La Llorona

Serie: MITI E LEGGENDE D'AMERICA LATINA


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: I miti e le leggende sono l’anima e l’ossatura di un continente in cui per secoli, i popoli si sono trasmessi canti e racconti che racchiudono in sé credenze e valori, insegnamenti e paure

Nelle ore tarde della notte quando il mondo sembra addormentato e si sentono solamente le aspre grida dei pastori che incitano la marcia dei loro animali, i contadini raccontano che in quei luoghi, presso il fiume, una voce lamentosa attira l’attenzione dei viaggiatori.

E’ la voce di una giovane che piange mentre vaga lungo le rive del suo fiume nell’eterna ricerca di qualcosa che ha perduto e che mai potrà ritrovare.

La commovente storia di quella donna, raccontata dalle bocche avvizzite delle nonne, spaventa i più piccoli che ascoltano in silenzio, con gli occhi spalancati per la paura.

Lei, povera contadina, a servizio nella hacienda della famiglia del padrone, con l’arrivo dell’estate poté osservare il lusso e la civetteria delle signorine che venivano da San Josè. Fece l’errore di paragonare la propria bellezza alla loro e vide che il suo corpo era altrettanto sinuoso nell’incedere ondeggiante dei fianchi; scoprì che il proprio viso poteva imitare quello stesso sorriso seduttore che l’aveva ammaliata. Si calò nel gioco pericoloso e fu presto notata.

Siccome era operosa, l’ostessa la prese al suo servizio e la portò nella capitale dove, poco dopo, fu corrotta dal vizio e dalla dissolutezza di cui le grandi città sono assorbite. Venne sedotta da un giovane di cultura, frequentante i salotti buoni dell’alta società di giorno e i bordelli animati, di notte.

Seppe presto che sarebbe diventata madre e per questo lasciò la capitale e ritornò alla casa dei genitori dove, di nascosto dalla famiglia, portò avanti la sua gravidanza.

Una notte luminosa di luna piena, lei partorì una splendida bambina che gettò subito nelle acque più profonde di quel fiume che ancora oggi accoglie l’anima innocente e perduta della piccola. Il corpo galleggiò per alcuni istanti e poi scomparve. La giovane sorrise per la prima volta dopo tanti mesi di paura e si addormentò convinta di aver fatto la cosa giusta.

Risvegliatasi dal dolore del parto e dal torpore del sogno, si rese conto del terribile gesto compiuto e cominciò disperatamente l’inutile ricerca della sua bimba per poterla stringere ancora fra le braccia. Vagò per giorni lungo le rive del fiume, con i piedi nudi graffiati dall’aspro terreno e il patimento la portò alla pazzia.

Nelle ore tarde della notte, quando tutto sembra addormentato, i contadini giurano di sentire una voce lamentosa che chiama la piccola, il pianto disperato di una madre. Uno spettro vestito di bianco con un velo a coprirne il volto condannato a un’eterna e dolorosa, inutile ricerca.

Non c’è storia, in America Latina, che venga raccontata più spesso di quella di La Llorona.

Alcuni studiosi sostengono che la narrazione abbia una base storica. Si tratterebbe di una certa Luisa, amante di Don Muno Móntez Claro, dal quale ebbe tre figli. Quando Don Muno la lasciò per sposare una donna di rango superiore, Luisa, in un gesto di disperazione, uccise i suoi bambini.

Altri dati collegano la figura di La Llorona al periodo preispanico e, in particolare, alla divinità Mexica Cihuacóatl, metà donna e metà serpente, che dovette sacrificare i propri figli agli dei. Essa è oggi associata alla fertilità, protettrice delle donne morte durante il parto.

La divinità è immaginata mentre, di notte, si aggira per i boschi trasportando una culla vuota.

In qualsiasi maniera la si voglia interpretare, questa leggenda così toccante ruota attorno allo spettro di una donna che vaga per luoghi diversi, vicino a fiumi, laghi, paesi e città, lamentandosi del crimine che ha commesso: l’uccisione di un figlio. Sembra che la visione dello spettro faccia perdere la sanità mentale a colui che malauguratamente incrocia il suo sguardo.

La Llorona fa parte dell’identità culturale dell’America Latina. La sua leggenda è riuscita a superare la barriera del tempo e dello spazio, dando origine a versioni diverse a seconda della posizione geografica. A essa è dedicata una ricca filmografia e se ne racconta in letteratura e nei testi delle canzoni popolari.

L’origine della leggenda di La Llorona, di cui ne esistono molte versioni, è incerta. La prima volta che appare registrata per iscritto sarebbe nel XVI secolo da parte dello studioso Fray Bernardino de Sahagún.

