La malia della Malaluna – Mattina

Serie: Amori diafani


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Ci sono giornate dritte e giornate storte, poi ci sono le giornate a chiocciola con gradini alti in marmo liscio e levigato, bagnato con la scolatura dell’olio di frittura… ah, il corrimano non è mai stato montato.

È strano come tutto inizia sempre nel peggiore dei modi. .

La pioggia è solo un assaggio: non sta diluviando, ma viene giù abbastanza fitta da bagnare persino le ossa se non si dispone di un riparo appropriato.

Non so andare in bici con l’ombrello, sembro ubriaco e il tragitto da casa alla videoteca dove lavoro è abbastanza lungo da farmi arrivare zuppo.

Tiro su col naso un paio di volte, metto la bici nel vano caldaia del punto vendita facendo poi il giro verso la facciata.

Loro due sono lì che mi aspettano.

Pessima giornata, davvero.

«Guardalo! È brombo.» dice la biondissima ridendo.

«Ci credo è arrivato in bici.» conferma la mora seria.

«Ciao Ire, ciao Daria. Niente scuola oggi?» le saluto con un bruttissimo presentimento.

«Naaa! Abbiamo fatto sega, interrogazione di fisica oggi e siamo venute qui a romperti le balotte. Quanto bene ci vuoi?» Irene, la tipetta che sembra avere geni vichinghi, richiude il suo ombrellino da poche lire, rosa pastello, poggiandolo sulla vetrina dell’ingresso dove capeggia un cartonato di Harrison Ford alle prese con il dirottamento del suo aereo presidenziale.

Daria aveva un ombrello più importante, classico, di colore giallo canarino col logo della banca Antoniana, anche lei lo richiude, lo scrolla e lo poggia sul vetro. Un tuono sottolinea la drammaticità della scena.

Si prospettava una giornata d’inferno, con due ragazzine adolescenti distruttive e, soprattutto la bionda, dotate di una logorrea devastante.

Sospirai girando la chiave un paio di volte e aprendo la porta d’ingresso.

Entrano entrambe correndo. Il negozio è abbastanza oscuro da incutere un minimo di timore, solo i frigoriferi hanno i marchi illuminati delle bibite e dei gelati che contengono, ma le adolescenti moderne se ne sbattono del buio. Chiudo a chiave.

Rumore di una pila di videocassette urtata e sparpagliata sulla moquette.

«Chi cazzo ha lasciato un obelisco di film a terra? Mi stavo ammazzando.»

Irene urla dall’angolo dei “Nuovi Arrivi”. Rumore di un calcio, altre VHS che urtano scaffali.

«Potete evitare di distruggermi il negozio?» un lampo viola illumina le mie parole inutili, il tuono arriva qualche secondo dopo.

Sollevo gli interruttori che forniscono la corrente alle luci, il negozio prende vita a settori.

Irene arriva come un treno, indossa una canotta celeste e un’ampia gonna bianca che le arriva al polpaccio, ha uno zainetto dello stesso colore che apre mentre corre all’interno della postazione dove creiamo le tessere o stampiamo le copertine delle novità.

«Non mettere roba ansiogena, ti prego… mi bastate voi due.» le raccomando mentre apro ed estraggo i cassetti dei due registratori di cassa.

«Questo l’ho masterizzato ieri.» mi mostra un CD arancione Verbatim con la scritta a pennarello “CueaSongs”.

«Uh! Che titolo raffinato. Non alzare il volume, lascialo così com’è.» le dico mentre vado verso lo stanzino chiuso con dentro la cassaforte e il magazzino.

Daria è in terra seduta, ha una pila di copertine raccolte qui e là nel negozio e ne sta leggendo la trama riassunta in quattro parole striminzite.

Indossa una maglietta di un giallo pallido con l’angelo di In Utero e la scritta Nirvana sulle clavicole, un paio di jeans comodi e dei piccoli occhiali da vista rettangolari con la montatura sottile.

Richiudo la porta e gli occhi, pregando che la giornata passi in fretta e col minor danno possibile.

Sono bianche con dei piccoli fiori lilla, le mutandine di Irene.

Mancano ancora dieci minuti all’apertura del negozio, la musica ha un volume troppo alto con un Marc Anthony che canticchia I Need to Know.

Siede a gambe aperte con le caviglie incrociate su di un paio di scatoloni di film appena arrivati da dividere e caricare a sistema.

Una distrazione piacevole, ma imbarazzante.

Il mio sguardo cade ritmicamente su quello spazio proibito dove il cotone cede il passo alla pelle chiarissima dell’interno coscia e Irene lo sa benissimo.

