La fine di un sogno?

Serie: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Il professor Niro, il primo amore di Melissa le ha spezzato il cuore... Ma qual è la verità?

Intanto la neve continuava a cadere e andava a poggiarsi sul capo del professore. I fiocchi lo impreziosivano, ed era ancora più bello. Quanto avrei voluto non fare più quei tipi di pensieri! Io chinai lo sguardo, e sussurrai “Vi ho visto con un’altra donna professore. Perché se avevate già qualcuna… Mi avete permesso di innamorarvi di voi ancor di più?” tremai più dalla paura che dal freddo.

L’uomo allora senza rispondere alla mia domanda tolse il suo cappotto per poggiarlo sulle mie spalle. Mi strinse forte a sé, e dopo avermi dato un bacio sulle labbra mi disse all’orecchio “Stai congelando, ti porto a casa con me… Lì ti spiegherò tutto Melissa”. Avrei dovuto dirgli di no e provare a resistergli, ma mi lasciai portare via, e non dissi una sola parola.

Casa sua era molto lontana dal mare, non avevo mai visitato quelle zone. Era una piccola villetta di periferia, isolata da tutto il resto, questo particolare gli dava un che di magico. Certamente, se quella fosse stata un’altra occasione sarei stata felice di scoprire dove abitasse. Quella volta però avevo tutt’altro per la testa.

Entrammo nel suo salotto, era piccolo e poco luminoso, c’era appena un divano ed una grossa libreria. Fece cenno di accomodarmi di fianco a lui, io però mi sedetti al lato opposto al suo. Fuori intanto continuava a nevicare, si era già posata sugl’alberi e sulle strade, ed aveva oscurato tutto il cielo con le sue nuvole bianche.

“Abiti assieme a lei qui?” sussurrai senza degnarlo di uno sguardo. Almeno stavo riuscendo a trattenere le lacrime.

“Nient’affatto, io non amo quella donna… Avrei reso felice i miei genitori se l’avessi frequentata, è la figlia di un loro caro amico. Quella sera stavo per dirtelo, ma…” interruppe la frase, passandosi le mani fra i capelli.

“Ma avrei reagito diversamente, e probabilmente ora non saremo qui” lo aiutai a concludere. Mi voltai piano, ed incrociai il suo sguardo, aveva gli occhi lucidi.

“Io non so la ragione, ma vi ho amato dal primo momento professore. E nonostante tutto non riesco a smettere di farlo. Io ci credo davvero in quello che sento, ma io cosa sono stata per voi? Io non sono una bambina, e né tanto meno una bambola”

“Melissa io non ti ho mai preso in giro, non ho fatto quello con te soltanto per divertimento. Sei diversa da tutte le altre, l’ho notato, e forse proprio questo mi ha attratto sin dal primo momento… Anche io credo di amarti” poggiò piano una mano sulla mia, e io glielo permisi.

“Allora perché non me l’hai detto?”

“Non è una situazione facile la mia… Melissa, io non voglio che tu vada via come un qualunque altro alunno, voglio che tu resti con me” sussurrò, poggiando la fronte contro la mia spalla, scostando poi lentamente le labbra sul mio collo.

Ero tanto felice di quelle parole, ed ingenuamente credetti che fosse sincero. Non pensai ad altro, con il senno di poi mi pentii di avergli permesso di toccarmi ancora una volta, nonostante avessi saputo che il cuore suo non era libero.

Quando lo feci però era già troppo tardi, fra le sue braccia, nel suo letto. Mi sarebbe piaciuto restare così, ma se quello fosse stato il mio posto, io non sono seconda a nessuna donna. Mi alzai in fretta e mi rivestii, notai che era mezzogiorno, dovevo tornare a casa.

“Professore” lo chiamai, sedendomi sul letto prima di andare via, non mi voltai a guardarlo, di sicuro avrei ceduto un’altra volta come poco fa “Ho detto di amarvi, ma io non posso viverla in questo modo. So che la vostra situazione è difficile, per cui la nostra storia finirà ora, torneremo ad essere soltanto professore ed alunna, nulla di più. Quando avrò finito la scuola tornerò da te. Se vorrai amarmi sono felice, se invece non troverai il coraggio ci saluteremo, io non posso aspettarvi per sempre” mi alzai in piedi, indossando il mio cappotto.

“Non mi guardi Melissa?” sussurrò lui.

“No, altrimenti farei lo stesso errore di quella notte, e di questa mattina” sussurrai, andando via “Buona giornata professore”

“Melissa… D’accordo, lo farò” disse infine, non potendo fare altro.

Io mi allontanai il più velocemente possibile da quella casa, e solo allora, riflettendo seriamente sull’accaduto scoppiai a piangere. Forse avevo sbagliato io? Che diritto avevo di parlargli in quel modo? E se si fosse pentito di tutto e non tornerà mai più fra le mie braccia? Però se mi avesse amato sul serio, non avrebbe mai mentito su di un fatto simile. Io ero una ragazzina che sogna troppo in grande, lei una donna adulta, probabilmente già realizzata, non avrei mai potuto competere. Erano questi i pensieri che mi dannarono quel giorno, e in quelli a venire.

Dopo quel giorno il professor Niro si comportava come se non fosse mai accaduto nulla fra me e lui, ed io feci lo stesso. Di tanto in tanto capitava che i nostri sguardi si incrociavano, ma non era più come una volta. Non cercò mai di rimanere solo assieme a me, o di rivolgermi la parola, se non per questioni scolastiche.

Non so come andasse la sua vita, io intanto continuavo sempre a recarmi nel mio posto magico. Fu difficile le prime volte poiché mi ricordava lui, però non ne potevo fare a meno di stare lì, era l’unica cosa in grado di calmarmi ogni volta. Mi sedevo a guardare la Luna e disegnavo. Alcune volte mi raggiunse anche Marius, il gatto del porto, stava vicino a me finché non andavo via. Delle volte gli parlai, raccontai l’accaduto, ma lui non mi rispondeva mai. Eppure però rimase al mio fianco tutte le volte che mi recavo lì, fino al fatidico giorno.

Neanche a dirsi l’anno passò in fretta, giunsero anche gli esami. Io rimasi soddisfatta dell’esito, ma ciò che in realtà mi spaventava di più era l’avvenire. Il professor Niro doveva fare la sua scelta…

Serie: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle


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Discussioni

  1. Cavoli… Questa non me l’aspettavo. Pensavo ad un malinteso, che fosse che ne so, la sorella… E invece no. E invece pare proprio che Niro tenga il piede in due scarpe, perché incapace di scegliere. Brutta situazione, per lui, ma soprattutto per Melissa…

  2. “ma mi lasciai portare via”
    Mi piace la scelta di queste parole, perché la frase è bivalente. Melissa si lascia portar via in senso fisico, vero, ma allo stesso tempo (e soprattutto) anche in senso emotivo.

  3. “Io ero una ragazzina che sogna troppo in grande, lei una donna adulta, probabilmente già realizzata, non avrei mai potuto competere”
    Non ne sarei cosí sicuro, Melissa ha dalla sua la giovane età, sempre gradita dai maschietti. Per contro, si, avere accanto una donna già realizzata è molto più facile…