Un interessante approfondimento di carattere antropologico e culturale (cit. Dott. Gabriel Ignacio Verduzco Arguelles) associa il destino di La Llorona, in Paesi come il Messico e il Nicaragua, a colei che soffre le conseguenze di “tradire” il suo popolo rimanendo coinvolta con uomini di un’altra razza.

L’America Latina è ricca di leggende suggestive che hanno spesso una radice comune, indicazione di quanto le popolazioni preispaniche fossero, a differenza di quello che comunemente si crede, altamente evolute dal punto di vista culturale e soprattutto in comunicazione fra loro. Elementi linguistici, culti religiosi, pratiche mediche e narrazioni popolari accomunano le culture native vittime di un genocidio dalle cui ceneri sono sopravvissute e poi rifiorite grazie alla loro particolare resilienza. Oggi si pratica in maniera trasversale e diffusa una rivalutazione del passato e si portano avanti con orgoglio e passione le radici di una identità mai dimenticata. 

Serie: MITI E LEGGENDE D'AMERICA LATINA


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Discussioni

    1. Quella della Llorona è una figura che piace molto anche a me. Volevo che trasparissero la sua femminilità e la vocazione materna. Inoltre, per la violenza che ha subito, la trovo tanto, troppo attuale. Grazie Tatiana 🙂

  1. Questa leggenda non la conoscevo. Mi è piaciuto leggerla raccontata da te, col tuo stile, con le tue parole pregne di amore per quei luoghi e per la cultua dell’America Latina.
    Ho trovato interessante anche il fatto che oltre alla leggenda, tu abbia incluso nel racconto un approfondimento sulle sue origini.

    1. Grazie Sergio, ma che onore 🙂
      Mi fa davvero tanto piacere che tu abbia approcciato la mia serie che sta andando un po’ a rilento, ma cui vorrei dare un’accelerata. Troverai sempre un approfondimento a seguire la leggenda. Credo sia fondamentale mettere a posto le radici. Un abbraccio

  2. Sarà un caso, ma poco tempo fa avevo letto di queste leggende su una qualche rivista (non ricordo quale) e poi mi erano capitati anche due documentari che ho visto in TV. Uno sulla La Llorona e un altro sul Chupacabras. Se mi avessi visto in faccia, avresti trovato la stessa espressione di quei bambini che ascoltavano i racconti degli anziani del villaggio. Sono rimasto folgorato. Sempre pochi giorni fa, ho visto un documentario su Frida Kahlo (pittrice che adoro), la quale ha sempre cercato, soprattutto nelle sue opere, di valorizzare, proteggere e far conoscere la grandezza della civiltà preispaniche. Bellissimo racconto, soprattutto la sovrapposizione tra il piano fantastico-leggendario e quello squisitamente antropologico-culturale.

    1. Grazie Alberto. La tua lettura è preziosa e lo è soprattutto la traccia del tuo passaggio. Come te, amo e ho amato questi racconti di quell’America che tanto mi appartiene. Racconti che senti a un tuo passaggio oppure che ti vengono svelati come un regalo. E poi, c’è tutto un ‘lavoro’ di curiosità, conoscenza e approfondimento. Sto cercando, in questa serie, di rendere maggiormente interessanti questi miti agli occhi del lettore così che possano scatenare anche in lui la stessa curiosità e la voglia di saperne di più. Ho scelto tecniche narrative differenti per variare e sperimentare. L’ultimo, per esempio, è sotto forma di articolo. Mi sono improvvisata reporter! 🙂
      Lo ‘spiegone’ finale dal taglio antropologico è un vizio legato ai miei studi e che non mi posso togliere, sempre sperando di non stancare. Ancora grazie e se vorrai proseguire, con la dovuta calma, mi farà piacere un tuo giudizio. Buona giornata.

    1. Ciao Dario e grazie per la tua lettura. Mi raccomando, non omettere mai di ‘bastonarmi’ quando me lo merito perché, ricordati, ogni aggiustamento di tiro da parte tua è un valore aggiunto al mio lavoro 🙂

  3. Ciao Cristiana, molto bello e durante la parte in cui lei gettà sua figlia nel fiume ho percepito la scena come fredda, i colori bluastri della luna, l’acqua del fiume, il dolore della donna…Molto suggestivo e tragico. La parte storica è interessantissima! Le leggende ispanico-americo-latine sono davvero affascinanti 🙂 complimenti davvero!

