La Monaca Santa

Serie: Fiabe apocrife

In un’epoca molto remota, quando ancora sui Monti Apuani regnava la saggezza del mago Aronte, altri maghi e altri impostori cercavano di usurpare il seggio occupato con meritato ardore dall’antico vegliardo. Egli difendeva le montagne dalla follia degli umani abbracciandole con le sue spalle larghe e nascondendole alla furia che veniva dal mare.

Un giorno però, proprio dal mare, arrivò una giovane donna di cui le cronache locali ignorano il nome. Pare fosse – e noi accoglieremo il fatto come vero – la terza figlia di Santa Monica di Ippona, già madre del più famoso Agostino.

La fanciulla, infatti, sbarcò nel porto di Luni dopo aver cercato di raggiungere invano sua madre e suo fratello che, dopo aver incontrato il vescovo di Milano, tornavano ad Ippona (ricca e fiorente città del nord Africa) carichi di sapienza e di castità.

Dalla nave la ragazza, che era sempre vissuta nascosta agli sguardi della gente, vide per la prima volta il mare, le genti e gli animali che lo abitano, l’orizzonte lontano e le dita rosate dell’alba sulla distesa profonda del mare. Dentro di lei nacque un’ispirazione profonda, nutrita dagli insegnamenti filosofici della madre che, seppure nata femmina, non le aveva negato lo studio e le letture più aggiornate dell’epoca.

Così si narra che una notte, poco prima di sbarcare in terra apuana, una voce la chiamò durante il sonno mentre dormiva nella sua cuccetta: “Vitam amat, vitam amat, vitam amat …..”

Allora il giorno dopo sbarcò, pronta ad entrare finalmente nel mondo e ad assaporare la vita.

Camminò verso i monti per diversi giorni, a piedi nudi, senza mangiare, con la testa piena di emozioni e gli occhi bagnati dalle lacrime. Voleva guardare il mare dall’alto per capire se fosse possibile abbracciarlo tutto con lo sguardo ma il suo fisico non resse la fatica e nel giro di un giorno, indebolita dallo sforzo, fu costretta a fermarsi in una locanda che incontrò per caso lungo la strada.

Fu accolta in un’ampia cucina fuligginosa: un enorme camino ardeva in una angolo e lì davanti alcune donne fumavano lunghe pipe masticando tabacco e sputando nella cenere. La pece ricopriva in parte i loro volti ma, alle loro spalle, una donna ben più prosperosa e imbellettata le incalzava dando loro consigli su come abbigliarsi e come comportarsi con gli uomini.

La fanciulla chiese subito informazioni su dove fosse finita, che luogo fosse quello ma non capì subito – forse per una sua innata fiducia nel genere umano – in quale guaio stava per cacciarsi.

Le venne offerto cibo, un letto per dormire e una spiegazione in cui credere: era in un antico monastero cenobita; qui avrebbe ottenuto tutto l’amore di cui aveva bisogno, un tetto, degli abiti nuovi e un bagno per lavarsi e diventare sempre più bella agghindandosi con strass e mostrine luccicanti.

La donna prosperosa e dai modi celatamente provocanti, nient’altro era che la badessa del monastero e, a furor di popolo, era ritenuta una vera e propria santa, quasi una leggenda vivente con la sua condotta irreprensibile e l’amore che profondeva verso l’umanità.

E di ciò nessuno dubitava, né la Chiesa dell’epoca aveva ancora appoggiato la sua mano inquisitoria sulla spalla della scaltra badessa.

Insomma, si narra che l’onesta fanciulla, nel giro di pochi mesi, diventasse la novizia preferita della santa che aveva già pianificato per lei un futuro di leggiadri appuntamenti e di economiche avventure a pagamento.

La leggenda vuole però che proprio la notte in cui si sarebbe dovuto svolgere il suo primo incontro con il demonio – così la badessa chiamava i villani che era solita convocare durante gli incontri organizzati con le sue novizie per prepararle a sopportare meglio le tentazioni a cui presto avrebbero dovuto rinunciare- la ragazza, messa di fronte ad un adolescente smunto e sporco che per poche lira cercava goffamente di abbracciarla, si accorse subito che quel disgraziato analfabeta e dallo sguardo ebete non era altro che un povero diavolo e che non aveva nulla a che fare con l’angelo bellissimo e dannato di cui aveva letto nei libri di sua madre.

Scappò con tutta la sua forza e la monaca santa non riuscì a trattenere il suo impeto e il suo desiderio di libertà. Corse a più non posso attraverso i boschi mentre la badessa la malediceva da lontano, ma all’epoca – e per fortuna – non esistevano i social network e la santa donna non poté né intercettarla né individuare le sue tracce per impedirle di raccontare l’accaduto.

La ragazza raggiunse velocemente le vette più alte delle Apuane – là dove ronca lo carrarese – e qui fu accolta dal mago Aronte che si stupì del fatto che dal mare lontano potesse arrivare – così all’improvviso – un tale vento di passione e di giovinezza.

La Fama tuttavia fu ancora più veloce della fanciulla perché, subito dopo il malaugurato incidente, tra la gente del villaggio si sparse la voce che il ‘povero diavolo’ – messo alle strette dalla badessa infuriata – era costretto ora a prostituirsi al posto della giovane che si era fatto scappare. La famiglia del giovane tornò a gran voce a reclamarlo e urlò allo scandalo perché va bene la santità femminile, ma a quella maschile non erano ancora pronti!

In breve il convento fu preso d’assalto e la badessa con le sue inservienti arse vive nel loro largo camino.

La Chiesa tuttavia, informata dell’accaduto, mise tutto a tacere: fatto sparire il giovane inebetito di cui non resta traccia alcuna, si parlò di un equivoco e le ceneri della badessa furono proclamate sante, inviolabili e portatrici di fertilità.

Così, ancora oggi, tra le genti del luogo, si usa andare ogni anno in processione nel luogo in cui sorgeva il convento e le donne – dopo aver acceso un grosso falò e brindato con del vino – pregano in questo modo invocato la Monaca Santa: “Vieni buon diavolo e toccaci con le tue fiamme/ che la monaca santa ci protegga dal peccato/ perché non resterà illeso chi sarà baciato dalle tue lingue infuocate/ e il suo ventre subito sarà gonfio di te.”

Di Aronte e della fanciulla, invece, non abbiamo più notizie ma siamo sicuri che seppero gestire con saggezza la loro longevità.

 

Serie: Fiabe apocrife
  • Episodio 1: La Monaca Santa
  • Episodio 2: La vera leggenda di San Valentino
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    Discussioni

    1. Grazie mille per averla letta e apprezzata.. sto preparando la prossima “puntata” … in realtà si tratta di una sorta di calendario con storia ‘inventate’ di santi moderni. 😉

    2. Grazie mille per averla letta e apprezzata.. sto preparando la prossima “puntata” … in realtà si tratta di una serie di calendario con storia ‘inventate’ di santi moderni. 😉

    3. Ciao Milton, piacere di fare la tua conoscenza.
      Mi è piaciuta questa tua favola apocrifa, sono felicissima che tu abbia deciso di proporci una serie. Interessante, ironica, mi hai intrattenuto e regalato un bel sorriso.

    4. “Corse a più non posso attraverso i boschi mentre la badessa la malediceva da lontano, ma all’epoca – e per fortuna – non esistevano i social network e la santa donna non poté né intercettarla né individuare le sue tracce “
      Questo passaggio mi è piaciuto ?