
La Pozza dei Miracoli
Serie: Ai confini della Mappa
- Episodio 1: I. – “Rotta, Capitano?”
- Episodio 2: II. -La Piuma sul Cappello
- Episodio 3: III. – La Mappa del Tesoro
- Episodio 4: Il Re dei Pirati
- Episodio 5: I Mari dell’Est
- Episodio 6: Nostra Signora del Mare
- Episodio 7: La Pozza dei Miracoli
- Episodio 8: Mezzanotte
- Episodio 9: La Grande Avventura
- Episodio 10: Tifone
- Episodio 1: Diario del Capitano
- Episodio 2: L’Ultima Spiaggia
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Sul tavolo tutto rincorso di ghirigori -sgraffignato chissà a quale preziosissimo veliero- stesa sopra a tagli, incisioni da coltello e colpi di pistola, c’era una mappa; la fermavano a sinistra una dozzina di palle da sparo e a destra un pugnale seghettato fatto apposta per abbattere ogni tipo si avversario.
Lui si era imbarcato di nascosto per ascoltare i piani del suo papà e della sua ciurma, spiandoli da dentro un barile cavo, cercando di mandare a memoria tutto quello che riusciva a vedere e sentire.
Facendo così era scampato per miracolo a decine di pericolosissime avventure e aveva imparato un sacco di cose: che perdere la speranza è peccato gravissimo e che anzi, ancor di più, che vivere nel coraggio era “un dovere di ogni vero Pirata…” -gli disse quella volta, quando poi venne sgamato nel barile ad origliare.
Ma ormai la mappa lui l’aveva vista, e non dimenticava mai niente -manco una parola, e sapeva benissimo come e dove cercarla.
Giovan Maria de’ Nicefòri, Capitano di vascello per grazia ricevuta, era partito alla volta dei Mari dell’Est e non aveva più fatto ritorno.
*
Il vecchio Lenti Storte gli stava parlando al di sopra delle innumerevoli chitarre che si combattevano a colpi di flamenco nella taverna del molo.
Lui l’aveva visto vincere un duello su una spiaggia, sciabola contro sciabola, mentre sgocciolava birra dal boccale schivando e parando. Si trovava lì perché aveva sbagliato rotta “alla ricerca -gli sussurrò- della tomba del Commodoro Thiago e del suo immenso tesoro”.
Strisciava, camminando storto a guisa di uncino, una lunghissima giacca color di legno piena piena di tasche, dentro e fuori, e in quelle tasche ci metteva mani per tirare fuori ogni volta una cosa diversa.
Quella volta in particolare, ravanando due minuti se n’era uscito con un libricino tutto zozzo. Ci si trovava dentro ogni sorta di leggenda, avventura, mistero e appunti di viaggio che s’era preso il vecchio da quand’era piccolo e buono di vista.
Si riconobbero vicendevolmente come fanciulli e studiarono tutta la notte per decifrare i segni e le scritture: partirono all’indomani salutando da lontano il proprietario della nave, che era stato preso a ceffoni dai tizi che avrebbe voluto vendere per schiavi.
Si diressero quindi a Ovest, ma senza sapere bene dove.
*
Per colpa di una bussola maledetta che indicava sempre la strada peggiore da seguire, di un giro di rum di troppo, di giorni interi a caccia di squali per sfamare l’equipaggio, caddero in una secca e partì un incubo a occhi aperti che li tormentò facendogli perdere la cognizione del tempo. Si dicevano cose cattive l’un l’altro, mormoravano fra di loro ammazzando la carità e lo spirito fraterno che li legava per vincolo di pirateria. Di lì a poco se le diedero di santa ragione, cercarono di ferirsi in ogni modo e con ogni mezzo, si spararono addosso ferendosi quasi alla morte.
Prima che una tale disgrazia si abbattesse sulla nave, maledicendola, il già Capitan José Maria trafisse tutte le accuse e gli improperi che si lanciavano, facendo cadere l’inganno: perché scoprirono così di essere stati abbordati all’arrembaggio da una nave fantasma. Erano circondati dai dannati caduti in mare, che continuavano a parlargli in testa col veleno del rancore, dell’odio, che incitavano in continuazione alla violenza.
Ma poiché non si combatte contro una nave fantasma se non in questo modo -badate che non vi capiti, una volta o l’altra-, ne uscirono vittoriosi perché è importante stare coi piedi per terra e non dare ascolto ai fantasmi.
Il bagliore spettrale che illuminava e tingeva di verde cielo e mare, urlava da tutte le parti ch’era un tratto stregato: che dovevano andarsene al più presto prima di cominciare ad incontrare ossa di morti rianimate e mostri che si spacciano per uomini.
Era facile che accadesse una cosa del genere.
A bordo della Doblone, affondata un’ottantina di anni prima e rivista vagolare sopra le onde sul far della sera agli orizzonti, trovarono quel che di solito si trova nelle stanze di una nave fantasma: una reliquia e un prigioniero; strano a dirsi, sono questi gli sventurati che hanno ceduto ai tranelli e si sono lasciati mettere ai ferri da fantasmi.