  4. “La commovente storia di quella donna, raccontata dalle bocche avvizzite delle nonne, spaventa i più piccoli che ascoltano in silenzio, con gli occhi spalancati per la paura.”
    questa frase sprigiona e trattiene al tempo stesso tutta la suggestione e il fascino della storia

  5. p.j.harvey ha toccato il tema con la sua down by the water. non so se intenzionalmente. ma il tema del materno assassino è sempre potentissimo. ogni figlio sa che Lei sta lì, nascosta da qualche parte, ad aspettare la sua occasione… non è solo il sonno della ragione che scatena i mostri; anche l’ignoranza dell’archetipo ci mette del suo. grazie quindi per questa serie che, intuisco, mira a renderci un po’ della nostra eredità comune.

    1. Sono andata adesso a leggermi il testo di questa cantautrice e mi ha sinceramente colpita e direi anche impressionata. Ti ringrazio per aver colto affinità fra il mio racconto e questo splendido testo. La serie che ora si trova in stand by per mancanza di tempo dell’autrice (😅) ha lo scopo di sottoporre al lettore moderno i miti e le leggende di un continente perché credo che ricordare e raccontare sia l’unico modo per non perdere. Grazie Sara

      1. grazie a te per il lavoro. anche a me appassionano molto miti e leggende, e mi piace un sacco “riconoscerle” nel mondo contemporaneo 😉 la canzone è assolutamente potente, come lo è tutto quell’album. ti consiglio l’ascolto.

        1. Lo sto cercando proprio in questo momento. Comodamente in viaggio su un treno. Quale luogo migliore? E inoltre mi hai fatto venire voglia di continuare la serie. Grazie a te ☺️

  6. Grazie Cristiana per questo pregevole scritto che mi ha permesso, finalmente, di colmare una grande lacuna in merito alla “Llorona” che conoscevo solo come bellissima canzone ascoltata nell’altrettanto bellissimo film che narra parte della vita di Frida Kahlo. Leggerti è sempre un gran piacere!

    1. Nel film che citi, la canzone è cantata proprio dalla grande interprete. Io ne ho scelto una versione con la voce ancora giovane, ma il suo potere d’impatto non cambia. La canzone è una delle tante interpretazioni della storia, io ne ho scelto un’altra. È quella forza di cui parlavo della trasmissione orale che non ha limiti spaziotemporali e che, se contaminata, diventa ancora più interessante. Grazie Giuseppe

  7. Grazie Cristiana per questa meravigliosa narrazione. Amo particolarmente la leggenda della Llorona, leggerla scritta da te è stato davvero un piacere. Conto nel seguito ora!

    1. Grazie a te per averla letta scritta da me e felicissima che questa versione ti sia piaciuta. Difficile scegliere perché le varianti sono molteplici. Dovrò fare altrettanto con altre leggende, valutare quale versione raccontare. Sarà quella che sentirò maggiormente mia. Un abbraccio 😊

  8. Sì, decisamente un cambio di stile in questo corto saggio rispetto allo stile narrativo al quale ci hai abituati (almeno con gli scritti che ho letto io). Cambio di stile che certo non dispiace, anzi, svela un tuo lato scientifico ed analitico che hai tenuto meno visibile nei racconti. Bello, mi è piaciuto perché è ben scritto, perché il tema è attuale più che mai e perché le antiche leggende dell’America latina mi appassionano dai tempi in cui, ragazzino di dieci anni, leggevo la fantarcheologia di Kolosimo. Il mio viaggio in Messico di ormai quasi vent’anni fa è stato una sorta di coronamento di un sogno, ma devo tornare e continuare il viaggio. CI sono ancora tante cose da vedere e storie da ascoltare.
    Grazie Cristiana, per la condivisione.

    1. Grazie Giancarlo. Più che un cambio di stile, magari un esperimento che, in effetti, richiede una scrittura diversa rispetto alla narrativa. Andrò a pescare in vari Paesi cercando di usare un linguaggio che sia il più possibile vicino all’originale. Il tema è veramente attuale se vogliamo provare a uscire dal contesto e approfittare degli spunti che la vicenda può suggerire. Il viaggio in Messico lo devi per forza fare al più presto!

  9. E c’è pure una canzone a quanto vedo.
    Bella la leggenda e ben scritta la storia. Il fatto che la Llorona prenda più forme e coinvolga più paesi denota la compattezza culturale dei popoli antecedenti la colonizzazione, come tu stessa hai evidenziato.
    Abbiamo la possibilità di avvicinarci rapidamente a luoghi lontani grazie agli aerei, ma per capire un po’ le altre società o ci vivi o leggi. Non ci siamo solo noi nel mondo, adoro questi scritti.

