La droga kamikaze

«Cosa succede?».

«Me lo domando pure io, ispettore».

Ispettore Gianni Pirelli, ex squadra antidroga, ex polizia stradale, adesso membro apicale della anti-crimine, era un veterano della Polizia di Stato eppure di fronte a quell’evento era rimasto senza parole. «Ripetimi cos’è successo. Intendo quest’ultimo fatto».

Il sottoposto controllò gli appunti sul bloc notes.

«Un ragazzino di diciassette anni, tale Cristiano Leone, ha compiuto dei furti a scuola. I bidelli se ne sono accorti e lui ha reagito aggredendoli con un coltello a serramanico. È arrivata la polizia, dopo che il ragazzo ha ferito due bidelli, e li ha aggrediti. L’hanno eliminato».

«Non è scappato».

«No, signore, non ha neppure cercato di scappare. Si è lanciato contro i colleghi sparando. L’hanno ucciso».

Gianni Pirelli si grattò il mento. «Il prossimo caso».

«Pure lui. E quello dopo?».

«Michele Petta, un operaio. Ha avuto la bell’idea di assalire il datore di lavoro: prima gli ha rovinato l’automobile con una spranga di ferro, dopo ha fracassato il cranio al suo capo. È arrivata la polizia, l’ha cercato e lui li ha assaliti con la stessa spranga sporca di sangue. Hanno dovuto estrarre le pistole, ma ha avuto il tempo di rompere il braccio a un collega».

«Francesco Gentile, anni trentadue, ha commesso una rapina in una farmacia e all’improvviso, anche se nessuno fiatava e i farmacisti avevano consegnato i soldi, si è messo a sparare». Imprecò. «Ne ha seccati sei, quattro i feriti. È arrivata una volante e lui ha preferito farsi uccidere che consegnarsi».

«Cos’hanno in comune queste tre persone?».

«Le perquisizioni a casa hanno rilevato grosse quantità di stupefacenti».

«Non è abbastanza. Devo sapere di più…». Fu lui stesso a controllare le case dei tre assassini. «Non c’è nulla. A meno che!» sorrise un momento. In casa di Cristiano Leone la madre del killer stava piangendo: «L’ho visto consumare quella roba con un suo amico».

«Chi era?».

«Uno più grande, un adulto. Aveva il tatuaggio di un serpente».

«Dove?».

Si toccò l’avambraccio destro. «Qui».

«Ne è sicura?».

Era troppo per la donnetta. Scoppiò in un pianto dirotto.

Gianni Pirelli chiamò il sottoposto. «Questa è una pista utile. Voglio sapere se possiamo arrivare a questo tizio qua. Serve un identikit».

«No, no, no!». Il boss era furente.

Ex banda della Magliana, in affari con ‘ndrangheta e NAR, Luca Esposti era un barone della droga, ma preferiva definirsi “un modesto imprenditore del Mezzogiorno”.

Batté un pugno.

«Mi spiace». Pesce piccolo, soldato di mafia, taglieggiatore di negozianti dei Parioli: Mario Zinco era un ottimo subordinato, ma adesso era in imbarazzo e preferì grattarsi l’avambraccio destro a cui si era fatto un nuovo tatuaggio: un mamba. Come li amava, i serpenti. «Le dosi che abbiamo venduto a questi tre erano avvelenate e li hanno fatti impazzire: hanno ucciso e si sono fatti uccidere». Starnutì della polvere bianca.

«Dev’essere che alcune sostanze tossiche gli hanno fatto saltare i freni inibitori dell’autoconservazione» aggiunse Severino Mollica, chimico al servizio dei boss. Laurea cum laude alla Federico II, aveva iniziato sbarcando il lunario raffinando droga. Aveva iniziato vent’anni fa. Non aveva più smesso.

Luca Esposti si calmò. «Ci deve pur essere una soluzione».

Si udirono delle sirene, dopo pochi istanti una voce: «Polizia, venite fuori con le mani in alto».

Gianni Pirelli era felice. «Caso chiuso».

Vide sfilargli davanti Esposti, Zinco, Mollica e gli altri loro collaboratori: teppaglia mafiosa.

Adesso si sarebbe goduto la gloria grazie ai giornalisti. Lo attendeva una conferenza stampa.

Gli avrebbero chiesto come avesse fatto a risolvere il caso della droga kamikaze, la Kamikaze, e lui avrebbe mentito.

Non avrebbe mai detto che Mario Zinco stava per impazzire e assassinare il suo boss.

Vide che Mario Zinco stava avendo un’overdose.

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Kenji, nonostante il tema del racconto sia decisamente tossico e non ci aiuti a stare allegri; purtroppo anche cio` di cui parli fa parte di una realta` che non possiamo ignorare. Scorrevole come sempre nello stile e senza fronzoli. Intravedo una vena gialla nel tuo talento di scrittore che ti consente di rendere piu` vari gli argomenti dei libriCK che ci proponi.

  2. Storie crude quelle tue. La droga è una merda e ancora più merda quella con la quale la tagliano. Io sapevo che nella cocaina mettono la stricnina. Il racconto mi è piaciuto, è stata una lettura scorrevole, anche se non ho capito come ha fatto l’ispettore a risolvere il caso