La libreria

Sam e la sua mamma entrarono nella libreria che aveva aperto la settimana prima in fondo alla strada. Era una libreria nuova ma di vecchio tipo, diceva la mamma. Sam non sapeva com’erano le librerie di ‘vecchio tipo’ ma quando la mamma propose di andarci fu contento.

Entrando nel locale, il campanello attaccato alla porta suonò, avvisando del loro arrivo e Sam si guardò intorno. C’erano tantissimi libri, tutti colorati, quelli senza le figure in copertina e anche quelli con le illustrazioni. Il suo nasino percepiva un buon odore, come quando si avvicinava Natale e la mamma accendeva il forno per fare i dolci.

Quattro signore buffe e simpatiche sorrisero a lui e alla mamma. Dissero che si poteva girare per il negozio e che c’era un posto che a Sam sarebbe piaciuto tantissimo, proprio lì, dietro lo scaffale. La signora con gli occhiali gli diede due biscotti e gli indicò dove trovare l’angolo più bello di tutta la libreria. Dopo un’occhiata alla mamma, che annuì, Sam ringraziò, prese i biscotti e si diresse verso il fondo del locale, mangiucchiando.

Un bellissimo tappeto verde pieno di disegni, lo accompagnò in un lungo dedalo di scaffali, finché… Finché Sam non vide un corridoio lungo lungo, pieno di libri sui lati che andando avanti si stringeva sempre di più. Camminò, camminò e gli scaffali iniziarono a farsi più piccoli, sempre più bassi e sempre più stretti.

Sam si guardava intorno incredulo. Era bellissimo. Non era mai stato in un posto così. Iniziò a correre, e a correre e correre ancora, finché gli scaffali e i libri non finirono. Si trovò di fronte a una porticina piccola piccola, tutta colorata di blu, con la maniglia verde smeraldo e stelle argentante disegnate con il gessetto. Era stupenda. Sam la guardò a occhi aperti. Era così piccola! Provò a girare la maniglia e spingere la porta. Si apriva! Riuscì a infilare solo la testa nello spazio angusto dell’uscio e guardò dentro.

Come vide cosa c’era dall’altra parte, scoprì di riuscire a passare oltre. Si trovò su un morbidissimo prato, pieno di fiori che non aveva mai visto, dai mille colori. Il profumo delle caramelle era nell’aria, come quando compravano i dolci alla bancarella della fiera, e Sam vide chiaramente marshmallow e meringhe comporre la palizzata di un piccolo cortile. Si avventurò in quella direzione per riuscire a dare un morso al cancelletto, e questo si aprì, così entrò in un piccolo spiazzo dove vide che un signore buffo con uno strano cappello verde era seduto a un tavolino di ferro come quello che zia Connie aveva sul terrazzo.

“Ciao! Io so chi sei!” Sam gridò contento. Quel signore era il Cappellaio Matto. La mamma gli aveva letto la storia di Alice, tempo prima. E lui lo aveva riconosciuto.”Anch’io” disse il Cappellaio Matto.

Sam sorrise a bocca aperta. “Sai chi sono io?”

“So chi sono io.”

“Oh.”

“Tu sai chi sei tu?”

Sam inclinò la testa. “Sì, io sono Sam”.

“Sam!” Gridò allora il Cappellaio Matto.

“Cosa fai? Prendi il tè?”

“Il tè non si può prendere. Io lo bevo.”

Sam sorrise ancora. “È vero!”

“Certo che è vero” ribattè il Cappellaio Matto un po’ piccato.

“Posso prendere un po’ di tè anch’io?”

“No.”

Sam ci rimase male. “Perché no?”

“Perché se vuoi lo puoi bere e basta.”

“Oh, va bene, allora. Posso bere un po’ di tè?” “E come fai a berlo?”

Sam si guardò intorno e vide tante tazze da tè sul tavolino. Erano tutte diverse, qualcuna senza manico, qualcuna un po’ sbeccata e quasi tutte senza piattino. “Lo berrò da una tazza” Si sedette vicino al Cappellaio Matto e fece per versarsi il tè.

“Non si può!” gridò ancora lui “Sì che si può” Disse Sam, con la fronte corrugata.

“No.”

“Perché non si può?”

“Perché ho le scarpe nuove. Guarda.” Sam guardò sotto al tavolo e vide, effettivamente, le scarpe nuove del Cappellaio Matto, che allungò la gamba per fargliele vedere. Erano molto scintillanti e lucidissime.

“E come faccio a bere il tè?” chiese, dopo averle guardate.

“Ti faccio un indovinello.”

“Sì!” rise ancora Sam, battendo le mani. A lui piacevano gli indovinelli!

“Sai che differenza c’è fra una palla di neve e un asino?” Sam sorrise contento. “Sì lo so!”

***

La mamma si guardò intorno e poi chiamò: “Sam! È ora di andare a casa, dove sei?”

“Sono qui, mamma!” gridò il piccolo. La mamma infilò la testa dentro la porticina e chiese “Cosa fai, Sam?”

“Prendo il tè con il Cappellaio Matto.”

“Ok, però adesso è ora di andare a casa.”

“Posso invitare il Cappellaio Matto a casa nostra, mamma?”

“Sicuro, mi farebbe piacere” Rispose lei, uscendo dalla porticina.

La mamma rimase a gambe incrociate sul tappeto ad aspettare. Ascoltò tutto quello che Sam disse. Sembrava proprio che il Cappellaio Matto non volesse andare a casa loro. Sam dovette convincerlo cercando di invogliarlo anche con la pizza. “Mamma possiamo mangiare la pizza stasera, così viene anche il Cappellaio Matto?” La mamma annuì, ma Sam non poteva vederla. Così disse ad alta voce: “Si può fare”.

Dopo qualche minuto, Sam uscì sorridendo dalla casetta di tela nel bel mezzo dell’angolo dei bambini della nuova libreria e disse: “Possiamo andare, adesso”.

La mamma lo guardò orgogliosa e gli chiese: “Il Cappellaio Matto ha accettato di venire a casa nostra?” Sam spalancò occhi e bocca “Certo che sì!” E mostrò orgoglioso il libro che aveva in mano, dirigendosi verso la cassa della libreria. La mamma raggiunse il figlio al bancone e sorrise alla libraia. Sam, il suo bambino di cinque anni, era fortunato: viveva milioni di storie, milioni di vite diverse, milioni di avventure. Perché lui adorava i libri.

Si guardò intorno. Sorrise. Era una libreria bellissima. Grande e piena di libri, di tavolini, di poltrone, di spazi dove poter leggere, scrivere, sgranocchiare biscotti, bere il tè e chiacchierare con altre persone. Sarebbero tornati presto. Per un’altra avventura.

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