La panchina

Un giorno d’estate, il caldo attanaglia le anime, le coscienze; mentre tutto, rumorosamente, scorre nelle strade e nelle piazze di quella cittadina, là ai confini del mare, due uomini, seduti su una panchina, silenziosamente, osservano il mare.

Il mare, la nostra vita, pensano entrambi. I pensieri si susseguono, si sovrappongono, si accavallano, cozzano tra loro. La vita scorre veloce, lì davanti a loro, guardando il mare.

Il mare che ci ha dato gioie, dolori, ricchezze, tristezze, pensano tutti e due.

Il più vecchio. Pescatore, di quelli antichi, quando pescare era fatica.

Il più giovane. Velista, che della passione per andar per mare ne ha fatta una professione.

Il vecchio guarda il mare e ricorda le tempeste, le paure, le notti, i giorni, uguali ma sempre diversi, sempre passati là in quella distesa azzurra. Ricorda quando da bambino, si era recato al largo, con la barca del padre, pescatore anche lui, assieme al fratello, per pescare per la prima volta, ricorda l’emozione della prima rete calata e della prima rete issata a bordo, ricorda il dibattersi dei pesci, vogliosi di tornare in mare. Vogliosi, come lui, adesso. Ricorda le casse piene, gli affari al mercato, che gli hanno permesso di vivere e di far vivere la sua famiglia, di crescere i suoi figli ormai “studiati” e lontani. Ricorda l’ultima volta che è stato per mare, ormai anziano, stanco e solo, il padre ed il fratello, solo un ricordo lontano, perché il mare se li è portati con sé. Pensa sono rimasto solo a guardare il mare.

Anche il giovane, guarda il mare, ripensa alle regate, alle vittorie, alle sconfitte, agli onori, ai fiaschi, ai venti sbagliati, alle strambate vincenti. Ripensa alla prima volta che è salito su una barca a vela, bambino, con papà che gli insegnava. Pensa all’ultima regata, al suo sbaglio, che tanto gli è costato. Ripensa ai podi, ai premi, alla sua bella macchina, alla villa, a tutto quello che il mare gli ha regalato. Ripensa anche a lei, che proprio ieri se n’è andata, dicendo scegli o me o lui. Pensa che è rimasto solo a guardare il mare.

Mentre tutti questi pensieri fanno un immenso rumore nella loro testa, si alzano, si guardano e senza parlare si allontanano. Sanno che si ritroveranno, prima o poi, un altro giorno, lì su quella panchina a guardare il mare.

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Discussioni

  1. Stesso luogo, stesso mare, generazioni diverse. Gli occhi del padre e del figlio fissi sullo stesso oggetto, ma scatenano ricordi e suggestioni distinte. Ci ho visto una semplice ed efficace metafora della visione – sempre diversa – fra le generazioni. Bel messaggio.

  2. Che meraviglia, sotto un certo aspetto il vecchio mi ricorda il protagonista anziano de il vecchio e il mare con la sua dolce nostalgia che non è da meno nel giovane protagonista di questa storia.

  3. In attesa del lab che correggerai?, ho letto questo tuo primo racconto… il mare, i ricordi dei bei tempi, la nostalgia… per un attimo anch’io ero con loro, lì, seduto sulla panchina, a ricordare…

  4. Un confronto fra generazioni.
    La speranza che, i successi e le sconfitte, possano essere l’anello di congiunzione fra mondi al momento separati.
    La panchina resterà forse vuota per molto tempo, ma prima o poi…
    Probabilmente mi sono spinto “un po’ più in là” nella mia espressione, ma questo è ciò che mi ha trasmesso il tuo scritto.