LA FATTORIA DEI LOGAN

Serie: BLOODPLAY


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: C'è una ragazza lontana da casa. Ci sono le sue lettere. C'è un uomo con lei, in questo momento... e un karma silente, che lavora. Racconto in 5 episodi NON ADATTO A LETTORI SENSIBILI.

Welch,

West Virginia 15 aprile 1980

Cara Arly

scusa se per quasi un mese non ci siamo fatti sentire, ma qui è scoppiato l’inferno!

Welch è piena zeppa di militari e nessuno può lasciare la città.

Ricordi quando ti parlai dei Logan?

I loro cani avevano morso prima papà e poi Cora, qualche settimana dopo.

Beh: quei bifolchi non se n’erano nemmeno accorti, ma Tyron aveva la rabbia.

Adesso però non agitarti: la realtà è molto più assurda di quel che pensi.

Nell’ultima lettera ti scrissi che Cora non stava bene.

Mi spiace dirtelo solo ora, Arly, ma la poveretta non ce l’ha fatta: è morta di rabbia pochi giorni dopo.

A quel punto non c’è voluto molto a fare due più due: i cani dei Logan erano infetti.

Chiaramente nostro padre s’allarmò, dato che anche lui era stato addentato da una di quelle bestiacce.

Stabilimmo così di correre all’ospedale, non prima però di essere passati dai Logan per avvertirli dell’impiccio.

Là, tuttavia, ci trovammo di fronte a una scena completamente inaspettata: il vecchio Scott, dritto in piedi sul tetto della stalla, a fissarci bieco; nudo e insanguinato come un animale.

Non parlava: si limitava a guardarci da lassù con un’espressione torva.

Alle nostre domande rispondeva con un ringhio basso e con una smorfia della bocca, tra mille spruzzi di bava, come se avesse ingoiato un intero alveare.

Decidemmo allora di salire e raggiungerlo, scoprendo con orrore, poco alla volta, che qualcosa nella stalla aveva sbranato tutto il suo bestiame, compresi i cani.

Quel “qualcosa” era proprio il signor Logan. 

Lo capimmo solo quando il vecchio tentò di azzannarci.

Giuro, Arly: non era più lui.

Per fortuna riuscimmo a chiuderlo nel fienile, senza però poter evitare di essere entrambi morsi.

Prima di andarcene cercammo tracce della signora Logan, convinti che potesse essere ferita: quel poco che ne restava lo trovammo nascosto sotto ai ruderi del divano ribaltato nel soggiorno. 

Il marito l’aveva spolpata fino all’osso.

Terrorizzati, ci precipitammo all’ospedale senza nemmeno chiamare la polizia. 

Là ci dissero che altre sei persone, in quei giorni, avevano dato di matto, correndo per le strade ad addentare i passanti.

I medici ipotizzavano l’esistenza di una forma d’idrofobia mai vista prima, con epicentro a Welch; dissero che, di norma, il contagio umano non presentava tratti di aggressività estrema, e che ciò era un bene, dato che, in caso contrario, il rischio di diffusione sarebbe schizzato alle stelle.

Ora però tutto era diverso.

Gli infetti sembravano come posseduti: sviluppavano una forza impressionante abbinata a una notevole resistenza al dolore.

Alcuni erano stati visti camminare – addirittura correre – pur avendo entrambe le gambe spezzate, o con ferite mortali su tutto il corpo.

Niente sembrava fermarli, tranne la malattia stessa.

L’unico loro istinto era la fame. Fame di carne.

Come previsto, sia io che papà finimmo dritti sotto osservazione, ma incredibilmente non mostrammo segni di contagio.

La città, nel frattempo, era stata isolata e messa in quarantena – lo è tuttora – anche se pare che alcuni infetti siano riusciti a svignarsela.

Fino a qualche settimana fa non conoscevo questa malattia e… Dio, Arlène: è terribile!

Dicono che abbia il cento per cento di letalità, e che si contragga con un semplice morso.

Nel giro di pochi mesi, il virus attacca il sistema nervoso, bloccando la gola e la deglutizione così da produrre bava infetta; provoca spasmi continui, allucinazioni, paralisi e, per ultimo, il collasso.

Non esiste cura: una volta insorti i sintomi, è la fine.

Questo almeno è ciò che ho saputo dai medici.

Ma ora viene la parte più incredibile: dalla ricostruzione dei fatti, i militari hanno scoperto che l’origine di tutto è stata proprio la fattoria dei Logan.

Qualcosa però non tornava: nostro padre era stato azzannato per ben due volte da soggetti infetti e non aveva contratto la malattia.

Un dottore si offrì di studiare il suo sangue e concluse che il vero diffusore del virus… era papà!

Il cane di Scott si era contagiato col sangue di nostro padre, giusto mordendolo.

Che tu ci creda o no, Arly, tutta la nostra famiglia è portatrice sana di questa malattia mostruosa.

E forse ora si spiegano quei continui malesseri che tormentano la nonna e tutti noi!

Le febbri passeggere, le nausee a intermittenza…

Al momento siamo rinchiusi in questa specie di laboratorio mobile, trattenuti dai medici che stanno cercando una cura alla “nuova rabbia”.

Avremmo voluto chiamarti, se solo ti fossi degnata di installare un telefono come qualunque persona normale.

Immagino che anche tu abbia provato a contattarci – d’altronde non si parla d’altro che di questa epidemia – ma pure a noi risulta impossibile risponderti, dato che ormai qui il servizio postale è saltato.