    1. In effetti non ci siamo solamente noi e credo che in questo momento storico stiamo particolarmente pagando il prezzo di errori commessi e che, nonostante ci converrebbe abbassare un po’ le alette, continuiamo a commettere. Noi stessi avevamo splendide tradizioni che tendiamo a dimenticare nella convinzione che futuro significhi necessariamente ‘guardare avanti’ o, peggio ancora, ‘guardare in casa nostra’. La canzone l’ho messa perché piace particolarmente a me. Ho peccato di superbia. Grazie Francesco 🙂

  10. Ciao Cristiana, grazie per questa bellissima narrazione di una leggenda e di alcuni riferimenti antropologici, che mi hanno coinvolto come se stessi parlando delle mie origini genealogiche e delle conseguenze karmiche; non solo per la corrispondenza del nome.
    Una storia che cattura sin dal principio, suscitando sensazioni dolci e amare.
    Lo stile sempre piu` affinato, l’ ennesima variazione sul tema dell’ amore e gli arricchimenti culturali, sono certa che mi conquisteranno, ancora una volta, in tutta questa serie, che si prospetta particolarmente interessante.

    1. Grazie Maria Luisa per il tuo apprezzamento. Ci sono moltissime leggende curiose, strazianti, a volte terrificanti che si possono raccontare, bisogna solamente avere la capacità di restringere la rosa, e non è facile 🙂 I riferimenti antropologici mi sembravano d’obbligo, senza voler annoiare, ma d’altronde, tutto parte dall’uomo e ritorna a esso. Come si fa a prescindere?

  11. Una serie insolita, ma non per questo meno bella, rispetto a quello a cui ci hai abituati. Racconti che hanno quasi il sapore di piccoli saggi di narrativa, atti a raccontare miti e leggende più o meno noti, che hanno un grandissimo fascino.
    È verissimo quando, alla fine, scrivi che i popoli preispanici erano altamente evoluti (come quasi tutte le antiche civiltà, aggiungerei, delle quali la società moderna ha fatto e continua a fare di tutto per occultarne e dimenticarne il ricordo, credendosi superbamente superiore a loro in tutto): basti ricordare gli Aztechi, che avevano costituito un vero e proprio impero, paragonabile a quello creato in Europa dai Romani, o gli Inca, con le loro costruzioni megalitiche (Machu Picchu, del quale solo recentemente si stanno iniziando a capire non solo i motivi dietro alla sua realizzazione ma anche le tecniche costruttive, o Cuzco, le cui mura, costruite con pietre giganti, squadrate al millimetro e incastrate fra loro con una tecnica che ancora oggi è in parte avvolta dal mistero, e che tanto ricordano, tra le altre, altre antiche costruzioni presenti anche qui da noi, nel Lazio o in Sardegna.
    Provo un’immensa rabbia quando mi trovo a pensare al genocidio commesso dagli Ispanici, causato non solo dalle loro armi ma anche dalle malattie da essi portate.
    Concludo con una piccola citazione sugli Uros, un popolo che da secoli vive nel lago Titicaca su una città galleggiante da essi costruita usando solo ed esclusivamente giunchi intrecciati prelevati dal lago stesso: le case, le piattaforme su cui esse sorgono, i monili che usano quotidianamente, l’intera architettura delle loro città e perfino le maestose barche, che usano per viaggiare sulla terraferma, sono tutte fatte di giunchi intrecciati!
    Non saremo mai in grado, nonostante tutte le tecnologie di cui ci vantiamo, di raggiungere il loro livello di conoscenza.

    1. Caro Giuseppe, un commento, il tuo, molto articolato e interessante. È veramente gratificante riuscire a dialogare fra noi a livelli così alti perché sono convinta che lo scambio è ciò che maggiormente ci fa crescere, assieme alla lettura e al confronto. Citi luoghi che sono a dir poco incredibili e che sono impossibili di dimenticare. Del Cusco si dicono molte cose mitiche, geograficamente era il centro del Tahuantinsuyo, le pietre si possono toccare con mano, tra cui quella famosissima con 12 angoli. Sul Machu Picchu sembra di volare che quasi fa paura e, se dirigi lo sguardo verso il suo fratellino minore, ti senti un gigante. Quando metti il piede su una totora ti chiedi come si possa galleggiare a quella maniera sull’acqua. Che bellissimi ricordi che mi hai sbloccato, se ne potrebbe parlare per ore! Chiudo ringraziando te per la frase finale perché hai ragione, la conoscenza è altro dalla tecnologia. Un abbraccio