La Notte 

Serie: 12 STORIE


Mi piace guidare di notte, si mi piace sentire l’aria fresca dalla mia cabrio. Mi piace chiudere gli occhi. Chiudo gli occhi e cerco di guidare il più possibile senza guardare la strada, è  un rischio calcolato qualcosa che mi diverte e mi procura un leggero brivido, solitamente parto da cinque secondi cinque, quattro, tre, due, uno, ripeto mentalmente i numeri nella mia testa, rimbalzano ritmicamente i numeri nella mia testa, accelero e  sono ancora vivo ! Ancora voglio un brivido, si ricomincia, chiudo gli occhi e  ancora una volta, ancora più difficile, dieci, nove, otto, sette, sei, cinque, quattro, tre, due, uno, e più aumento il tempo  più mi batte il cuore, più batte il cuore  più il mio piede accelera più  accelero più sento la  paura che mi trafigge. Questa cosa mi diverte, mi ha sempre divertito, fin da piccolo, fin dal primo giorno di vita credo ma non ricordo esattamente quando ho cominciato con questo gioco, probabilmente a 16 anni, la prima moto ? Oppure a diciotto ? Non lo so cerco di sforzarmi ma non ho ricordi di quel periodo, troppe droghe oppure poche cose interessanti da ricordare, il cervello è un contenitore strano, ho ricordi di quando avevo cinque sei anni ma nessuno ad esempio dei quindici, qualche foto sbiadita in qualche cassetto e niente più. Mi piace il rischio mi piace correre sulla lama del destino, amo scommettere, ma non amo perdere, due cose apparentemente in contrasto tra loro eppure sono la faccia della stessa moneta, non c’è vittoria senza rischio, non si vince senza rischiare, quanto è sottili la linea che separa un vincitore da un perdente ? Solitamente amo fermarmi vicino al mio vecchio campo sportivo, non sono mai stato un grande sportivo, ma ricordo le serate alla fine delle partite, ricordo le bevute in compagnia,  mi piace parcheggiarmi proprio al limitare del campo e osservare il cielo di notte, il cielo di notte è qualcosa di particolare ci rende  piccoli, quasi insignificanti. L’autoradio suona, ogni momento è un buono per un Bon  Jovi targato 1986, a un certo punto smette di cantare lo sento sempre più distante.Sempre piaciuto il caro Jovi musica rock giusto ritmo giusto stile amavo quel giochino con la con la chitarra mi ha sempre fatto impazzire modulare la voce al suono della chitarra one one one cerco qualche stella non ci sono stelle stanotte ho i brividi.Un cielo senza stelle fa sempre più paura perché le stelle sono una speranza una piccola luce in mezzo al nero più completo della notte, “no non c’è nemmeno un cazzo  di stella in questa cazzo di  notte”. Mi arrampico sui sedili in pelle beige della macchina ! In piedi voglio cercare di guardare meglio, mi stropiccio il viso, la mia faccia cazzo, dove è esattamente la mia faccia ?  Risalgo lentamente dal mento fino alla fronte, gli occhiali da sole a mezzanotte rido, alzo i Ray Ban mi stropicciò gli occhi come un bambino appena svegliato mi guardo intorno, è gigantesco e assordante il silenzio, il silenzio  è gigantesco e quasi assordante. Questa sera non ho ancora mangiato niente bevuto nulla e sono ovviamente completamente pulito. Apro lo sportello dell’auto è pesante, ferro, metallo cromato e pesante, freddo stabile e sicuro. Scendo di fretta quasi avessi un appuntamento ma non ho nessun ad aspettarmi, mi appoggio sul cofano della macchina accendo una sigaretta e fisso il campo sportivo cerco d’immaginare quanto sia grande. Sinceramente non è che mi interessi, è strano come si cerchino elementi terreni per ancorarsi alla propria realtà.Cerco di concentrarmi su qualcosa di piccolo quasi a bilanciare la vastità del cielo sopra di me, penso perché la gente ha paura del cielo?Alzo  gli occhi ancora una volta e sembra quasi che mi voglia cascare addosso, la notte è  minacciosa o sono minacciosi i miei pensieri ? Mi sento braccato, spaventato,  sto sudando freddo ansia panico, sento un nodo in gola come se qualcuno volesse strozzarmi allento il nodo  della cravatta prendo un attimo di respiro, finalmente riesco a respirare,  tolgo la giacca fa troppo caldo ci saranno trenta trentacinque gradi  e un vento caldo umido appiccicaticcio e  pesante  blocca i miei  movimenti,  è una fottutissima notte, buia risalgo in macchina velocemente ho una brutta sensazione, ho paura che succeda qualcosa, salto in macchina aggiustato lo  specchietto mi infilo  i miei occhiali come fosse estate non voglio che si vedano le occhiaie,  ho le pupille completamente dilatate accendo lo stereo e torna Bon Jovi torno a  cantare e sorridere ingrano la retromarcia senza nemmeno pensarci e riparto,  schiaccio l’acceleratore una nuvola di fumo appare magicamente dietro di me, schizzano terra e sassi come se piovesse,  una nuvola di fumo e finalmente un po’ di aria. Rallento, sono freddo calmo, quasi gelido, metto la freccia e torno magicamente sulla strada  principale. Non c’è nessuno sembra, scoppiata una bomba atomica un mi sembra di stare sul set di un film nessuna luce nessun lampione. Poco dopo chiudo gli occhi e ricomincio il mio gioco, chiudo gli occhi acceleratore e via  cinque quattro tre due uno,  rido, rido e grido sono completamente senza controllo butto un occhio sul contachilometri 217 km orari sono un proiettile sparato contro l’universo sono un fottuto proiettile che vaga senza meta,217 km/h 220 222 230 comincio ad avere freddo sento il  limitatore del motore arrivare a salvarmi, la macchina ha paura sta rallentando.Non ho voglia di tornare a casa continuo a vagare nel nulla, strada dopo strada chilometri dopo chilometri non ho una meta precisa so solo che non voglio tornare a casa. Chissà perché poi la gente ha paura del cielo senza stelle.

Serie: 12 STORIE


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa, Young Adult

Letture correlate

Discussioni

  1. Ambientazione, pesantezza e vuoto sincronizzati in un continuo crescendo del ritmo. Il campo sportivo vuoto chiama il cielo anch’ esso vuoto in assenza di stelle.
    Nel vuoto di questa totatale assenza si formano i pensieri del protagonista a cui non resta che misurarsi con la strada per scelta e per sfida.
    La chiusura è perfetta.