La malia della Malaluna – Pizza
Serie: Amori diafani
- Episodio 1: Xenu. Il governatore – Atto I –
- Episodio 2: Xenu. Il dominatore – Atto II –
- Episodio 3: Xenu. Il creatore di grappoli – Atto III –
- Episodio 4: La malia della Malaluna – Mattina
- Episodio 5: La malia della Malaluna – Pomeriggio
- Episodio 6: La malia della Malaluna – Sera
- Episodio 7: La malia della Malaluna – Pizza
- Episodio 8: La malia della Malaluna – Hipster
STAGIONE 1
Le prendo la mano destra e le carezzo le due dita piegate.
«Adesso non mi fanno male, ma ci sono giorni che non riesco a sbloccarle e se lo faccio il dolore è terribile.» mi guarda con occhi luccicanti.
NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Non è una questione di sola attrazione fisica. Un rapporto nasce per motivazioni secondarie legate spesso a persone che non ti aspetti. Daria era comparsa nelle vesti della compagna di banco scontrosa di una ragazzina bionda fin troppo esuberante. Ed è lì che si cela il vero pericolo.
Il mio cellulare, un Nokia sessantuno dieci con una cover blu cangiante, inizia a intonare la suoneria Persuasion dal piano in marmo vicino ai fornelli.
Daria si allontana di scatto, stropicciandosi le palpebre e mettendosi a sedere sul divanetto.
Guardo il numero chiamante, ma non lo riconosco. È probabile che Giada mi stia chiamando dal telefono di una collega.
«Pronti!» faccio contento.
«Te l’ha già sbattuta in faccia, la sapientona? Vi ho interrotti?» fa una voce femminile dal profumo norvegese.
«Nene? Come hai il mio numero?» faccio sorpreso mentre Daria solleva la testa curiosa.
«Mi sono chiamata oggi col tuo telefono… lo avevi lasciato sopra lo stereo… che ha fatto? Te lo ha già preso in bocca?»
«Sei una scema! Qui il massimo della trasgressione è scegliere il gusto della pizza. Tranquilla, guarda che non sono un maniaco. Non preoccuparti, non mi permetterei mai di sfiorarla.» guardo Daria nella speranza di non venire frainteso, lei sorride guardando il soffitto bianco.
«Non mi preoccupo per lei, scemo. Mi preoccupo DI lei… che voleva strappartelo a morsi…»
La telefonata s’interrompe, guardo il cellulare titubante.
«Irene? Che voleva?» La bella mora occhialuta si sporge in avanti abbracciandosi le ginocchia.
«Era preoccupata che tu mi stessi stuprando con il manico della frusta, versandomi la cera calda sulla schiena.» dissi ridendo.
«Se vuoi? Basta chiedere.» fa lei cercando il gatto a nove code nello zainetto.
«No dai, al massimo mi concederò del salame piccante sulla pizza per trasgr—»
Persuasion ricomincia a suonare e lo schermo del telefonino si accende con una tenue luce azzurra.
«Ciao Gigia! Hai finito le tue lezioni alla Ca’ Foscari?» chiedo felice.
La voce di Giada è rassicurante, il tono pacato riesce a spazzar via i pensieri indecenti, le mutandine di Nene e l’idea di Daria famelica con i denti puntuti e affilati.
Mi parla di Venezia, del collega viscido che ci prova sempre, di quanto la sua amica Mozzi Cristina sia assillante e delle sfumature verdi di un mare con un forte odore di marcio, mi chiede se la amo ancora ed io le rispondo che mi serve del tempo per rifletterci su.
«Ti amo Manino.» il nomignolo con cui mi saluta riesce a donare la falsa speranza di una serata tranquilla con un’amica a cui piacciono solo i videogiochi, tutto qua. .
La Malaluna è diventata una piccola spia lampeggiante nascosta da sorrisi affettuosi e dalle copertine di giochi che amo.
«Vado in pizzeria a prendere la cena, da bere cosa ti piacerebbe? Birra? Vodka?» le chiedo ridendo.
«Vengo con te, così mi scelgo la marca del gin.» risponde senza ridere.
«Sono astemia, ma non disdegno una poco salutare Coca Light»
La pizzeria si chiama La Valdostana, lavora soprattutto con le pizze d’asporto e il proprietario, un ometto magro e barbuto con un’espressione perennemente disperata ti accoglie sempre con un urlo di benvenuto tipico dei locali giapponesi: «OHIVECIO! Come steto? Sei venuto con la sorellina? Ciao picoea, io sono Matteo il pizzaiolo.» si sporge come a tentare di accarezzare la testa della pargoletta.
«Matte, è un’amica. Non ho sorelle.» faccio io.
