La morte di un guerriero

Serie: Guerra Euro-Cinese


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Continua la guerra nel Caucaso

I NuFoS scesero dai monti come stambecchi. A Pico vennero in mente i krampus delle leggende friulane. I NuFoS erano i nuovi krampus del Caucaso.

Grazie all’attacco alla base di Pir Bolagh, Pico non solo aveva fatto bella figura con i media georgiani, ma adesso si poteva permettere di attaccare il quartier generale iraniano ad Aniq.

La vallata era tutta davanti a lui, sarebbe stato bello visitarla con sua moglie, ma adesso doveva pensare ad affrontare l’Iran.

L’Iran, alleato della Repubblica Popolare Cinese.

Grazie al buio, i “krampus” scesero in fondo alla vallata, si mossero a rastrello seguiti dai georgiani che si comportavano in maniera poco professionale. Era una fortuna che sino a quel momento non fosse successo nulla di grave, al massimo pochi morti fra i georgiani, ma Pico non desiderava che neppure uno dei suoi uomini morisse per colpa di una lacuna di un georgiano e, per questo motivo, contattò via radio Atar.

«Cosa vuole, tenente? Non è contento della bella figura che le ho fatto fare?».

«Certo, Atar, ma ti prego di tenere d’occhio i tuoi uomini. Come vedi, stanno facendo baccano e questo non ce lo possiamo permettere dato che non siamo in vacanza».

A Pico sembrò che Atar si fosse offeso:

«Sono sicuro che i miei uomini siano irreprensibili, il loro comportamento è ineccepibile. Forse voi italiani ci guardate con superiorità perché il vostro è un paese più ricco…».

Pico stava per interromperlo per fargli notare che non doveva fare la vittima, ma a bloccarli tutti e due ci pensò una raffica che squarciò l’aria impregnata di tenebre.

Un principio di sparatoria.

Ad aver fatto fuoco erano stati alcuni AK2000 del quartier generale che stavano attaccando.

Come piccole colonne, le squadre occidentali si mossero all’attacco.

Pico lasciò perdere Atar e ordinò alla seconda e la terza di convergere su dove si stava sparando, la prima e la quarta avrebbero sorvegliato il retro, la quinta avrebbe dato manforte con le granate e i PM13PDW.

Dall’alto della collina, Pico assisté alla scena dell’attacco. Si compiacque di vedere le sue squadre sopprimere i resistenti, poi avanzare come rulli compressori.

Fece un cenno al caporalmaggiore. «Scendiamo».

Il caporalmaggiore obbedì, la squadra comando discese dalle alture.

Come Pico aveva previsto – nulla era cambiato! – i georgiani continuavano a fare chiasso trasformando il campo di battaglia in una rissa rumorosa da discoteca invece che uno scontro asettico in cui al massimo ci si sporcava di sabbia e sangue.

Pico fece il suo ingresso nella cittadina di Aniq e vide davanti a sé il QG, una fortezza di sacchi di sabbia, reticolati e casematte in cui le fiammate degli spari danzavano come se fosse la Notte del Monte Calvo.

«Attacco! Attacco! Attacco!» risuonavano le voci via radio.

Pico, brandendo l’AR100 e la Beretta 99, entrò nel QG e vide alcuni cadaveri ridotti a sacchi della spazzatura.

Nemici.

I georgiani li seguirono e se i NuFoS erano rigidi e disciplinati come ci si aspettava dai corpi speciali, i guerriglieri saccheggiarono e diedero fuoco a ogni cosa.

Pico si trattenne un momento per sbraitare: «Datevi una calmata». Entrò in un ufficio, recuperò una chiavetta USB che sarebbe servita parecchio al comando a Tbilisi, fece per un uscire ma vide davanti a sé Atar. «Atar» lo accolse.

Il georgiano sorrise, poi sputò sangue. Crollò a terra.

La morte di un guerriero.

Ma indisciplinato.

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