La macchina

Era una bellissima macchina. Non troppo grande, color grigio fumo, moderna. Il nostro regalo di compleanno, un simbolo di rinnovamento.

Ricordo ancora quel giorno. Con una scusa banale ci avevano trascinati nel parcheggio del condominio, e lì l’avevamo trovata agghindata con palloncini e striscioni. Un’emozione fortissima. Dopo anni a guidare una macchina di terza mano, scassata e piena di problemi, finalmente potevamo costruire dei ricordi su un nuovo mezzo. Perché è anche questo una macchina: un contenitore di ricordi. Non soltanto lamiere e optional.

Non ci aspettavamo un regalo simile. Io e mio fratello avevamo sempre pensato che, prima di ricevere noi una nuova macchina, mamma e papà avrebbero sostituito la loro, che sarebbe poi diventata nostra. Non saremmo mai riusciti a ricambiare un simile regalo.

Tuttavia – e perché altrimenti questo racconto non esisterebbe – non avevamo fatto i conti giusti. Quel regalo di compleanno, quella splendida macchina, col passare dei giorni veniva guidata più da loro che da noi. La prima volta una banale scusa, come quella che ci aveva portati davanti al veicolo per la prima volta, per poi man mano diventare un’abitudine.

A noi toccò usare la loro, nonostante tutti gli avvertimenti circa la nostra paura di guidarla, perché grossa e ingombrante. Un mezzo pesante: la frizione dura da schiacciare come lo sterzo da girare; le marce cambiavano con un inutile sforzo.

E così andò avanti, fino al giorno in cui, sentendo squillare il telefono di mamma, le sue grida ci comunicarono quanto successo. Nostro padre aveva avuto un incidente mentre guidava la nostra macchina. Per fortuna era uscito illeso. Ma la macchina era completamente distrutta.

La colpa del sinistro era tutta di due imprenditori locali, i quali stavano uscendo con il loro camion senza rispettare alcuna delle indicazioni di legge. Mio padre, che non aveva mai disdegnato l’idea di andare ad una velocità superiore a quella dei cartelli, si era schiantato contro il mezzo in retromarcia. Ancora oggi non so come abbia fatto a uscirne illeso.

Ma per tornare alla questione principale, posto che nessuno si fece nulla: la macchina era da rottamare. Ripararla sarebbe costato molto di più rispetto ad acquistarne una nuova. L’assicurazione non avrebbe coperto nemmeno un quarto delle spese.

Alla fine presero una nuova macchina. Ma quello che doveva essere il rimpiazzo del nostro regalo di compleanno, finì con l’essere la nuova macchina che in fondo desideravano.

Girammo qualche concessionario locale, alla ricerca di un veicolo non troppo costoso, trovando due o tre opzioni fattibili. Ma col passare dei giorni ci rendemmo conto di quanto i nostri genitori avevano già programmato: approfittare dell’incidente per darci la loro vecchia macchina, e appropriarsi del nostro regalo di compleanno. Un atteggiamento che non si ripercosse soltanto a casa, quando a tavola ci trovavamo a discutere della questione, ma anche di fronte al proprietario del concessionario. Mentre io e mio fratello insistevamo per un modello quantomeno simile a quello distrutto, i nostri genitori proferivano imperativi circa la migliore qualità dei modelli da loro scelti.

Qualsiasi nostro tentativo fu inutile. Alla fine scelsero loro. Io e mio fratello servimmo solo da scudo, da finti acquirenti per dare l’idea che la nostra opinione contasse qualcosa. In realtà fummo aggirati e presi in giro.

E così finì. Il nostro regalo di compleanno. Una splendida macchina, color grigio fumo. La guidammo pochissime volte. Ma quelle poche volte fu emozionante.

Da quel giorno non desideriamo più di ricevere regali, specie per il nostro compleanno. E non desideriamo più festeggiarlo, il nostro compleanno. Quel giorno, dalla splendida giornata che ci aveva portato la felicità, divenne il simbolo del massimo tradimento: quello dei genitori nei confronti dei figli.

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Discussioni

  1. Racconto molto particolare che mi ha dato da pensare alla dinamica che hai voluto per questa famiglia. L’egoismo e la meschinità fanno parte dell’essere umano, il nucleo familiare non ne è esente. Ho apprezzato l’equilibrio del tono che hai utilizzato, tra l’amaro e l’ironico

    1. Ti ringrazio molto!
      Esatto, nemmeno il nucleo famigliare ne è esente, nonostante nell’immaginario collettivo viene visto come il luogo più sicuro.
      Qui ho cercato di far vedere come queste dinamiche cambino anche repentinamente a seconda della situazione: nel momento dell’incidente c’è un breve momento in cui ci si stringe nella tragedia, ma una volta saputo che non ci sono stati feriti o morti subito si ritorna alla situazione precedente, come se non fosse successo nulla. C’è quasi una svalutazione del rischio che si è corso e un utilizzo della tragedia come giustificazione per avere il diritto esclusivo a scegliere la nuova macchina.
      Ad ogni modo apprezzo molto il fatto che non sei la prima persona a notare un tono amaro e ironico nello stile che utilizzo.

    1. Già. Ultimamente mi interessano molto le dinamiche genitori-figli. È una banalità, ma Kafka nei suoi scritti non si è allontanato troppo dalla realtà nella descrizione di gerarchie famigliari oppressive, che instaurano un rapporto di usura e debito perenne con i figli.