La metropoli
La storia racconta del professor Hidesaburō Ueno, che nel 1923 adottò un cane di due mesi di nome Hachikō ed ogni mattina lo portava con se nella stazione di Shibuya, per prendere il treno che lo portava a lavoro. Il suo fedele cane lo accompagnava sempre e ritornava alla stazione ad aspettarlo quando il professore rientrava dalla giornata lavorativa alle cinque del pomeriggio.
Il 21 maggio 1925 il professor Ueno morì improvvisamente, stroncato da un ictus, mentre insegnava all’università. Hachikō, come ogni giorno, si presentò alla stazione alle cinque del pomeriggio, ma attese invano l’arrivo del suo padrone. Ciononostante, tornò alla stazione il giorno seguente e fece così anche nei giorni successivi, i mesi, gli anni. Per 10 anni attese invano il padrone finche non morì. Hachikō amato da tutti i giapponesi divenne il simbolo della fedeltá e gli eressero una statua nella stazione di Shibuya. La sua statua é da sempre il punto d’incontro preferito degli abitanti di Tokyo.
E’ da qui che inizia il mio giro oggi, lasciandomi trascinare dalla corrente del fiume di gente attraverso il quartiere di Shibuya: bello, giovanile, moti negozi di musica; poi Shinjuku: il cuore della città, strapieno di negozi e negozietti dove si vende di tutto. Su consiglio di Kumi vado a visitare il piano interrato del centro commerciale ISETAN e rimango incantato a vedere la precisione con cui vengono messi in mostra gli alimenti, sembra più un’esposizione di design alimentare. Proseguo per Akihabara: il quartiere dello shopping elettronico e dei manga. Per strada, per pubblicizzare i negozi, ci sono molte ragazzine vestite da bambolette che parlano con voce anche nasale da bambine, ma perché fanno ciò?…. Tra gli accessori più strani in vendita ci sono anche gli occhiali con due specchietti obliqui per vedere la televisione stando stesi a letto. Entro in un locale, c’é un frastuono assordante, ci sono quattro piani pieni di pachinko (un gioco inventato dai giapponesi), slot machine, pachislot (un mix delle due) e di ragazzi che giocano e fumano. Non resisto 5 minuti in quel frastuono.
Bene, ho fame e quindi scelgo il primo locale ed entro. Per ordinare c’é una macchinetta all’ingresso con dei tasti raffiguranti i piatti della casa: si inseriscono i soldi, si preme il tasto desiderato ed esce il biglietto con cui si ordina. Sono un po’ titubante perché è tutto in giapponese, una ragazza europea mi si avvicina e mi dice – Guarda qui c’é anche il menu in inglese – le sorrido, le chiedo qualche consiglio e la ringrazio. Siamo tutti e due incerti su cosa andremo a mangiare ma ci fidiamo, é tutto ottimo. E’ così che conosco Severine (Francese) e subito dopo la sua amica Edilla (Brasiliana), pranziamo insieme, sono tutte e due come me viaggiatrici solitarie che stanno girando il Giappone per ostelli. Ci raccontiamo dei nostri viaggi, dei nostri incontri e della bellezza di questo popolo, poi ci lasciamo e continuo il mio giro.
Stanco della metropoli mi rifugio nei giardini imperiali: un’oasi di pace e bellezza unica. La stanchezza non mi ferma, ma la pioggia purtroppo si. Chiedo a Kumi dove si va quando piove a Tokyo, mi risponde – Sicuramente Odaiba! – .
Odaiba è un’isola artificiale parco del divertimento e dello shopping, piena di sale gioco, centri fieristici, cinema, centri commerciali tra i quali il Venus Fort, che é una copia di una strada di negozi italiana con tanto di cielo italiano. Fuori c’e una ruota panoramica tra le più grandi del mondo, una copia della statua della libertà e per arrivarci si passa sopra una copia del Golden Gate, che in questo caso però è bianco. Ci passo la serata poi tornando a casa scopro che proprio dietro casa mia ho una copia della Tour Eiffel.
Però, in quanto a fantasia non stanno messi proprio bene.
Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Giorgio, non sapevo che in Giappone esistesse una piccola Las Vegas! Il tuo diario di viaggio, inconsueto e vissuto, mi piace proprio per questo. Conoscevo la storia di Hachico è legata a un ricordo doloroso dell’epoca in cui è uscito il film che propone la trasposizione americana. Essendo un’estimatrice di manga e anime (devo stare dietro a mia figlia e amo tutto ciò che è fantasy) conoscevo le “loli”. Questo episodio ha stimolato parecchio anche il mio appetito! Insomma, novembre si avvicina e devo prenotare per la prossima estate 🙂