrò verso le 19.00. Io stavo bevendo una birra al bar dell’hotel.

Sentii i professori che dicevano agli alunni che, essendo quella l’ultima sera, sarebbe stata libera. I ragazzi avrebbero potuto cioè scegliere cosa fare. Subito si organizzarono in gruppetti per uscire e andare in qualche pizzeria o pub. Qualcuno propose di restare nella spa. Matilde si guardava attorno, lanciava qualche occhiata verso di me.

Presi il telefono, fingendo di rispondere ad un collega. Inventai due battute sul lavoro, e poi dissi a voce alta, che avevo avuto una giornata pesante e che mi sarei rilassato nella spa dell’hotel. La mia frase non cadde nel vuoto. Poco dopo vidi Matilde che si aggregava al gruppetto (altre tre ragazze, e due ragazzi che avevano l’aria decisamente battagliera) che aveva deciso di rimanere nella spa dell’hotel.

Salii in camera, mi spogliai, misi l’accappatoio, presi il costume e scesi nella spa. L’ambiente era estremamente rilassante: marmo nero, luci soffuse, musica ambient… perfetto. Presi un asciugamano all’ingresso, mi tolsi l’accappatoio ed il costume, mi avvolsi l’asciugamano in vita a coprire le mie vergogne, e mi avviai verso la sauna. Mi fermai. Tornai indietro. Presi un secondo asciugamano. Andando verso la sauna, Passai davanti alla piscina con idromassaggio, dove Matilde ed i suoi amici stavano giocando e facendo il casino che ci si aspetta da un gruppetto di ragazzi di 18, 19 anni. Mi voltai, distrattamente. Feci un cenno di saluto che solo lei colse.

Mi tolsi il costume e lo appesi assieme all’accappatoio, lasciai le infradito fuori dalla porta di vetro ed entrai nella sauna. Era un venerdì, i clienti dell’hotel che erano stati lì per lavoro erano già ripartiti, quelli che erano arrivati per il weekend erano fuori a goderselo. In sostanza, ero in sauna da solo. Ma non lo rimasi per molto. Dopo qualche minuto, meno di cinque, direi, arrivò Matilde. Indossava un bel bikini verde mela. Aveva i fianchi pienotti, le gambe lunghe ma non magre, il seno riempiva le coppe senza esagerare. Timidamente, sorrise.

«Ciao,» la salutai «hai lasciato i tuoi amici da soli?»

«Si….volevo venire qua…..»

Eravamo da soli, la luce era bassa, la temperatura alta, ed i vestiti pochi. Tutte condizioni che mettono un essere umano sulla difensiva. Soprattutto una ragazza di quinta liceo con un uomo di quarant’anni.

«E…i tuoi amici?»

«Naah…loro no…dicono che la sauna è una cosa da vecchi…»

Non potei fare a meno di ridere. Lei si sentì in imbarazzo e immediatamente si scusò. Le dissi che non occorreva, mi aveva fatto sinceramente ridere. Intanto la vidi che osservava fuori dalla porta in vetro, dove avevo appeso il mio accappatoio, e c’era anche il costume. Lo fissò per un attimo, poi guardò me con aria interrogativa.

«Non si mette il costume, in sauna.. non va bene, non permette la corretta traspirazione.»

Mi fissò in silenzio. Attendeva? Sperava? Temeva? C’era un solo modo per saperlo.

«Ripeto: non si dovrebbe tenere il costume addosso, in sauna.»

Accennò una risposta:

«Ma… insomma, cioè, per me è imbarazzante stare senza….»

Non le risposi nulla. Mi limitai ad osservarla. Mi fissò per un attimo. Sapevo che stava pensando al discorso del mattino. A quanto un ordine valga quanto più è difficile eseguirlo. Abbassò la testa. Quando la rialzò per guardarmi, le stavo porgendo il secondo asciugamano.

Lo prese.

Uscì dalla sauna. Immagino che andò in bagno. Quando tornò, qualche istante dopo, vidi che prima di entrare appese qualcosa vicino al mio accappatoio. Qualcosa di verde mela. Entrò nella sauna avvolta nell’asciugamano che le avevo dato. Lo teneva stretto come se da quello dipendesse la sua vita. Non riusciva a sollevare gli occhi da terra.

«Hai visto che bel cielo, oggi?»

Istintivamente alzò gli occhi, rendendosi conto mentre lo faceva di essere in sauna. Mi guardò rabbuiandosi, ma io le risposi con un sorriso.

«Oh, hai finito di guardarti i piedi, allora…»

Capì, e sorrise anche lei. Sembrò ritrovare un po’ di sicurezza. Le chiesi:

«Secondo te è più difficile mettere a nudo il corpo o l’anima?»

Ci pensò. Poi mi disse una cosa che, lo devo ammettere, mi spiazzò.

«Ho sempre avuto paura di essere abbandonata. Fin da piccola. Dai miei genitori, dagli amici…anche ora ho paura di essere lasciata qua quando il bus per l’aeroporto partirà domani. E ho paura che i ragazzi mi cerchino solo per divertirsi. L’anno scorso l’ho fatto per la prima volta con Marco, a casa sua, quando i suoi erano via. Dopo due settimane si è messo con Cecilia. E ho paura che quando sarò con un ragazzo si aspetti che faccia certe cose, ma mi sento imbranata.»

