La mia nemesi

Serie: I viaggi di Elisa C. Ritorno a Piantorto


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Lisa torna a casa, a Piantorto, dopo aver trascorso gli ultimi dodici mesi viaggiando. Il rientro è più traumatico del previsto.

I miei genitori parevano impazziti. Mia madre, la stessa persona cinica e assolutamente analitica in ogni situazione della vita, la cosiddetta “San-Tommaso-se-non-vedo-non-credo”, la donna che dentro al cassetto al lavoro teneva riviste scientifiche e saggi storici, quella stessa donna che avevo imparato a conoscere come l’emblema dell’indipendenza e dell’essere controcorrente, ora faceva parte di un gruppo di cammino. E non solo ne faceva parte, ma ne era una delle co-fondatrici. Chi era l’altra co-fondatrice? Naturalmente Elodie, la madre della mia nemesi. Tutti abbiamo avuto quella compagna di classe su cui, per qualche assurdo motivo, l’attenzione era sempre catalizzata. Quella compagna di classe che otteneva sempre la parte da protagonista nella recita scolastica, che alzava sempre la mano per prima e aveva il permesso di parlare anche quando non veniva interpellata; quella bambina che, nonostante i piedi piatti, era la capitana della squadra di pallavolo. La bambina a cui, quando la maestra voleva un caffè o aveva bisogno di fotocopie, assegnava sempre l’incarico… Ora che ci penso questo in realtà non era un privilegio, ho sempre avuto ben chiaro fin da piccola il concetto di sfruttamento. Ma assegnare il ruolo di protagonista nelle recite scolastiche a qualcun altro in cinque benedetti anni di scuola non avrebbe guastato. Ebbene, mia madre si era messa in società con la madre di quella bambina, Clara Oggioni, regina indiscussa delle recite natalizie. Ero così scioccata che non riuscii ad articolare nulla se non uno sconcertato: -Ma perché?-

-Perché no?- fu la risposta di mia madre.

Due parole secche in risposta a due parole secche. Tre sillabe contro tre sillabe che racchiudevano più di mille parole. Le mie dimostravano chiusura mentale alla possibilità di rivalutare persone e situazioni; quelle di mia madre veicolavano un forte messaggio di apertura alla vita che altri avrebbero tradotto in “Carpe diem”. Non si smette proprio mai di imparare dai propri genitori.

-Quindi non è più quella donna dalla voce stridula che cercava di ingraziarsi tutte le insegnanti senza motivo, visto che comunque sua figlia era un piccolo genietto, e che a ogni partita di pallavolo urlava a squarciagola il nome di Clara, nonostante la “gnometta” non segnasse mai un punto?-

Da dove usciva tutta quella cattiveria? Che diavolo di effetto mi faceva Piantorto?

-Suvvia, Elisa, non essere così rancorosa. Sono passati tanti anni.-

-Non sono rancorosa, è vero che Clara veniva sempre scelta per fare la protagonista.-

Sguardo di rimprovero e disappunto da parte di mia madre.

-Ebbene, le persone cambiano. Elodie è una persona molto gentile e una gran camminatrice.-

Ora lo sguardo di disapprovazione toccava a me: chiunque sapeva che Elodie non era affatto una camminatrice.

-E va bene, non sarà una gran camminatrice, ma è una donna dedita alle sue passioni. Abbiamo messo su un bel gruppo, dovresti unirti a noi qualche volta.-

Non mi fu possibile nascondere l’espressione di terrore a quella prospettiva nefasta. Trascorrere ore insieme alle madri di tutti quei compagni di scuola di cui avevo volontariamente e felicemente perso le tracce? L’incubo che diventa realtà.

-Pensa che Clara adesso insegna. Italiano. Alle scuole medie.-

Tutte quelle informazioni snocciolate come se fossero saltate fuori casualmente e mia madre non ci stesse davvero pensando. Cosa mi stava nascondendo?

-Buon per lei. E tu, papà? Cos’è questa storia del gruppo degli imprenditori?- mi avvicinai a mio padre mentre disponeva i piatti nella lavastoviglie in maniera molto minuziosa con un metodo ormai rodato. Non avrebbe lasciato fare quel compito a nessun altro: poteva fidarsi solo di se stesso.

-È una specie di corso per quelli che come me non hanno potuto prendere il diploma, ma hanno avviato una propria attività. Siamo tutti lavoratori in proprio che si danno una mano, ognuno con delle conoscenze in campi diversi. Ci sono degli esperti che ci danno indicazioni su come migliorare le nostre attività. Siamo una fucina di idee.-

Tutto mi sarei aspettata, ma non che Piantorto nascondesse una fucina di idee.

Dopo dodici mesi trascorsi all’estero, non credevo che avrei avuto ancora così tanto da apprendere da Piantorto, eppure le sorprese non finiscono mai. E quella sera aveva in serbo per me ulteriori rivelazioni.

-È arrivata questa per te. Ormai già da un paio di mesi.-

Non capivo questa nuova tendenza di mia madre a troncare le frasi e isolare le parole. Magari era una moda iniziata dal suo gruppo di cammino. I genitori a una certa età possono diventare come gli adolescenti: imprevedibili.

