La mia canzone preferita

Batteva le mani, urlando “Ancora, ancora!”, e allora il vento si alzava un’altra volta e suonava i pini in baritono sulla montagna. Un legnetto gli aveva dato il potere di dirigere l’orchestra più bella del mondo: al telefono, una sera, l’aveva chiamato suo padre per dirgli addio.

“Devo andarmene nei boschi -gli disse-. E per favore, non mi cercare”.

Ma lui era cresciuto ai piedi del suo pianoforte, l’aveva ascoltato suonare Chopin e le melodie turbate del Grande Sordo. Aveva imparato da lui a prendere gli accordi, a conoscere i tasti, a farsi venire la pelle d’oca sulle braccia leggendo Buzzati sul tetto, quando era estate e contavano le stelle al telescopio. Come poteva lasciarlo andare?

Allora s’era messo in marcia una mattina d’autunno, perdendo i passi nella nebbia che porta lontano il sentiero. Più saliva, piu sprofondava nel pensiero di cose che alla vista si nascondono: sentiva battere il cuore in solitaria.

Fu lì che gli scrocchiò sotto ai piedi il ramo, quel ramo benedetto di ulivo venuto da qualche mondo lontano, e il vento prese a fischiare canzoni freddissime oltre i duemila metri.

Cominciò a piovere forte alla nona sinfonia, e cercò riparo in una di quelle caverne piene d’insetti e radici. Il telefono l’aveva abbandonato senza tacche, quasi senza batteria, ed era salito fin dove i laghi si ghiacciano per poi riaprirsi in primavera.

A casa lo aspettava la notizia della morte del suo vecchio papà, che era partito a caccia di castagne un lunedì e non era più tornato. Andò sul tetto e da solo a solo sfogliò il cielo nelle pareidolie di Cassiopea, piangendo tutte le Effemeridi che cadevano dal cielo in quel periodo, cantando sottovoce la sua canzone preferita. Alla trentesima pagina de “Il segreto del Bosco Vecchio” gli scivolò sulle ginocchia un appunto di foglio rosso.

C’era scritto “Sono fiero di te”.

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Responses

  1. Emoionante, da brividi, come spesso accade nei tuoi racconti, molto poetici e pregni di intenso significato, un continuo viaggio interiore alla risoperta di noi stessi e di ciò che faremmo nelle situazioni che racconti.
    A presto

  2. Molto bello. Una sinfonia che componi anche con le parole giocando con il suono del vento, i passi e il battito del cuore. Lieto il finale che rincuora un po’ il lettore. A presto