Si era spogliata. L’asciugamano copriva ancora il suo corpo, nude erano le sue paure. Le aveva spogliate davanti a me.

Intanto, l’effetto della sauna si faceva sentire su entrambi. La mia fronte sgocciolava. Il suo asciugamano, madido, le aderiva addosso. Erano comparsi i capezzoli, due piccoli rilievi sotto il tessuto bianco.

Le dissi di versare dell’acqua sulla brace rovente. Si alzò, e la osservai anche da dietro: il sedere ben fatto era delineato nettamente sotto all’asciugamano. Tornò a sedersi. Una sua amica arrivò a chiamarla: salivano a lavarsi e cambiarsi, che poi sarebbero usciti. Matilde rispose che si sarebbe fermata ancora un po’ in sauna, e che non aveva intenzione di uscire, che era troppo stanca. L’amica, una tizia col piercing al sopracciglio e dei corti capelli tinti di un improbabile viola, fece spallucce e se ne andò.

Poco dopo, mi alzai. Dissi a Matilde che eravamo stati più che a sufficienza in sauna, e che era il momento di una bella doccia ghiacciata. Mi seguì. Nella spa, alle 19.30 di un venerdì sera, c’eravamo solo noi, una coppia di tedeschi sui sessant’anni, ed una coppia francese con un bambino di sei, sette anni. Le docce erano in un punto adeguatamente coperto. Quindi, senza esitare, mi tolsi l’asciugamano, e nudo mi misi sotto la doccia. Matilde mi fissava, non perchè fossi una copia di Rocco (per carità, non sono nemmeno sotto la media, non pensate male), ma perchè non si aspettava che mi mettessi così nudo, con questa naturalezza, davanti a lei. Tirai la cordicina attaccata ad un secchio appeso sopra la mia testa,e una doccia di acqua gelida mi investì. Lasciai andare un’imprecazione. Ripresi l’asciugamano, e mi spostai per far entrare in doccia Matilde. Guardò per un attimo il suo costume, appeso poco più in là. Ma per sua disgrazia, tra il suo costume e lei c’ero io, e non avevo alcuna intenzione di spostarmi. Titubò.

«Fai la doccia, Matilde.»

«È…è un ordine?» mi chiese.

Sorrisi.

«Fai la doccia, Matilde.» Cercai di tenere il tono più rassicurante possibile.

«Si…»

Si voltò dandomi le spalle, e si tolse l’asciugamano. Lo presi io. Sempre dandomi le spalle, si mise sotto la doccia. Vederla così, nuda, non nego che mi fece un certo effetto. Tirò la corda, e si lasciò sfuggire un urletto quando la secchiata di acqua ghiacciata la investì.

Freddo – Pudore 2 a 0: si voltò di scatto e corse fuori dalla doccia, dove l’attendevo con l’asciugamano. Notai subito che aveva due piccoli capezzoli rosa, ora più scuri perchè erano duri per il freddo. Immaginai che non fosse solo quello il motivo, comunque. E aveva un piccolo ciuffo nero tra le gambe.

Rapida prese il suo asciugamano e vi si avvolse. Le proposi un passaggio nell’idromassaggio prima di salire nelle nostre rispettive stanze.

Serie: La Curiosa
  • Episodio 1: L’incontro.
  • Episodio 2: Una tisana per due
  • Episodio 3: Colazione
  • Episodio 4: La Sauna
  • Episodio 5: Ed ora? 
  • Episodio 6: Notte.
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    Discussioni

    1. Il prossimo episodio si intitola “Ed ora”? ed è proprio la domanda che attraversa la mia mente. Ci sono tutte le premesse affinchè questo incontro si concluda secondo natura, ma è il rapporto tra questo adulto e questa ragazzina ad essere fuori dall’ordinario. Hai saputo montare un climax crescente, seminando dei punti che stanno per ricongiungersi…Ed ora?

      1. Parentes: sai che non è stato per nulla facile trovare i titoli? devo imparare a dedicarmi di più a questo aspetto. Il racconto è nato come racconto singolo, lho “spezzato” in episodi per pubblicarlo. E dopo averlo frammentato, ho cercato un titolo che potesse calzare. Esercizio divertente, ma non facilissimo 🙂
        Ciò detto, sono davvero contento del tuo commento, ti ringrazio!!! Credo che arrivare al punto in cui il lettore stesso dice “ed ora?” e voglia saltare al capitolo successivo, sia la massima soddisfazione che si possa avere, quando si scrive 🙂 Grazie davvero!!!

      1. Ti ringrazio! è un concetto che torna diverse volte nel racconto, è qualcosa sul quale ho insistito perchè volevo fosse chiara la predominanza della parte psicologica 🙂

      1. si, è un po’ buffa come espressione 🙂 detta poi da un soggetto che non sembra avere un grandissimo senso del pudore! 🙂

      1. in realtà questo racconto è vecchiotto… l’ho spezzato in 6 episodi per poterlo pubblicare 🙂