Papà è depresso anche per questo: gli manchi.

Quindi vedi di farti sentire alla svelta!

Per il resto non devi preoccuparti: la nostra famiglia è l’unica a non correre rischi.

Anzi: i medici ci hanno consigliato di dirti di fare molta attenzione a non creare focolai.

In questo momento siamo come armi biologiche: dobbiamo impedire IN QUALUNQUE MODO che il nostro sangue entri in contatto con quello di altre persone.

Non la saliva, ma il sangue!

Perché il nuovo virus è solo lì: nel nostro sangue.

Perciò evita di avvicinarti troppo a quel “pretino” di cui mi parlavi se ci tieni alla sua salute!

Ora ti lascio. Spero di avere presto tue notizie.

Ti voglio bene

Sam


FINE

Serie: BLOODPLAY


Avete messo Mi Piace8 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Wow! L’intero capitolo è un colpo di scena finale: hai avuto un’idea incredibile! 👌
    Non mi sarei mai aspettato questo finale, ma si incastra perfettamente nella trama.
    Bella serie, davvero! 👍

    1. Ciao Giuseppe! Grazie mille della lettura e per aver seguito questa mia piccola serie 🙏🏻 Sono contento di averti sorpreso! Entrambi condividiamo la passione per un certo genere letterario, e sappiamo quanto sia difficile sorprendere quelli che, come noi, sono abituati al colpo di scena e al cosiddetto plot twist. Quindi sono doppiamente soddisfatto da questo tuo commento!😊

  2. Questa è ufficialmente diventata una delle mie serie preferite! 😻
    Avevi promesso che il karma avrebbe colpito, e l’ha fatto non solo in modo elegantemente crudele, ma con un plot twist a dir poco geniale!
    Io dico sempre: ad essere brutte persone giova sul momento, ma sul lungo periodo…
    Avevo bisogno di leggere questo genere di finale karmico in un momento così particolare e ti ringrazio per questo, perché senza nemmeno saperlo sei capitato al momento giusto.
    Spero di rileggere presto qualche tua nuova serie! 😼😼

    1. Ciao Mary! Troppo buona!🙏🏻😊 Sono felice che questa serie sia arrivata al momento giusto. È sempre una benedizione quando arrivano certe sincronicità a portare un po’ di magia nelle nostre giornate. La scrittura (e l’arte) serve soprattutto a questo😁

  3. Mi piace molto questa lunga lettera che esaurisce la trama in maniera davvero originale e con un notevole ‘colpo di coda’. Non lenisce certamente le sofferenze della protagonista, tuttavia produce una sorta di riscatto. Si sente il tuo tocco, fortissimo, quel misto di follia, sadismo, gusto per la carne e il sangue. Linfa per il lettore che ti legge appassionato. Ancora una volta, complimenti per questo ennesimo azzardo.

  4. Il finale è del tutto inaspettato, sei stato molto bravo a creare questa svolta improvvisa. Certo, con il senno del poi le lettere della ragazza legano con quella del fratello, ma solo quando si arriva alla conclusione. Il blood play che ha tenuto incollati i lettori alla storia diventa dunque un elemento secondario. Insomma, lavoro eccellente.
    Mi ha sfiorato l’idea di un omaggio a Wolverine, ma credo che si tratti piuttosto di una semplice omonimia.

    1. Ciao Francesco! Grazie mille della lettura🙏🏻 Sinceramente non avevo pensato a Wolverine😊 Il Bloodplay è una pratica sessuale che riguarda strettamente il sangue, una pratica non proprio ortodossa. E il sangue è fondamentale per la storia. Tra l’altro ho scelto di ambientare tutto nell’80 perché di lì a poco sarebbe scoppiata la piaga dell’ HIV, e immagino che quella pratica sarebbe stata molto meno in voga. Ultima curiosità: Milwaukee. In quella città venne salvata per la prima volta nella storia una ragazzina colpita da idrofobia in stadio avanzato (e la rabbia ha davvero il 100% di mortalità) grazie a un protocollo che venne poi chiamato “protocollo Milwaukee”

  5. Molto accattivante, e che lascia assolutamente col fiato sospeso! Poi le tue descrizioni mi piacciono molto perché riesci a dare una sensazione precisa con poche e semplici parole. A parte che il genere è uno tra i miei prediletti, trovo molto bello il tuo racconto, complimenti!

  6. Quindi ci lasci così, senza vedere gli effetti del contagio sul “pretino” e sugli amici suoi!
    Potentissimo e molto molto inquietante, con un “twist” che solo lontanamente poteva essere atteso a causa del brevissimo cenno nella presentazione. Bravo. Tanto.

    1. Ciao Giancarlo! Sì, ho voluto usare l’espediente delle lettere per creare una sottotrama invisibile. In pratica è un racconto voyeuristico in cui però l’azione principale è perennemente fuori campo. Una specie di contrappasso per il lettore guardone😆 Grazie mille per la lettura!🙏🏻

    1. Ciao Melania! Confidavo nella componente ironica dell’epilogo😆 Volevo un finale beffardo e che scimmiottasse uno stereotipo dei film horror. Grazie mille per la lettura!🙏🏻

    1. Ciao Giuseppe! Grazie mille per la lettura!🙏🏻 Alla fine quella è la morale, assieme al fatto che il Male, per sua natura, amplifica se stesso, generando inevitabilmente un effetto valanga che trascina con sé anche gli innocenti. Purtroppo (e per fortuna) siamo tutti connessi in questo mondo.