La persistenza della visione

Serie: Un'ora prima della mezzanotte


Hai presente quella lieve tachicardia che ti accompagna, quando non vedi l’ora di fare una cosa? Quella specie di adrenalina, di elettricità che ti senti addosso e che non riesci proprio a controllare? È una sensazione strana, che ti accompagna, qualunque gesto tu faccia, come quando ti accendi una sigaretta e te la tieni in bocca, mettendola di sguincio, mentre continui a fare altro; la sigaretta c’è, ma è come se non ci fosse. Anche Bea, si sentiva così, stringendo la borsa e allungando il passo, verso la stazione. Dio com’era tardi. Marco e i genitori di lui, la stavano aspettando. Ormai, la cena del lunedì era diventata una specie di rito. Riusciva a sentirselo con le orecchie, quel suo cuoricino, che pulsava ad un ritmo più sostenuto del solito. Una specie di colonna sonora che le dava il pilotto e le faceva apparire tutto il resto come assolutamente inerte, meccanico, ripetitivo e accessorio. L’agitazione che si portava dietro, riusciva a far gonfiare le cose dal di dentro e, poi, a farle scoppiare come fossero bolle di sapone, restituendole per quello che erano. Ogni singola azione procedeva per conto proprio, perdeva qualsiasi intenzionalità, qualsiasi volontà, tutto si riduceva ad un piccolo istante, diluito dentro un tempo infinito. Tipo quando sei in macchina e stai guidando e, alla fine, ti ritrovi davanti al garage di casa tua e non sai nemmeno come hai fatto. Anzi, peggio, se qualcuno ti chiedesse di raccontargli quello che ti è capitato di vedere, durante il tragitto, tu, probabilmente, non ricorderesti un accidente. Niente di niente. Bea camminava con passo spedito, tra la gente che, come lei, rientrava a casa dal lavoro. Dentro la testa aveva solo un pensiero, un chiodo fisso: aprire quel libro e leggerlo. Le sarebbe bastato anche solo guardarlo, sfogliarlo, o, meglio di niente, appoggiarci il naso, per annusarlo un po’. Un giorno, un mio amico mi ha parlato di un fenomeno che si chiama la persistenza della visione, cioè, una specie di illusione ottica, quella cosa per cui i nostri occhi trattengono, ancora per pochissimo tempo, un’immagine che è sparita dalla vista, dandoci l’impressione del movimento, come succede nei cartoni animati, come succede a Bea che s’affretta, arriva alla stazione, tira fuori l’abbonamento, lo poggia sul sensore magnetico, supera il tornello, scende una rampa, prende le scale mobili, svolta a sinistra, attende sulla piazzola, arriva il vagone, entra, trova un posto libero, si mette seduta, poggia la borsa sulle ginocchia, le portiere sbuffano e si chiudono. In realtà, mancherebbe il fatto che a Bea si vedono le guance leggermente arrossate, ma quella deve essere stata la corsa, per forza.

Serie: Un'ora prima della mezzanotte


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Discussioni

  1. Ciao Alberto, la persistenza della visione è un momento magico. La visione dell’ ultima cosa vista, o dell’ ultima cosa bella, interessante. Importante, vista, rimane impressa nel nostro cuore. Correre, scrollarsi di dosso il freddo lavoro per scaldarsi, annusando il libro bellissimo della propria vita, di quello che è importante e vitale fare e voler fare. Mi è piaciuto tanto. Grazie

  2. @Wolf Alfredo Lupo, per un errore interno questo racconto è stato pubblicato due volte.
    Rimuoviamo la seconda pubblicazione, ma copio qua il commento che avevi lasciato, di modo che l’autore possa leggerlo!

    Una lettura molto piacevole Alberto, i miei complimenti. Mi è piaciuta molto la descrizione delle azioni di Bea alla stazione, e la descrizione di quel fenomeno a me sconosciuto. Complimenti!! 👏👏👍

  3. Bello, anzi bellissimo! Molto originale e anche simpatica quell’immagine di Bea con le guance leggermente arrossate. In quel momento, durante la corsa, io ero lei, con il chiodo fisso e la visione persistente che si tramuta in un semplicissimo bisogno, quasi elementare. Aprire e leggere proprio quel libro. La frase messa li, a metà del racconto, come un punto da cui le parole si diramano come fosse un albero. Un po’ alla Baricco. Bravissimo

  4. Un inizio molto dinamico, scorrevole, che non tralascia il nucleo dell’episodio. È interessante accompagnare alla configurazione del personaggio questa caratteristica di persistenza retinica in un processo illusorio, la stessa che resta fondamentale per la visione di un film, come prerogativa essenziale senza la quale la sequenza rapida dei fotogrammi non sarebbe recepita nella sua fluidità e che accade all’interno di un qualsiasi processo di animazione. Questo particolare fu già affrontato agli albori con i fratelli Lumiére e ricordo che ne parlò anche il regista Ingmar Bergman. Originale e interessante, quindi, la materia viva, quindi visiva, su cui hai organizzato le scelte di questo tuo scritto.