La discesa dei santi.

Eugenio si ridusse ai minimi termini mentre lo sproloquio di sua madre richiamava ogni tipo di divinità o presunta tale nella minuscola cucina. La qual folla gettò l’indignazione al vento esclamando in un coro generale: – OOOOH! –

Mai il bilocale di un uomo era stato tanto affollato da persone incorporee, spesso compenetrate tra di loro come profughi in un campo a loro dedicato. In testa ad essa e in prossimità dei due viventi, vi e: Dio, Gesù Cristo (sia lodato), la Madonna (ben poco pietosa), il Buddha, lo Spaghetti Monster (ancora stranamente idolatrato), Allah, il Diavolo (il solo ed unico per tutte le religioni); la Morte, il delegato della Morte ed anche Cerbero. Un po’ più in seconda fila Eugenio riconobbe le sagome compenetrate di: San Francesco, San Pietro, Santo Eugenio, Don Camillo, Don Matteo e Padre Maronno. Molto più indietro vi erano riuniti anche divinità minori di cui ignoro il nome e che

allungherebbe inutilmente l’elenco dei presenti, già ampio.

– Per me! Cos’è ‘sto linguaggio! – esclamò Dio Onnipotente

– Padre, perdonala, – intonò Gesù – non sapeva cosa stava dicendo. –

– Imbec**le! So benissimo ciò che dico! Torturare il mio bambino in questo modo! Ma non vi vergognate?! Per non parlare di tutti i bambini come lui! Nessuno pensa più a quei poveri figghioli! –

Un miasma di lamentele esplose nella stanza e dopo lunghi minuti la Morte alzò le braccia ossute decretando il silenzio, in quanto unico responsabile del problema. Con un tono professionale e alquanto ragionevole si rivolse alla donna:

– Signora, vi prego di perdonarmi, non ero a conoscenza dei guai combinati dalla mia assistente, se fossi stato avvertito di un tale macello avrei provveduto immediatamente. Cosa che farò subito, appena tornerò in ufficio. –

– …e sobrio magari – canzonò il delegato.

– Bene. – acconsentì la madre già tranquilla – E quanto ce vo’? –

La Morte alzando le spalle scricchiolanti rispose:

– Eh! Non è così semplice madama, bisogna controllare che i moduli siano a posto, firmare i documenti di trasferimento, cestinare i patteggiamenti non congrui in base all’articolazione della veduta retributiva, ricalibrare l’avvallamento del tessuto mortale, valutare che lo scappellamento della funzione Antani sia rispettato… –

Ben tre santi ci vollero per fermare la donna prima che saltasse addosso alla Morte. L’indignazione però non venne sprecata, in quanto il delegato, nell’onda di essa replicò:

– Senti! Mi son rotta i cog**oni di sta’ appresso a te! Sempre a delegare documenti a me, mentre tu vai a sballarti per i locali! E c’hai anche la faccia tosta di venirmi a replicà davanti! Ma vaffan***o! 

Dio con una mano in fronte borbottò:

– Lo sapevo che dovevo mandare un altro diluvio. L’umanità si moltiplica come i pani e i pesci di mio figlio, maled***o me! –

Le entità, nell’onda del dissenso, cavalcarono le loro imprecazioni in decine di idiomi ed espressioni diverse…

Il cagnolino, il quale era rimasto dove gli era stato ordinato di stare fino a quel momento, udì le voci dall’altra stanza. Rizzando le orecchie si destò. In poco tempo uno squittire furioso si alzò nella stanza. Era Kadmon in preda al terrore per le decine di migliaia di fantasmi evocati. La sua confusione era tale e quale a quella di una bussola nel triangolo delle Bermude.

Finché, presumo ma non sono del tutto certo, trovando l’odore di ectoplasma molto più presente nella Morte, il piccolo topo canino si gettò su di lei ringhiando, sbavando e masticandole gli ossi.

Il delegato della Morte, incrociò le braccia mentre una risata cavernosa si propagava dalla sua figura. I santi alzarono un coro di ovazioni gettando imprecazioni peggio degli Ultras.

Ahu! — gridò una voce soave e acuta. Eugenio sentì lo stomaco ribollire all’udirla un’altra volta, ricordava da dove veniva e mai aveva tanto voluto ritrovarsi con un prosciutto tra le mani.

Holy moly! Take… toglietemi questo cane di dosso! –

Accadde quando essa trovò la maniera di alzarsi in piedi, nonostante la presenza del quadrupede attaccato al suo arto ossuto. Con un calcio lo volò fuori dalla cucina. Non un calcio normale, un calcio che Eugenio aveva subìto sulle sue pal*e, quel calcio slanciato e aggraziato che solo una persona poteva essere in grado di fare.

Come la Morte, dondolando, si fracassò sul pavimento, il cappuccio si sfilò sfoggiando il vero volto della Morte: ovvero quello di Hippie Jackson.

Un volto ossuto con una capigliatura unta e cadente sulle orbite vuote, come se il cantante stesso fosse appena stato riesumato da una tomba. Sonia in preda ad una crisi nevrotica compulsiva, si gettò in tutta la sua inconsistenza su di esso esclamando: – IL MIO HIPPIE! –

La Morte, come a voler scacciare una nebbia di moschini cominciò ad agitare la mano, senza rendersi conto che passava attraverso alla bambina, la quale pretendeva un autografo sull’anima. Eugenio era sbigottito. Il delegato si era piegato dalle risate e dopo qualche minuto passato a sghignazzare, la madre riuscì a liberarsi dalla prigionia dei santi e a scagliarsi su di essa. In preda ad una furia cieca.

Anche il suo volto venne scoperto in tutta la sua incantevolezza:

– Maledetta baldracca infame! – gridò la madre ridendo a crepapelle – Ti ho riconosciuta! Sei quella che ha fatto disperare il mio bambino, nemmeno una lettera post-mortem, un telegramma dall’aldilà, un corvo viaggiatore! –

Il cappuccio venne strattonato via dalla madre, tirandogli un po’ di capelli, e quasi come una reazione compulsiva data dalla sola vista di quel viso di donna, Eugenio gridò a pieni polmoni con virili lacrime di gioia: – ADRIANAAAA! –

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