La Dama Della Follia

Serie: Mondi Bizzarri

  • Episodio 1: La Dama Della Follia

Albert è teso. Sa che puà essere la partita della sua vita. Quella che può consentirgli di ottenere, finalmente, quello che desidera da tanto tempo.

Davanti a sè un tavolo da gioco. Il tappeto verde che lo ricopre ha, per Albert, un effetto ipnotico.

Dall’altra parte del tavolo una donna che lui non può vedere. Un velo la copre. Si può solo ammirare la preziosa poltrona in velluto rosso su cui la donna è seduta.

«Allora, Albert, cominciamo ?» domanda la donna con tono calmo e melodioso. «Avrai sicuramente la carta vincente…lo sento». L’uomo guarda la carta che ha in mano : è la regina di cuori. Il valore massimo, per una partita di quel tipo e lo sa bene, visto il numero di volte in cui ha perso ritrovandosi con, nella migliore delle ipotesi, un tre di picche. «Comincia tu…questa volta».

La donna non risponde e posa sul tavolo verde la sua carta : è un 7 di quadri.

«Ho vinto !» grida Albert. Sono grida di gioia ma, al tempo stesso, di frustrazione. «E cosa hai vinto…Albert ?» domanda la donna senza scomporsi. L’entusiasmo dell’uomo si interrompe «devi dirmelo tu. Sei tu che comandi il gioco…sempre…».

«Hai ragione…Albert…qui non si vince niente di materiale. Solo una possibilità». L’uomo non nasconde la delusione «e avrei atteso tutto questo tempo per non vincere niente ?» prende la carta vincente in mano e la mostra alla donna velata «è la regina di cuori, lo capisci ? Il massimo possibile !».

«Lo vedo. E’ proprio la regina di cuori…Albert…ma nessuno ha mai parlato di beni materiali. Te lo ripeto, qui si vince una possibilità. Quella di scoprire. Lo conosci il valore della scoperta…Albert ?»

«Non so di cosa tu stia parlando ma, in ogni caso, so bene cosa significa scoprire. Sono qui anche per questo. Hai detto bene…voglio scoprire se ho vinto ciò che desidero». «Oh, lo scoprirai…Albert». La donna si alza dalla poltrona vellutata e, rimanendo nascosta sotto il suo spesso velo, si avvia verso il retro della stanza da gioco, scomparendo dietro una tenda. Sul tavolo solo il 7 di quadri e la regina di cuori. Albert alterna lo sguardo fra il tavolo verde e la tenda. Ma la cautela vince sulla curiosità. In fondo non sa nulla di quella donna…per quanto ne può sapere potrebbe anche rappresentare un pericolo.

Improvvisamente, di corsa, un ragazzino gli va incontro. Ha in mano un foglio.

«Mi manda Madame Boirot, signore…questo è per voi».

«Madame Boirot ?» domanda Albert «e chi sarebbe ?».

«Era qui fino a qualche minuto fa, signore. Ci avete parlato. Avete giocato con lei e non l’avete riconosciuta ?».

«Non mi ha mai detto il suo nome. Non si è mai presentata. Ci siamo limitati, semplicemente, a giocare» afferma Albert mentre prende il foglio dalle mani del ragazzino. Poche righe scritte a mano : «raggiungi il Teatro delle Marionette, qualcosa ti attende…».

«Io non conosco nessun Teatro delle Marionette» sbotta Albert, ma viene fermato dal fanciullo «signore, in effetti con quel nome non lo conosce nessuno. Ma è il vecchio teatro, in fondo alla via, di proprietà di Madame Boirot e ormai in disuso. Vi ci porto…se volete…».

Albert annuisce e i due escono raggiungendo il luogo indicato sul manoscritto.

«Ora potete proseguire da solo, signore». Poi il ragazzino scappa via. L’uomo apre il vecchio portone del teatro ed entra. Un particolare lo colpisce. C’è un tappeto molto singolare, che copre il pavimento fino a quella che, in passato, era stata la biglietteria. Righe bianche e nere che si susseguono. Sembra addirittura che siano in movimento. A destra e a sinistra del tappeto nota sedie impilate, mobili abbandonati senza un criterio. Non può spostarsi dal tappeto perché la quantità di oggetti ai lati non consente percorsi alternativi. Albert osserva le righe bianche e nere…accenna due passi…poi altri due. Le righe bianche e nere sotto i piedi dell’uomo sembrano scambiarsi di posto. Si intrecciano. Sembrano riportarlo continuamente indietro.

«Che diavoleria è mai questa ? Non può essere !». Il movimento delle righe è, ora, a zigzag. Albert sembra non riuscire a muoversi da dove si trova. E non riesce a staccare gli occhi dal tappeto. E’ come ipnotizzato dal misterioso intreccio che si materializza davanti a sè. Una forza misteriosa vuole, forse, impedire ad Albert di proseguire ?

Ma lui non demorde. 

