La fenice d’oro 

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Giorgio, quando era un giovane agente, prese parte alle prime indagini sul caso di Vicolo Blatta. Mattia gli chiede le sue impressioni.

Giorgio si accese una sigaretta. La passò sotto il naso di Mattia.

​«Vedi? Quando accendi qualcosa, all’inizio, il fumo è poco. Gioberti aveva portato il suo cane a fare i bisogni, ha visto le prime fiamme, e quei tre, e ha chiamato i pompieri; pensa te, nel 2008, alla sua venerabile età già usava il cellulare.»

​«Io invece credo al Gioberti: gli uomini che se la davano a gambe forse erano complici di Bejan. Lui aveva rubato a Ferrara e quei tre dovevano farlo in quella casa.»

​«Bejan non avrebbe mai assoldato tre pazzi.»

​«Ho capito, avevi un debole per quel ragazzo.»

​«Anche se fosse, non mi avrebbe reso cieco.»

​«E allora chi cazzo erano quei tre? Perché non hanno indagato ancora? Io non me la bevo la stronzata del razzismo e dell’incapacità degli inquirenti. La catenina ritrovata nel cuscino era solo una metà della collana strappata alla madre di Andrea, l’altra metà era accanto alla ragazza e lei aveva il segno dello strappo sul collo. Quindi o Bejan era colpevole e quel pezzo di catenina restò nelle sue mani mentre l’altra parte cadde sul pavimento, o qualcuno subito dopo la strage ha ritrovato la collana, l’ha spezzata e ha servito la prova della colpevolezza del rom su un piatto d’argento. Ma chi è che ha combinato questo casino?»

​«E non è tutto.»

​«Che altro c’è?»

​Giorgio tacque.

​«Parla, Santa Madonna!»

​«Il corpo della madre di Andrea non era completamente carbonizzato come quello dei suoi genitori, e non aveva le mutandine. Un pezzo, bruciato, dello slip fu ritrovato distante da lei.»

​«Qui sul fascicolo non c’è scritto niente.»

​«Lo so, l’ho letto anch’io, più di una volta.»

​«Quindi… vuoi dire che fu violentata e non fu fatta l’autopsia?»

​«A quanto pare. Forse sapevano che non avrebbero trovato niente di riconducibile a Bejan.»

​«E basta con questo Bejan! L’avranno incastrato usando il pregiudizio della gente, ma che ci fosse o no il suo sperma, questo non lo scagionava. In quante violenze di gruppo c’è chi resta solo a guardare?»

​«Sì, hai ragione. Quindi che pensi?»

​«Avevano paura di quello che avrebbero trovato, non di quello che non c’era. Hanno protetto qualcuno. Probabilmente quel magnaccia di cui ha parlato Rovelli.»

​«Ma non farmi ridere. Neanche fosse un boss della mafia.»

​«Non ho detto questo, ma appoggio quello che hai detto tu: quei tre erano dei pazzi sbandati… e i pazzi possono essere anche figli di papà.»

​«È vero; ma non agitarti. Tanto, sia Gioberti che Bejan sono morti e non possono più parlare.»

​«Come faccio a stare calmo? Pure lo zingaro: non poteva starsene buono invece di evadere? Così lui sarebbe vivo e io avrei un compito più semplice.»

​«Che pretendevi? Ha cercato di riprendersi la libertà che gli spettava… Vabbè, ciao Mattia, vado a casa. Riposati anche tu. Perché ti fai tutti questi problemi? Trasmettiamo la testimonianza della Ferrari alla Procura di Rimini e loro faranno un ottimo lavoro.»

​Giorgio sorrise e strizzò l’occhio.

​«Che significa?»

​«Niente, vai a nanna.»

​«Sì, ma non dimenticarti di passare a prendermi domani mattina. Devo portare l’auto dal meccanico.»

​«Ok.»

​Mattia, una volta a casa, si distese sul letto e rifletté. Il suo amico lo conosceva bene: era un attento osservatore e non si faceva mai condizionare da niente. Si era fatta notte fonda ed era ancora sveglio in compagnia dei miagolii di un gatto di cortile.