Questo lo trovarono nell’ultima cella della stiva, pelle e ossa, che si grattava la testa in un angolo: il Codice parla di certe cortesie fra pirati, tipo aiutare all’evasione per sventura ed avventura -sono pur sempre filibustieri-, quindi lo salvarono con poco, perché nelle prigioni fantasma non ci sono sbarre.
Se ci stai è perché hai ceduto con la tua volontà: è una tua scelta.
Si chiamava Longanime, e non cercò di giustificarsi per conservare l’onore, ma nella compunzione pianse amaramente la sua stoltezza perché avvertiva, in fondo al cuore, di essere maledetto.
Il Capitano, sotto schianto di urla di tutta la ciurma, lo accolse a bordo come fratello e navigarono insieme verso un’isolotto sperduto apparso dopo due giri di timone a tribordo, dove stava sepolto il Commodoro Thiago e il suo tesoro.
Peccato, però, che nella cassa ci fosse una pergamena scarabocchiata di gestacci e parolacce, con scritto “Troppo tardi”. Capitan José Maria riconobbe la grafia di suo padre, e proseguirono per la rotta più pericolosa.
*
Era un uomo con una fascia rossa in fronte, i capelli che gli volavano da tutte le parti. Aveva una gamba di legno -gli piaceva giocare pesante e non si spaventava mai del rischio. In spalla si portava legate in maniera inspiegabile, un’arma di ogni tipo che aveva conosciuto nelle sue disavventure.
Non si lamentava mai.
Era un vigilante di quelli vecchia scuola, tremendo, accorto di ogni cosa, era impossibile prenderlo alla sprovvista.
Stava leggero e largo di vesti, sbracciato da un gilet rosso pure quello, girava in aria i pezzi da otto per scommessa e ricaricava la pistola senza manco guardare -e sparava spesso pure a casaccio, senza manco guardare.
Perché lui diceva di chiamarsi Desto, che più botte prendeva e tanto più trovava coraggio nella rissa, negli imprevisti e nella pace che danno i mari solcati al crepuscolo.
C’era un vento incredibile quella notte, e il Capitano si portava dietro Longanime e Lenti Storte nei vicoletti di un posto trafficato da brutti ceffi sempre dediti all’inganno, ipocriti assai, di quelli che hanno bisogno di quattro schiaffi per tornare in ordine e mettersi a posto. Lo incontrarono in una di quelle stradine a strappare un suo ritratto fatto malissimo -era ricercato da gente peggiore di lui, disposta a tutto pur di vederlo catturato e fermo per una buona volta- che biascicava parolacce sottovoce e si guardava torno torno per evitare lo sgamo.
Per quella taglia sulla testa preferiva saltare tetti tetti tra le ombre ai riflessi della luna, quasi sempre lo scambiavano per una scimmia.
Si era imbarcato, diceva, sulla Promessa -Capitanata da Gian Maria de’ Nicefòri, alla vigilia del suo viaggio. Non sapeva perché l’aveva fatto, probabilmente perché aveva perso una scommessa:”Ci vado sempre a rimettere, ma poi il guadagno è grande assai. Non c’è male.”
Si era un poco perduto nelle suggestioni di quegli sciocchi tarocchi voltati da una virgola di vento, con la Ruota della Fortuna che girava tra dritto e rovescio, e perse la partenza all’alba.
Lo cercarono dappertutto e non lo trovarono.
In taverna, dove prima o poi ci si capita tutti, c’era pugnalato in bacheca un messaggio per lui che indicava la rotta per trovarli in far della via.
Fuggirono tra gli spari di chi gli dava la caccia -un certo Capitan Tifone, più mostro che persona- che desiderava per sé quella mappa e anche per il fatto ch’era Desto con cui aveva a che fare -maestro della fionda e dei calci a gamba di legno.
Il nostro Capitano Folgorato quella volta sparò un colpo facendo volare di mano la pistola all’avversario; questo, il nemico se legò al dito: quella bruciatura non gli guarì mai più.
*
Era un momento importante: avevano appena scoperto la mappa.
Però non riusciva più a trattenere il fiato e saltò fuori dalla Pozza dei Miracoli.
Era successo nel giro di un istante.
Aveva visto qualcosa che prima non riusciva a vedere.
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- Episodio 2: II. -La Piuma sul Cappello
- Episodio 3: III. – La Mappa del Tesoro
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- Episodio 8: Mezzanotte
- Episodio 9: La Grande Avventura
- Episodio 10: Tifone
Molto originale! Sono invidioso: anche a me piacerebbe scrivere una storia di pirati, ma poi ho tante idee di altro tipo
Dunque: poiché io vado cercando parole e immagini fantastiche nel comporre, ti sfido ufficialmente a farne una Serie dal punto di vista storico sui pirati, nudo e crudo, che sono un ignorante.
Accetti o fuggi? 🍻
Fuggo perché ho tantissimo da scrivere 🙂