La Curiosa – Ep 6: Notte.

Alle tre di notte, venni svegliato da un forte bussare.

Mi avvolsi il lenzuolo in vita ed andai alla porta. Era Matilde. Aveva indosso la maglietta della prima sera, ma stavolta era senza leggins. Aveva in mano un pezzo di stoffa nera stretta nel pugno. Era scalza.

«Ho detto alle mie compagne che ho conosciuto un ragazzo di un’altra scuola, un olandese…»

Ricordai di avere visto degli autobus dei Paesi Bassi nel posteggio dell’hotel.

«E…beh, le chiedo scusa, ma era più facile che dire la verità. E hanno detto che mi coprono, se poi racconto loro come è andata. Ma ci penserò domani. Devo essere nella mia camera per le sei e mezza al massimo, comunque…»

«Entra.» Mi limitai a dirle, con un sorriso. Osservai cosa aveva in mano.

«Questo è per lei…..visto che mi ha restituito il costume…mi sembrava scorretto non sostituirlo con qualcos’altro.»

Presi il pezzo di stoffa che mi porgeva, e mi accorsi che era un piccolo slip nero. Nello stesso momento notai che sotto la maglietta non aveva slip, non se ne vedeva il segno sui fianchi.

Le sfilai la maglietta. Rimase nuda, le braccia abbandonate lungo i fianchi, ed un sorriso carico di fiducia sul volto.

«Mi aiuti a diventare una brava schiava, per favore. Mi istruisca, mi protegga. Mi aiuti a scoprire i miei limiti ed a trovare la capacità di superarli. Mi aiuti a diventare una donna forte. Farò tutto quello che mi dirà di fare per riuscirci, glielo prometto.»

Sorrisi. La feci salire sul letto. Per un momento, fui tentato di legarle i polsi, ma preferii non farlo: piuttosto, le ordinai di rimanere immobile qualunque cosa avessi fatto. No, non volevo metterla alla prova. Volevo piuttosto darle modo di dimostrare a me, ma soprattutto a sè stessa, che era capace di ubbidire, che non avrebbe fallito.

Presi però una maglietta, la arrotolai più volte a formare una striscia di stoffa, e la bendai. Quindi le mie mani scivolarono sul suo corpo, andarono all’esplorazione di quel territorio quasi inesplorato. Le mie dita sfiorarono il suo collo, le sue labbra, il suo seno. Sussultò quando le pizzicai i capezzoli, e gemette quando strinsi i suoi seni nelle mie mani, massaggiandoli delicatamente, poi con forza, poi di nuovo delicatamente.

Le mie dita scivolarono dentro di lei, sia dove era abituata a fare da sola, che dove non era mai entrato nessuno, e le strappai un sussulto. E sempre si sforzò di tenere le braccia lungo i fianchi, con le mani aggrappate al lenzuolo.

Quando fui dentro di lei, e solo allora, le staccò per aggrapparsi a me.

Quando il mio seme le bagnò ventre e seno, tremava felice.

Alle sei purtroppo la sveglia interruppe la nostra solitudine. Aveva gli occhi lucidi, mentre si lavava il viso e rimetteva la maglietta.

E io avevo un peso sul petto che mi impediva di sorridere come avrei voluto. L’aereo di ritorno non era lo stesso. Ci saremmo salutati lì. Nuovamente, la accompagnai alla porta, sapendo che stavolta, davvero non l’avrei più rivista.

Quando richiusi la porta, mi sentii incompleto, come se mi avessero asportato un pezzo. Pensai di rimproverarmi per essermi cacciato in quella situazione, una situazione che, sapevo fin dall’inizio, non sarebbe andata da nessuna parte. Mi feci una doccia, con tutta calma. Feci la valigia. Poi, dopo che ebbi visto dalla finestra gli autobus della scuola di Matilde ripartire, scesi a fare il check out. Appena dissi alla donna alla reception il numero della mia camera, questa mi disse:

«Ah, c’è una busta per lei.»

Tutto questo, accadde circa due anni fa. Prima che cambiassi lavoro, e prima che cambiassi casa. Se sia una storia bella o brutta, triste o felice, lascio giudicare a voi. Ricordandovi solo che la sensazione che proviamo di fronte a un’opera è frutto al 50% dell’opera stessa, ed al 50% delle nostre passate esperienze.

E con questo, direi che abbiamo concluso.

E mentre ora il dito medio della mia mano destra sta per picchiare sul tasto “.” per segnare la fine di questo racconto, dalla porta del mio studio sta entrando qualcuno, con in mano due tazze di tisana. É a piedi scalzi, come al solito. E casualmente, indossa una t-shirt lunga e dal collo largo, con disegnato un cucciolo. La spalla è scoperta, ma questa volta non c’è nessuna spallina a solcarla. Indossa solo quella tshirt, oltre al collare. E sul collare, la targhetta col nome: Nymeria. 

FINE

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Responses

  1. Ecco hai smentito il mio commento precedente, comunque non del tutto, perchè l’atto vero e proprio è un paio di righe, le cose importati sono le altre.
    Complimenti anche per il finale, mi è piaciuto molto

    1. Non ti ho scritto niente di là perché non sapevo se avessi già letto la fine..
      Eh, alla fine sono umani anche loro, cobcediamoglielo 😁
      Per il finale, son contento ti sia piaciuto!