«Stai mostrando tutta la mercanzia, Nene!» Daria alle mie spalle parla con un tono incurante.

«Eh? Ah! Scusami, mi scordo sempre che con la gonna devo adottare delle movenze più femminili.» si mette a sedere composta, con i pugni si stira la gonna sulle gambe fingendo un imbarazzato rossore.

«Quanto hai visto?» mi chiede a bassa voce.

«Sei troppo giovane per me Nene, non sono un vecchio bavoso.» rispondo cercando di spegnerle e spegnermi ogni fantasia ardente.

«Oh maniaco, tu hai la Play a casa?» chiede la ragazzina mora.

«Ho anche il GameCube, perché?»

«Mi fai giocare a questo?» Mi mostra la copertina di Final Fantasy VII, lo si può noleggiare per quarantottore. Io ricordo che per completarlo con tutti i parametri al massimo avevo giocato per settimane intere.

«Ti servono un botto di giorni per godertelo bene, hai mai giocato ad un gioco di ruolo giapponese?» domando dubitando fortemente che conoscesse la categoria di giochi chiamati jrpg.

«Mi sono divertita un casino col sistema delle classi nel cinque e, nel sesto capitolo, il cattivo…»

«Kefka.» la interrompo sorpreso.

«Oh, Kefka. Uno psicopatico nichilista. Che figo! Come sono i personaggi sul sette? E l’antagonista?»

«Lo sapete che state parlando arabo voi due?» interviene Irene sentendosi del tutto esclusa dalla discussione.

«Ohh, Sephirot è puro spettacolo. L’eroe più celebrato del pianeta che scivola nell’oscurità più nera e disperata… Non dico altro altrimenti ti rovino la storia, ma sappi che ho pianto, riso e urlato giocandoci.»

Un lampo accecante illumina il negozio riportandomi alla realtà: devo aprire le porte e dare inizio alla giornata lavorativa.

«A che ora stacchi?» chiede Daria girandosi e riportando la copertina sullo scaffale.

«Alle quattro, con una pausa pranzo all’una.»

«Ti devi vedere con la ragazza… come si chiama? Gina?» chiede senza nessuna inflessione nella voce.

«Giada.» la correggo.

Nene sbuffa scocciata alle mie spalle, nessuno le presta più la dovuta attenzione.

Entrano due clienti, una coppia sulla cinquantina, l’ombrello gocciola copiosamente.

«Buongiorno.» non mi degnano di uno sguardo.

«Allora oggi dormo da te. Prendiamo la pizza stasera?» Parla nascosta dallo scaffale dei documentari.

«Ehhh? Sei seria? E i tuoi?» ero vistosamente in difficoltà, Daria quando dice una cosa la porta a termine anche se il cielo sta crollando. Lampo e tuono che fanno tremare l’anima.

«Sono a Vienna, suonano al Musikverein, Großer Saal, stanno via tipo dieci giorni, ce ne rimangono otto per completare il gioco.»

Non appena finisce di parlare un tuono fa girare tutti verso le vetrine, grandina adesso.
Pessima giornata davvero.

Continua...

Serie: Amori diafani


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

    1. Ciao Laura! Tu stai leggendo la versione “carina” della storia. I personaggi, tutti reali e tutti che, in un modo o nell’altro, hanno sfiorato davvero la mia anima, fanno parte dello scrigno dei ricordi più belli. Non ne ho mai parlato ad anima viva e non so quanto possa essere interessante leggere le sfaccettature della vita di qualcuno che probabilmente non incontrerai mai. Ma sappi che sono felice di aver attirato la tua attenzione. 😭🥰

  1. Il riassunto della puntata precedente é straodinario. Leggo sempre con molto interesse questa parte. Non tutti – scrivendo una serie – le danno la giusta importanza. La tua metafora é molto efficace. L’ intero episodio, con il ciclone, oltre la pioggia, delle due ragazze, continua in modo coerente la sfiga precedente, in modo ironico e leggero che rende piacevole la lettura.

    1. Ciao Emme! Grazie mille come sempre. ♥ Tieni presente che temporalmente le due storielle sono molto distanti l’una dall’altra. In questo racconto esiste ancora BlockBuster, le lire e Irene, la vichinga, che nel racconto di Xenu è la mia compagna, appare come una ragazzina, capricciosa e svagata.
      I miei sono tutti amori sottili e trasparenti che non sono mai nati, che distraggono facendomi girare la testa, in tutti i sensi… Non so neanche io come evolverà la cosa, ma mi diverto un casino a ricordare quei periodi della mia vita così tumultuosi.