Panico. Gli occhi del proprietario si spostano rapidamente su Daria, su di me, sul pavimento e sul neon, poi il ciclo ricomincia per un paio di secondi abbondanti.
«Ci faresti un paio di pizze da portar via?» chiedo rompendo l’imbarazzo.
«Certo, certo, che vi preparo? Tu prendi di sicuro una Norma…» fa lui tornando a sorridere con disinvoltura.
«Già. Me ne puoi fare un’altra gorgonzola, speck e noci?» chiedo dubbioso per una pizza non inclusa nel menù.
«Madona! Te ne faccio una speciale.» si sfrega le mani e si sposta sul suo piano di lavoro. Impasta veloce, inforna le pizze e si aspetta che il calore faccia il suo dovere.
Diciottomila lire, due pizze e una bottiglia di Coca Light gigante da due litri.
«Potremmo farci una bella doccia con questa.» Daria teneva in grembo la bottiglia come fosse un bambino.
«Le lattine le aveva solo di quella classica. Con questa però si può organizzare un duetto di rutti niente male.» le dico assaporando gli aromi che salgono dai due cartoni con le pizze.
Il cielo tinge le nuvole con un giallo aranciato prezioso e caldo.
«Irene! È lei la campionessa di rutti dell’intero istituto, io riesco solo a fare quelli soffiati… sono un disastro anche con quelli.»
«Effettivamente sapendo che non sai ruttare, ti inviterei a tornartene a casa… niente rutti? Basta, non sei un essere umano degno. Ti schifo.» le dico carezzandole la schiena per trasmetterle che non mi dispiacciono affatto le sue buone maniere.
Subito dopo la pizza, metto in ordine la cucina. Lei accende il piccolo stereo con il lettore CD sul tavolo e mette la prima traccia.
«Chi sono?» chiede curiosa.
«Muse, me li ha prestati Sandra… mi piacciono un casino. Metti la sette!»
Parte una ballata fin troppo romantica, Unintended.
«No, volevo dire la sei. La sei è decisamente meno melensa.»
«No lascia, mi piace questa… è gente che ha studiato al conservatorio, si sente.»
Il cielo si veste del mio colore preferito: il blu crepuscolo, un miscuglio di oltremare e violetto che non riesco a fare a meno di ammirare.
«Piace anche a me questa sfumatura…» fa lei appoggiandosi al lavabo per guardare il panorama squallido di un giardino spoglio con un paio di alberelli sghembi e rinsecchiti.
«Non hai per caso uno spazzolino da denti in più vero?» mi chiede arrossendo.
«Eh? S-sì, aspetta…» mi asciugo le mani e vado in bagno, uscendone vittorioso con uno spazzolino, setole medie e nuovo di stecca color lilla.
«Sarebbe quello di Giada in caso rimanga a dormire qui, ma non è ancora capitato.» le dico salendo le scale per sistemare la nostra sala giochi e collegare la Play alla TV.
«Sono la prima?» dice lei fissando lo spazzolino.
«La primissima ragazza a passare la notte qui… beh, non conosco i precedenti inquilini, ma per quanto mi riguarda sei la pri… certo, ci sono le colleghe che fanno i turni per potermi avere qualche ora, ma non conta.»
«Scemo.»
Daria si allontana di scatto, stropicciandosi le palpebre e mettendosi a sedere sul divanetto.
Guardo il numero chiamante, ma non lo riconosco. È probabile che Giada mi stia chiamando dal telefono di una collega.
La telefonata s’interrompe, guardo il cellulare titubante.
Persuasion ricomincia a suonare e lo schermo del telefonino si accende con una tenue luce azzurra.
Mi parla di Venezia, del collega viscido che ci prova sempre, di quanto la sua amica Mozzi Cristina sia assillante e delle sfumature verdi di un mare con un forte odore di marcio, mi chiede se la amo ancora ed io le rispondo che mi serve del tempo per rifletterci su.
«Certo, certo, che vi preparo? Tu prendi di sicuro una Norma…» fa lui tornando a sorridere con disinvoltura.
«Già. Me ne puoi fare un’altra gorgonzola, speck e noci?» chiedo dubbioso per una pizza non inclusa nel menù.
«Madona! Te ne faccio una speciale.» si sfrega le mani e si sposta sul suo piano di lavoro. Impasta veloce, inforna le pizze e si aspetta che il calore faccia il suo dovere.
Diciottomila lire, due pizze e una bottiglia di Coca Light gigante da due litri.
«Potremmo farci una bella doccia con questa.» Daria teneva in grembo la bottiglia come fosse un bambino.
«Le lattine le aveva solo di quella classica. Con questa però si può organizzare un duetto di rutti niente male.» le dico assaporando gli aromi che salgono dai due cartoni con le pizze.
