La paura del ritorno

Serie: Lascia che passi la notte


Sebastiano e Annalisa sono sposati, hanno un figlio, ma da un anno e mezzo vivono su due continenti diversi. Tra le macerie di due cuori feriti può nascere qualcosa di buono?

Non era pronto a rivederla. Aveva aspettato per un anno e mezzo la notizia del suo ritorno,immaginato di prenderla tra le braccia, farla volteggiare e dirle che non l’avrebbe mai più lasciata andare lontano da loro. Però, ora che mancava poco al suo rientro, aveva paura. Preferiva saperla dall’altra parte del mondo, piuttosto che ritrovarsela davanti e leggerle negli occhi la verità. Il loro amore era finito, forse non era mai esistito. Lei era sempre appartenuta a un altro.

“Papà, papà, posso andare a giocare?” seduto al suo fianco, Valentino cercava di attirarne l’attenzione con una manina sul braccio, la bocca imbrattata di sugo e un piatto vuoto per metà. La pasta della nonna era la migliore del mondo, ma il richiamo dei suoi cugini era decisamente più forte. Sebastiano si distolse dai suoi pensieri e gli rispose con voce paziente: “Solo se finisci di mangiare, lo sai che non si lascia niente nel piatto.”

“Ma io non ho più fame!” protestò con voce lamentosa il piccolo, poi cercò speranzoso gli occhi di sua nonna. Rita, che era abituata a sciogliersi davanti al suo nipote più piccolo, soprattutto da quando la sua mamma non c’era, ricevette un’occhiata eloquente dal figlio. 

“Avanti ninin, hai quasi finito. Poi c’è la torta che ti piace tanto! I tuoi cuginetti non scappano.”

Valentino arricciò la bocca, cercò come ultima speranza sua zia Laura, ma quando lei lo incoraggiò con un sorriso e l’occhiolino, riprese in mano la forchetta e, oscillando una gambetta, ricominciò a mangiare. Sebastiano gli allungò una carezza, poi incrociò lo sguardo di sua sorella che dopo averlo osservato con attenzione, con la scusa di sparecchiare, gli fece capire di seguirla in cucina. Lui obbedì docilmente, tanto a Laura non si sfuggiva. 

“Quindi, che succede?” lo affrontò lei dopo aver posato i piatti sul lavello. 

Con un sospiro buttò fuori quella che avrebbe dovuto essere una buona notizia. “Annalisa sta per tornare. Manca un mese.”

Laura sgranò gli occhi esclamando: “E lo dici con quella voce da funerale!?! Perché non stai saltando come un pazzo davanti ai miei occhi?”

“Perché non è una buona notizia” replicò lui con la stessa voce spenta.

Laura scrollò la testa e si portò una mano alla fronte, incredula. “Tua moglie sta per tornare nel vostro nido dopo oltre un anno di assenza, dopo tutto quello che hai sofferto e, per te, non è una buona notizia?!  Ma che fine ha fatto mio fratello?!”

“Che ne dite di rendere anche me partecipe dei vostri segreti?” A Rita non era sfuggita la mossa della sua primogenita per rimanere da sola con il fratello. Le aveva solo concesso un piccolo vantaggio, ma ora voleva sapere. Aveva intuito che in qualche modo centrava la nuora; si era fatta ingombrante con la sua lontananza. 

Sebastiano confermò parte dei suoi sospetti. “Anna sta per concludere il suo periodo all’estero, me lo ha detto due sere fa. Rientrerà tra un mese e io non so come affrontare la questione, non so neanche come dirlo a Vale.” 

Laura, con il suo solito senso pratico, intervenne: “ La mamma torna a casa, non c’è molto da dire”. Ma dietro le sue parole intuiva che non fosse così semplice. Valentino aveva quattro anni e, per un anno e mezzo, sua madre era stato soltanto un volto dietro uno schermo, a volte neppure troppo nitido; una serie di domande che lo distoglievano dai cartoni o dalle costruzioni prima di andare a letto la sera. In quell’anno e mezzo c’erano stati i nonni, la zia Laura e lo zio Max, i cuginetti con cui giocare la domenica dopo pranzo e, più di tutti, c’era stato papà. Era lui a rimboccargli le coperte e a stargli accanto aspettando di vederlo dormire; lui a portarlo all’asilo; lui ad allacciargli le scarpe e a soffiargli il nasino; lui a calmarlo quando aveva paura per il temporale. Valentino era cresciuto e la mamma era diventata quasi una sconosciuta. E, dopo averlo lasciato, era pronta a ricomparire nelle sue giornate come se non fosse mai mancata. 

Rita accarezzò una guancia del figlio e gli parlò con tenerezza. “Di cosa hai paura tesoro?”

Sebastiano strinse le labbra e inspirò profondamente, quasi avesse bisogno d’aria per buttare fuori le parole. “Ho paura che la vita di Vale venga di nuovo scombinata, ho paura che non si possa semplicemente ricominciare da dove avevamo lasciato e che lei non…” 

“Papà, papà!” Valentino spuntò all’improvviso, un po’ ridendo e un po’ impaurito, mentre i suoi due cugini lo rincorrevano armati di spade laser. Il bimbo si nascose tra le gambe di Sebastiano ripetendo: “Tana, tana! Non potete prendermi qui.”

“Ahi ahi, qui qualcuno rischia di saltare il dolce. Cosa ci fate con quelle armi? Non avevate detto che oggi sareste andati in bici con il nonno?” esclamò Rita fingendo un rimprovero. 