​«Bastaaa! E stai zitto. Ma perché la serenata non la vai a fare alla tua morosa?»

​Alla fine, con un cuscino premuto sulla testa, si addormentò.

​Giorgio, il mattino dopo, passò a prenderlo.

​«Mamma mia che faccia hai.»

​«Ho dormito poco. Mi serve un caffè.»

​«Secondo me ti serve qualcos’altro.»

​Uscirono. Il profumo di caffè e di cornetti caldi si sentiva appena svoltato l’angolo. Era un bar piccolo, neanche tanto fornito, ma quello che offriva era eccellente: soprattutto la cordialità. Il titolare si avvicinò.

​«Come lo vuole il cornetto e il caffè, capo?»

​«Un cornetto vuoto e un espresso lungo.»

​«E tu, Giorgio?»

​«Quando chiami lui “capo” e me Giorgio, mi viene voglia di tirare fuori la pistola. At t dēv purtàr rispèt al cumisèri e ciamàrl Mattia, come fai con me. Così il caffè è più caldo. Dai, portami due cornetti al cioccolato e un cappuccino.»

​Mattia rideva.

​«Giorgio ha ragione, diamoci del tu.»

​«Ok. Accomodatevi.»

​Arrivò il titolare con l’ordinazione e si allontanò con un cenno. Giorgio addentò il primo cornetto e la farcitura colò sul tavolo.

​Mattia, disgustato, guardò altrove. Giorgio se ne accorse.

​«Il cioccolato proprio non ti piace. Da quando ti conosco, mai che tu abbia preso qualcosa con quel gusto.»

​«Ah sì, mah. Da piccolo non ne potevo fare a meno, ma dopo l’adolescenza mi ha dato nausea solo a vederlo.»

​Squillò il cellulare del commissario: c’era un messaggio. Lo lesse e si fermò a pensare.

​«Che succede, Mattia?»

​«Sono arrivati i risultati preliminari dell’autopsia di quel Fabio: è morto tra le quattro e le sei di martedì, quindi Giada ipoteticamente avrebbe potuto raggiungerlo.»

​«Giada? Adesso non è più solo “la Ferrari”.»

​«Che vuoi dire?»

​«Niente, scherzavo. Comunque se è morto in quelle ore, ovvio che Giada avrebbe avuto tutto il tempo di arrivare a Rimini; lei ha chiuso la chiamata con Chiara all’una. E se aggiungi che la vittima è stata sgozzata e l’arma del delitto non si trova, potrebbero pensare a un bisturi. Lei è un chirurgo.»

​«È stato un errore anche la sua testimonianza. Potrebbero pensare che abbia messo le mani avanti, inventando la storia di un fantomatico socio di Rovelli implicato in quella strage, ispirata dal racconto di Andrea, solo per distogliere l’attenzione da lei. Per il resto ha detto la verità: quel Fabio era il direttore e il marito della proprietaria de “La fenice d’oro”. Tutti sanno che quel locale è in realtà un casino per ricchi. Le ragazze che fanno compagnia ai clienti li invitano a ordinare bottiglie con prezzi stratosferici e i soldi  vanno ai titolari. Questo è sfruttamento.»

​«Però non fasciamoci la testa prima di cadere: magari troveranno altri elementi, in fondo è la Procura di Rimini che sta indagando.»

​«D’accordo, ma se le indagini si indirizzeranno verso Giada, chiederò che Rimini e Bologna collaborino. Rovelli viveva a Bologna e anche il suo assassino potrebbe essere di questa città. Voglio quel caso.»

​«Allora in bocca al lupo.»

​«Muoviti, Giorgio. Siamo in ritardo.»





Continua...

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Discussioni

  1. Sembra che Mattia stia cambiando idea sul vecchio caso e questo, insieme all’interesse che dimostra per Giada, gli sta facendo di nuovo guadagnare punti. Brava Concetta, soprattutto per la prima parte.