La prima guerra dentale
Serie: Segnali prostatici
- Episodio 1: Con tatto
- Episodio 2: Dilemmi Neandertaliani
- Episodio 3: Cinquecento maledetti millilitri
- Episodio 4: Sogno o son desto?
- Episodio 5: Antenna rigida
- Episodio 6: Alice in Cialis
- Episodio 7: Chicane tra i sensi di colpa
- Episodio 8: La prima guerra dentale
STAGIONE 1
Sono ancora troppo rincoglionito per comprendere la portata delle parole del dottor Mariani.
Butto lo smartphone da qualche parte sul letto.
Perché la gente deve telefonare la mattina presto? Anzi: perché la gente deve telefonare?
Il mio cervello di servizio, quello in modalità autopilota che entra in funzione mentre io con la mia testa sono da un’altra parte, prende nota che dovrà notificarmi di controllare WhatsApp quando mi sarò svegliato completamente. Cosa che ovviamente non è ancora avvenuta.
L’unica cosa che capisco adesso è che devo alzarmi da qui e andare a sedermi da un’altra parte: sul cesso.
È una routine semplice. Dopo trenta o quaranta minuti forse, mi sarò svegliato davvero. Leggende e miti ancestrali parlano di una lontana tribù di persone che si alzano immediatamente con il pieno di energia e il buongiorno in bocca. Io in bocca, adesso, ho solo un alito fetido e le pellicine morte che si formano durante la notte.
Che processo misterioso, quello che crea queste pellicine. Vai a dormire con la bocca pulita e profumata, poi ti risvegli con tutta questa roba morta dentro. Che poi, a noi sembra una cosa da nulla, ma ogni sera (e in generale venti minuti dopo ogni pasto, come raccomandano nove dentisti su dieci) combattiamo una specie di prima guerra mondiale contro i microbi.
Lo spazzolino fa da mitragliere, decimando le truppe nemiche, il filo interdentale va a stanare i più tenaci che resistono dietro le trincee e alla fine il collutorio è il tizio tamarro con il lanciafiamme e gli occhiali da sole, che porta il fuoco purificatore. Non è un caso che alla fine di tutto questo giro ci si ritrovi con la bocca in fiamme.
Probabilmente queste pellicine sono cataste di milioni di microrganismi morti, frutto di un’insensata ed eterna lotta tra igiene e male. Magari, quando mi stacco una di queste pellicine, in realtà sto distruggendo un monumento ai caduti e causando una strage durante una commemorazione. Me lo immagino, il batterio attempato degli Alpini, con la penna sul cappello indossato sull’Apice della parete cellulare, che canta: «Il Molare mormorò “Non passa lo straniero!”»
Va bene, ammetto che la cosa possa sembrare poco plausibile. D’altra parte, anche microrganismi che lasciano scritte nella prostata e stabiliscono una comunicazione quando il pene è in erezione, non mi sembrano poi tanto verosimili.
Chissà cosa stanno combinando i miei amici. È un po’ che non sento Alessia.
Ecco: le pasticche di Cialis. Ne prendo una. Una decina di anni fa avrei avuto un segnale eccellente al mattino, senza bisogno di aiuti. Ma ora siamo dieci anni nel futuro rispetto a una decina d’anni fa. Ne prendo un’altra, per sicurezza.
Ah, è arrivato il promemoria dal mio cervello autopilota. A me questa cosa della dottoressa sa tanto di fregatura.
Leggo l’indirizzo sul messaggio: Palazzo Gres, via Fiume 37. Non sapevo che nella mia città esistesse una cosa chiamata “Palazzo qualcosa”. Rispondo al messaggio del dottore con un bel pollicione giallo.
***
L’autobus mi lascia di fronte a un palazzone di periferia. È un posto asettico, con un enorme spreco di spazio e vernice bianca, di cui, tra l’altro, si sente ancora l’odore. Non c’è un’insegna, solo delle targhette con numeri sopra le porte. Io cerco la 7ª. Quando la trovo, capisco che l’odore di vernice fresca viene proprio da questo studio.
Busso.
«Avanti, venga pure, Giorgio, la stavo aspettando.»
Entrando vedo due tacchi a spillo girati di spalle. Sorreggono due gambe toniche e slanciate, imprigionate dentro un paio di calze a rete che le rendono ancora più seducenti nella dolce collina dei polpacci. Le seguo con lo sguardo, su, dove la trama delle calze si allarga sulle cosce, finché arriva il camice bianco a coprire tutto.
Lei è piegata a sistemare qualcosa nell’ultimo cassetto di uno schedario. Si affaccia da dietro le gambe e mi sorride. È bionda con i capelli raccolti, rossetto rosso acceso, e ha un non so che di esotico negli occhi, di cui non capisco il colore.
Alla fine si alza e mi porge la mano per salutarmi.
Il camice è aperto davanti. Indossa una minigonna nera attillata e una camicetta bianca slacciata di un bottone di troppo, mostrando un seno fermo e proporzionato.
«Dottoressa Boni? Mi hanno detto che forse può aiutarmi.»
«Posso aiutarla. Sicuramente.» Mi fa l’occhiolino. «Sono qui solo per lei.»
Ci sediamo. Ma lei non va dietro la scrivania, si mette nell’altra sedia di fronte a me.
«Le ho portato i risultati delle ecografie.»
«Non si preoccupi, Giorgio, il dottor Mariani mi ha aggiornato. Piuttosto mi dica, ci sono stati altri tipi di messaggi, oltre a quello della prostata?» Accavalla le gambe.
Deglutisco.
Lei continua la spiegazione gesticolando lentamente con le mani laccate di rosso: «Spesso a questi fenomeni si accompagnano anche allucinazioni visive o uditive.»
Inverte l’incrocio delle gambe. Una delle scarpe scivola dal tallone e lei la fa dondolare sulla punta del piede.
Forse è il caso di alzare lo sguardo, Giorgio.
Ah, bene, è tornata Alessia. In effetti la mia antenna sta andando in visibilio dopo due Cialis e questo spettacolino.
«Dottoressa, ci sono stati dei… contatti.»
Non parlarle di noi, non mi fido di lei.
Avvicina la sedia. «Me ne parli.»
Non dirle nulla.
«Faccio strani sogni, in cui una ragazza mi parla.»
«Per caso questa ragazza le proibisce di fare qualcosa?»
Sono in difficoltà. Cambio posizione sulla sedia.
«Mi… chiede di non eiaculare. E di non prendere antibiotici.»
Si avvicina e si china in avanti in tono confidenziale. Posso sentire il suo profumo. Posso vedere i suoi occhi. Mi posa la mano sulla gamba.
«Non si preoccupi, Giorgio.»
Si avvicina ancora fino a sussurrarmi dentro l’orecchio. «Si stanno difendendo. Ma noi sappiamo come combatterli.»
Mentre si alza fa un cenno esplicito verso la mia erezione e sbatte le palpebre… no, fa qualcosa di diverso, non capisco.
Hai visto cosa ha fatto? È una dei Guardiani! Scappa, Giorgio, sei in pericolo!
Serie: Segnali prostatici
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- Episodio 3: Cinquecento maledetti millilitri
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Le tue descrizioni belliche con batteri da una parte e dentifricio, filo interdentale e collutorio dall’altra mi hanno fatto tornare in mente un noto cartone animato che amavo tantissimo da bambina😅
Siamo tutti cresciuti a pane ed “esplorando il corpo umano” 😀 (anche i miei figli)