“Nonna, lui è un Jedi, dobbiamo fermarlo!” spiegò Simone, il più grande dei suoi nipoti.

“E poi, il nonno dorme” gli fece subito eco il fratello. Erano entrambe spiegazioni logiche.

 “Ah, certo! Quindi, preferite bloccare questo pericoloso Jedi, piuttosto che mangiare la mia torta” poi, si rivolse al bimbo più piccolo.” Anche tu la pensi così?” 

Continuando ad abbracciare le gambe del padre, Valentino spalancò gli occhi e la bocca insieme: “No, io voglio la torta!”

“Cosa dite, una tregua si può fare?” domandò Rita con la massima serietà a Simone e a suo fratello Pietro, ottenendo due sì convinti. Per la torta della nonna si poteva scendere a compromessi anche con il nemico. “Allora, filate di là e svegliate il nonno.”

Sebastiano piegò la bocca in un lieve sorriso. Era bella la sua famiglia, un grande abbraccio che si era stretto intorno a lui e a Valentino in quell’ultimo anno e mezzo. Annalisa ne faceva ancora parte? Gli era sembrato di vedere tristezza dietro al sorriso con cui gli aveva comunicato che sarebbe tornata in Italia. Tutto un altro sorriso rispetto a quando gli aveva spiegato l’imperdibile occasione per la sua carriera. 

 Laura gli assestò una gomitata affettuosa. “Hai affrontato febbri alte, recite, feste di compleanno piene di pesti urlanti e quando Anna per due giorni è risultata introvabile, ti ricordi? Ce la farai, fratello, hai passato di peggio.”

Sebastiano guardò sua sorella e scrollando appena la testa sorrise. Era stato come un funambolo in quei diciassette mesi, lo era stato da quando era iniziata la sua storia con Annalisa, a dir la verità. Il suo ritorno avrebbe smosso un po’ di melma, ma poi l’acqua sarebbe tornata limpida. Decise di dare ascolto alla solida concretezza di Laura, se non altro perché, spesso, il tempo le dava ragione.

Serie: Lascia che passi la notte


Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. Ciao Melania, inizio oggi, con grande ritardo, a leggere questa tua serie che mi ha colpito sin dal titolo. Mi ha ricordato la famosa frase della commedia napoletana ” ‘A da passa’ ‘a nuttata.”
    Di questo primo episodio mi ispira tenerezza il quadretto del nucleo familiare solidale che hai descritto con dolcezza, pur non essendo tutto limpido ciò che ancora non é emerso. Mi piace l’attribuzione dei ruoli – paterno e materno – e il lavoro all’estero della madre, che rendono questa storia molto attuale.
    La lettura scorre liscia, senza inciampi. Sono curiosa di conoscere come procede la storia.

    1. Ciao Maria Luisa, grazie di cuore per aver iniziato questa storia, non sai come mi fa piacere.
      Per il titolo ho preso proprio ispirazione dalla frase che hai scritto tu. L’avevo letta su un giornale e mi era rimasta impressa, quando è capitata la storia giusta l’ho trasformata in un titolo.

  2. Ciao Melania! Inizio questa nuova serie e già mi sembra di riconoscere i temi distintivi della tua narrativa. I legami famigliari, i sentimenti sopiti, le parole non dette, il perdonare e il perdonarsi… tutto caratterizzato benissimo con i tuoi personaggi umani, forti ma delicati. Tra l’altro hai costruito benissimo questa scena iniziale zeppa di personaggi, senza confondere il lettore e senza suggerire troppo. Complimenti 👏🏻

  3. “Valentino era cresciuto e la mamma era diventata quasi una sconosciuta. E, dopo averlo lasciato, era pronta a ricomparire nelle sue giornate come se non fosse mai mancata.” Mi chiedo se sia amore o convenienza? Forse insensibilità… Un’altra storia un’altra realtà. Tante che si contrastano in queste dinamiche familiari.

  4. Molto bello! Il racconto è decisamente coinvolgente e appassionante, anche grazie alla scrittura estremamente scorrevole, e mi piace il modo di far emergere le emozioni dei personaggi. Devo dire che non vedo l’ora di leggere i prossimi capitoli!😊

  5. Ci hai lasciati con una serie ‘densa’ e significativa e ti ritroviamo con una nuova idea tanto attuale quanto originale. Un’idea che sa di normalità e quotidianità, ma che già nasconde dietro l’angolo una complessità di situazioni e un intreccio di emozioni che quasi spaventano. Non spaventa invece la capacità che tu hai di srotolare e poi tornare ad arrotolare le anime dei tuoi personaggi come fossero delle tele. Mi piace moltissimo il fatto che il punto di vista protagonista sia quello di un padre. Una situazione che parrebbe rovesciata, mentre in realtà si presenta ogni giorno ai nostri occhi nella sua modernità. Fortunatamente la società è cambiata e cambia ogni giorno e le situazioni famigliari sono le più svariate e complesse. Tu ne hai scelta una in particolare per questa tua promettente serie. Noi siamo qui a leggerti.

  6. Bellissimo il titolo. Io che nei rapporti umani e nella vita sono un disastro, e ormai ci ho rinunciato convincermi del contrario, quando leggo le tue storie e i tuoi personaggi così umani e fieri nelle loro imperfezioni, mi sento meno sola e meno scema. E per questo ti ringrazio. ❤️