Mi allungò una busta estremamente elegante e tristemente austera. Due semplici fiori dorati adornati da due foglioline decoravano il davanti, mentre sul retro erano intrecciati dei nomi scritti con un font illeggibile. Aprii la busta fingendo di non notare la curiosità dei miei genitori che cercavano di dissimulare il loro atteggiamento impegnandosi in attività di copertura: mia madre sfogliava un numero di Focus con noncuranza (per fortuna leggeva ancora riviste scientifiche), mentre mio padre, una volta avviata la lavastoviglie, si mise a fare zapping. Intanto, io aprii la busta. Un biglietto rosa pallido, decisamente inadeguato all’involucro, si presentò alla mia vista. Lo sconcerto cominciò a farsi largo sulla mia fronte e l’indignazione agli angoli della bocca. Chi mi mandava un biglietto di così cattivo gusto e perché?

Una data. Esattamente un mese e cinque giorni dopo.

Doveva trattarsi di qualche evento o ricorrenza. Un battesimo? Non conoscevo nessuno con figli neonati. Un invito per una baby shower, evento molto di moda ormai? Non avevo amiche a Piantorto. Di che altro poteva trattarsi?

-Avanti, aprilo- mi incitò mio padre, senza lasciarmi godere quei minuti di sana attesa e dubbio in cui ancora tutto poteva essere e nulla era.

Una partecipazione di nozze.

Clara Oggioni.

E Irien Bovini.

Clara Oggioni e Irien Bovini?!

Di Clara ho già profusamente parlato, molto più di quanto ella meriti. Irien, invece, è un tasto dolente. O meglio, è un tasto che una volta è stato dolente e ora non è più nulla.

I Bovini sono una famiglia piuttosto eccentrica di Piantorto. I genitori sono architetti che hanno dato vita a una delle costruzioni più degne di nota del circondario. Ci sono stati addirittura turisti venuti a Piantorto solo per visitare la loro casa! Il concetto, bisogna ammettere, è molto interessante. Hanno voluto creare un’abitazione che avesse come leitmotiv i quattro elementi. La terra è rappresentata dal giardino, ovviamente, che si basa sui motivi dei giardini zen giapponesi: un percorso di ciottoli circondato da una fitta ghiaia bianca che si conclude in una sorta di anfiteatro di bonsai al cui centro svetta una piccola pagoda, una sorta di pensatoio. L’acqua, senza molti sforzi mentali, è rappresentata da un laghetto abitato da tartarughe e carpe coi, specie piuttosto rara, ma indispensabile alla riuscita del progetto. Per simboleggiare l’aria si sono rifatti all’idea di ricreare un cielo stellato all’aperto (no, il cielo reale non era sufficiente), perciò hanno steso una rete di lucine a energia solare che si accende di sera e vuole appunto simulare le stelle nel cielo. Il concetto prosegue anche sotto la tettoia degli attrezzi punteggiata di altrettante lucine. Il tema dell’aria viene ripreso all’interno della casa il cui soffitto è dominato da soli, nuvolette e rondinelle in ogni stanza. In ogni stanza. L’ultimo elemento, il fuoco, trova la sua rappresentazione nelle fiamme dipinte che circondano il camino e si allungano tentando di raggiungere il soffitto. Qualche lapillo sembra fuggire, trasformandosi in piccole braci ardenti sul pavimento che formano una pista fino ad arrivare alla panca in cui sono riposti i ceppi da ardere nel vero caminetto. Non mi dilungherò oltre nella descrizione della casa, perché impiegherei troppo tempo a indicarne tutti i particolari degni di nota. Questa breve panoramica era però necessaria per dare un esempio pratico dell’eccentricità vigente nella famiglia Bovini e per provare a spiegare le menti contorte che avevano partorito i nomi dei loro tre figli. I fratelli Irien, Ermes e Yanko Bovini erano conosciuti da tutti in paese. Se non per le loro origini, sicuramente per la loro bellezza. Sì, su questo devo dare ragione alla massa: erano davvero dei bei ragazzi. Ed erano molto solari, intraprendenti, divertenti, in particolare Irien. Con cui mi fidanzai alla fine del liceo e con il quale ebbi una relazione durata cinque lunghi anni, prima che io lo lasciassi per andarmene da casa per un anno.

Cosa mai potrà accadere in dodici mesi di assenza?

Il matrimonio tra Irien, il mio ex fidanzato (lo ripeto nel caso non fosse chiaro) e Clara Oggioni, la mia nemesi.

-Non volevo dirtelo per telefono, sai, non sapevo come avresti reagito- spiegò mia madre, cercando di sondare il terreno.

La guardai con occhi che dovevano apparire spiritati, perché lei sussultò.

-Come dovrei reagire, mamma? Non sto più con Irien, ricordi?-

-Certo, ma visti i trascorsi pensavo…-

-Non c’è niente da pensare. Sono felice per loro- mentii, ricacciando in gola la frustrazione repressa.

-Oh, tanto meglio allora. Sai, aspettano un bambino.-

Lo shock mi paralizzò e per qualche minuto buono non riuscii a pronunciare una sola parola di senso compiuto.

Serie: I viaggi di Elisa C. Ritorno a Piantorto


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Piaciuti moltissimo i genitori e la loro caratterizzazione. Un anno, a volte, racchiude una vita intera: nello specifico quella in grembo all’odiata (magari il termine è un po’ forte) nemesi. La povera Elisa si è davvero fiondata in una realtà completamente diversa, dove tutto è andato avanti senza di lei.

    1. D’altronde ognuno è protagonista della propria vita e bisogna farsi una ragione del fatto che, anche se noi non siamo presenti, le vite degli altri vanno avanti. Di certo, ad Elisa è andata parecchio male!

  2. “Cosa mai potrà accadere in dodici mesi di assenza?Il matrimonio tra Irien, il mio ex fidanzato (lo ripeto nel caso non fosse chiaro) e Clara Oggioni, la mia nemesi.”
    Condizioni sufficienti per tornare all’estero