Continua a fissare il tappeto e improvvisamente, tra le righe che impazziscono nel loro continuo movimento, appare quella che sembra una scritta. L’uomo barcolla, come se fosse tramortito. Cade ma si rialza. La scritta è sempre più nitida fino a diventare chiara. Il movimento a zigzag cessa e Albert riesce, con fatica, a leggere quello che compare davanti ai suoi occhi : «non bisogna credere alle apparenze». Seguono attimi nei quali l’uomo cerca di recuperare energie che ritiene perdute. Ma, in realtà, non si è mai spostato da lì. Si scrolla, incredulo. E si riprende.

Poi un urlo. Albert si guarda intorno «ma che razza di posto è mai questo ?» domanda sapendo di non trovare una risposta. Poi, nuovamente, un urlo. La voce sembra essere quella di una donna e pare giungere dal retro del teatro. Tra una pila di sedie e l’altra, Albert riesce a raggiungere la porta in fondo al corridio. Un terzo urlo : «Sto arrivando ! Poi qualcuno dovrà spiegarmi cosa sta accadendo !» esclama l’uomo cercando di esorcizzare la paura.

Apre la porta e vede una donna intrappolata in quella che sembra essere una vecchia attrezzatura da prestigiatore. «Aiutami ! Sono intrappolata !»

«Da quanto tempo ?» domanda Albert. «Non lo so…ma ti prego…fammi uscire da qui. Lo vedi quel mazzo di chiavi sul tavolo ? Prendilo…c’è la chiave per aprire questa scatola ! Ma sbrigati, mi manca l’aria !». L’uomo osserva le tre chiavi di cui è composto il mazzo. Le guarda una ad una con attenzione, cercando di capire quale sia quella giusta per liberare la donna. Poi si volta per cercare la serratura. Ma non la trova. La donna rimane in silenzio e lo osserva. «Non ti lamenti piu ?» domanda Albert incuriosito «fino a qualche minuto fa sembravi in preda al panico». La donna continua a guardarlo in silenzio.

«Dove sarà mai questa maledetta serratura !» mentre osserva nuovamente le tre chiavi. Quell’attimo di distrazione non gli permette di rendersi conto che la donna si è liberata. «Sorpresa !» esclama e scoppia a ridere. Una risata fragorosa amplificata dall’ambiente circostante.

«Che significa tutto questo ? Perchè ?». La donna continua a ridere e a puntare il dito. Poi si lancia verso di lui e lo spinge. Albert sembra cadere nel vuoto. Ma qualcosa lo trattiene. Rimane intrappolato in una fitta rete di spessi fili. La donna, continuando a ridere, sembra prenderlo in giro «e tu pensavi davvero che quella scatola avesse una serratura e si potesse aprire con una chiave ? Che ingenuo che sei !».

Poi di nuovo la voce che aveva sentito in precedenza : «non bisogna credere alle apparenze». La donna, continuando a ridere fragorosamente, si allontana lasciandolo solo. Ora sembra davvero in trappola. Tenta di divincolarsi ma ogni minimo movimento, anzichè aiutarlo a liberarsi, lo blocca sempre di più. Passano alcuni minuti. Albert vede davanti a sè un quadro che non aveva notato prima. Sembra un ritratto d’epoca. La donna raffigurata nel dipinto lo osserva. Ha lo sguardo spaventato. 

«Non è possibile ? Che ti succede Albert ? Non vedi che è solo un quadro ?».

Poi una voce, rauca e quasi sussurrata : «A….i….u….t…..o». L’uomo non si scompone «tutto questo non è reale, semplicemente non esiste». Ma la voce non cessa. Come lo sguardo ipnotico e inquietante della donna dipinta nel ritratto.

Albert inizia ad agitarsi. Vuole liberarsi dal groviglio di fili che lo sta intrappolando. Inizia a muovere vorticosamente le braccia, le mani, le gambe. Poi sente uno strappo. Un filo si è rotto e l’uomo inizia a cadere nel vuoto. Sembra un pozzo senza fondo. Ma il dipinto che lo osserva è sempre lì con lui. 

«Sto cadendo davvero ?» domanda Albert urlando nel nulla. Poi un tonfo che lo tramortisce. Quando si riprende vede davanti a sè una fanciulla dall’aspetto sensuale che lo guarda con insistenza. 

«Chi sei ?» domanda l’uomo. «Sono Madame Boirot» risponde la donna. «E sono qui per darti personalmente il premio che ti sei guadagnato».

«Quale premio ?» domanda Albert. «Un triplo premio !» replica la donna. 

«Cioè ?»

«Vedi…Albert…hai imparato tre cose : che si può vincere, ma si potrebbe anche rinunciare. Se proprio non ci si vuol piegare alla rinuncia, bisogna tener sempre presente che non tutto quello che cerchiamo è quello che poi alla fine troveremo. Ma tu sei arrivato fin qui…forse non hai rinunciato…ti sei incuriosito…hai preferito riscuotere…ma hai sicuramente capito quanto possa essere pericoloso credere alle apparenze”.

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