Il cielo tinge le nuvole con un giallo aranciato prezioso e caldo.
«Irene! È lei la campionessa di rutti dell’intero istituto, io riesco solo a fare quelli soffiati… sono un disastro anche con quelli.»
«Effettivamente sapendo che non sai ruttare, ti inviterei a tornartene a casa… niente rutti? Basta, non sei un essere umano degno. Ti schifo.» le dico carezzandole la schiena per trasmetterle che non mi dispiacciono affatto le sue buone maniere.
Subito dopo la pizza, metto in ordine la cucina. Lei accende il piccolo stereo con il lettore CD sul tavolo e mette la prima traccia.
«Chi sono?» chiede curiosa.
«Muse, me li ha prestati Sandra… mi piacciono un casino. Metti la sette!»
Parte una ballata fin troppo romantica, Unintended.
«No, volevo dire la sei. La sei è decisamente meno melensa.»
«No lascia, mi piace questa… è gente che ha studiato al conservatorio, si sente.»
Il cielo si veste del mio colore preferito: il blu crepuscolo, un miscuglio di oltremare e violetto che non riesco a fare a meno di ammirare.
«Piace anche a me questa sfumatura…» fa lei appoggiandosi al lavabo per guardare il panorama squallido di un giardino spoglio con un paio di alberelli sghembi e rinsecchiti.
«Non hai per caso uno spazzolino da denti in più vero?» mi chiede arrossendo.
«Eh? S-sì, aspetta…» mi asciugo le mani e vado in bagno, uscendone vittorioso con uno spazzolino, setole medie e nuovo di stecca color lilla.
«Sarebbe quello di Giada in caso rimanga a dormire qui, ma non è ancora capitato.» le dico salendo le scale per sistemare la nostra sala giochi e collegare la Play alla TV.
«Sono la prima?» dice lei fissando lo spazzolino.
«La primissima ragazza a passare la notte qui… beh, non conosco i precedenti inquilini, ma per quanto mi riguarda sei la pri… certo, ci sono le colleghe che fanno i turni per potermi avere qualche ora, ma non conta.»
«Scemo.»
Serie: Amori diafani
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- Episodio 8: La malia della Malaluna – Hipster
C’è una tenerezza strana in questo brano, quasi nascosta sotto il rumore delle battute, delle telefonate, della pizza, della musica e degli oggetti di quegli anni.
Tutto sembra leggero, persino sgangherato, ma sotto corre una tensione emotiva molto forte: il desiderio di avvicinarsi senza rovinare nulla, di scherzare per timidezza, di restare dentro un momento che sta diventando importante prima ancora che qualcuno abbia il coraggio di ammetterlo. La bellezza di questo capitolo sta proprio nei gesti piccoli e in quella notte che sembra normale e invece ha già il sapore delle cose che si ricorderanno.
La tua scrittura ha un ritmo vivo, naturale, pieno di dialoghi e dettagli concreti. Mi è sembrato di essere dentro la scena. Hai la capacità di non spiegare troppo, ma di lasciare che siano i gesti, le battute e le piccole esitazioni a raccontare quello che i personaggi provano davvero.
La smetti? Cri, mi vengono i “penotti” a leggere i tuoi commenti. Ho appena letto l’ultimo commento che hai scritto sul capitolo successivo ed ero felice, poi leggo questo e mi si forma una pallina emozionale tra il diaframma e la bocca dello stomaco, ma non una cosa fastidiosa, una sensazione potente.
Hai beccato tutto quello che volevo trasmettere: imbarazzo, tensione sessuale, sensi di colpa e la mia voglia di apparire indifferente e sicuro quando internamente suona un’intera orchestra un pezzo irriconoscibile, sgraziato e pure stonato. E niente, mi fai venir voglia di correre da te per darti un bacio con lo schiocco sulla testa e scappare via. Come ti posso ringraziare senza sembrare sciocco? Voglio solo che tu sappia quanto riesci a farmi stare bene con le tue parole ricercate, precise e meravigliose. ❤️
dopo la reazione del pizzaiolo io avrei timore ad ospitarla per la notte. Occhio che arrivano i carabinieri!
Taci che lei aveva sedici anni all’epoca ed io ero un vecchio bavoso di quasi ventuno anni…
“Nokia “
mi si è appena crepato il cuore al ricordo
Io adoperavo sempre e solo Nokia… Il mio preferito era il Nokia Banana… Aw! ❤️ il telefono di Matrix.
indistruttibile poi
Adoro ironia mista a erotismo e amore! Bravo 🙂
❤️Grazie Eva! Io direi più confusione e panico mascherati da ironia. L’erotismo dovrebbe citofonare a breve… 😀