
La proposta
Serie: La vendetta del capitano
- Episodio 1: Il prigioniero e la sua storia
- Episodio 2: La proposta
- Episodio 3: Una visita inattesa
- Episodio 4: Il pescatore
- Episodio 5: Verso Sud
STAGIONE 1
Nassau
Il calamaro gigante raffigurato sul legno grezzo sembrava vivo, mentre l’insegna della locanda ondeggiava violentemente, scossa dalle raffiche di un insolito vento di ponente. Questo non aveva trattenuto gli avventori della locanda della signora Chevelle, la quale continuava a far accomodare quegli stupidi ubriaconi in ogni angolo del suo locale. Ai tavoli, al bancone, perfino sui davanzali delle finestre e sulle scale che conducevano al piano superiore, dove si potevano trovare bugigattoli colmi di amore fugace e a poco prezzo.
La musica dei violini e delle fisarmoniche a stento copriva il baccano, fatto di parole senza senso, biascicate da bocche sdentate al sapore di birra e carne stufata.
“Va’ dabbasso a prendere una bottiglia…” Disse madame Chevelle, rivolta a uno dei garzoni. “Mi raccomando Francois, di quello buono.”
Il ragazzo creolo annuì vistosamente e si diresse di corsa verso la cucina. Lesto, si infilò in un pertugio che conduceva sottoterra, percorrendo la stretta scala scavata nella pietra. Scansò un’enorme e fitta ragnatela che oscurava la vista della piccola cantina.
Riprendendo fiato, si avvicinò agli scaffali ammuffiti, alla ricerca del tesoro. Aveva oramai imparato a cosa si riferisse madame, quando chiedeva quello buono. Per cui, scartò immediatamente i liquori di bassa lega che servivano a spillare soldi agli stolti. Soffiò via la polvere da una delle bottiglie poggiate sulla mensola malconcia, ma la mise via quasi immediatamente. Non erano quelle giuste.
Ma dove l’avrà ficcate? Si chiese.
Si guardò intorno e vide una cassapanca, coperta con una stola grezza. Si precipitò ad aprirla e, quando vide il contenuto, assunse un’espressione di trionfo.
Quello era il liquore che stava cercando.
Era quello buono.
Afferrò una delle bottiglie custodite nel forziere e lo richiuse, correndo verso la superficie e di nuovo al bancone accanto alla signora.
“Bravo ragazzo mio!” Esclamò madame Chevelle con entusiasmo, “ora mettila sul vassoio che ho preparato assieme ai calici e va a portarla al tavolo dietro la tenda. Bada, non correre!” La signora gli fece l’occhiolino e il ragazzo afferrò con attenzione il vassoio d’argento con sopra la bottiglia pregiata e quattro calici di peltro. Quel vassoio era prezioso, la signora teneva più a quello che a suo marito, visto quanto le era costato. Ma se c’era un cliente importante, era così che andava servito, diceva sempre. Francois camminava lentamente accostato alla parete evitando ballerini barcollanti e risse che scoppiavano per dei motivi che poi nessuno ricordava più, dopo il primo pugno di solito tirato a vuoto. Il ragazzo si divertiva un mondo a guardare quegli scemi che tentavano di colpirsi. Da quando lavorava lì, non aveva visto più di due o tre pugni andati a segno.
Raggiunse la tenda.
Un drappo scuro che un tempo era di un bel rosso acceso ma che adesso somigliava più ad un marrone sbiadito.
Attraversò il sipario e si trovò in un’alcova in cui era incastrato un tavolo rotondo, attorno al quale erano radunati quattro individui dall’aria di chi aveva passato parecchi mesi in mare. Li conosceva, ma fece comunque finta di niente e col cuore in gola posò il vassoio sul tavolo e si apprestò ad uscire.
“Ragazzo…” Francois si bloccò, chiedendosi se avesse sbagliato qualcosa.
“S-si…” disse titubante, voltandosi.
L’uomo davanti a lui, lo fissava con occhi magnetici da cui era impossibile distogliere lo sguardo. “Dimentichi questo…” disse poi con un sorriso, lanciandogli uno scellino. Francois si illuminò, colmo di emozione. Iniziò a saltellare e mimando il saluto militare disse: “g-grazie capitano!” Poi corse via.
Capitan Edward Moore tolse il tappo di sughero dalla bottiglia e iniziò a versare il rum nei calici che recavano tutti dei simboli marinareschi sulla superficie rilucente. I quattro sollevarono i calici in un brindisi silenzioso.
Dopo un sorso il capitano disse: “Ebbene Charles, a cosa dobbiamo questo incontro durante il nostro meritato riposo? Di solito sono io a farmi venire in mente idee geniali per salpare nuovamente!”
I presenti attorno al tavolo risero.
“Dobbiamo assaltare La Martinica.” Rispose Charles Oswald, il navigatore.
Ci fu un’altra sonora risata. “Che io sia dannato! Ancora con questa storia dell’archivio, Charles?” esordì sarcastico Gideon Philips, il quartiermastro, volgendo gli occhi al cielo.
“Voi non capite…” proseguì Oswald, sporgendosi in avanti e puntando le dita al centro del tavolo “Stiamo parlando dell’archivio cartografico francese. Un archivio segreto.”
“Come sai che è segreto?” Domandò Adam La Croix, il primo ufficiale, trangugiando il rum.
“È presto detto!” replicò Oswald “I rapporti che abbiamo sottratto ai francesi, contenevano delle mappe sulle piantagioni e sulle coste. Tutte loro recavano una cifratura particolare che riporta a quell’archivio. Mai visto un codice simile in marina, parola mia.”
“Quindi, Charles, se ho ben capito” intervenne Edward Moore, riempiendo di nuovo i calici dei suoi ufficiali “vorresti assaltare l’isola di La Martinica, mettere fuori combattimento l’intera guarnigione di stanza nel forte, armata fino ai denti non di meno e intrufolarti nell’archivio.”
“È una follia.” Intervenne Philips ma il capitano Moore alzò una mano, per permettere al navigatore di continuare nelle sue argomentazioni.
“Niente del genere!” rispose Oswald “Possiamo farlo senza che nessuno se ne accorga.”
Gli altri tre si guardarono e poi scoppiarono a ridere.
“Sei divertente Charles! Pazzo oltre maniera, ma divertente.” Adam LaCroix si teneva la pancia che sobbalzava tra le risate.
“Uno dei soldati ci aiuterà.” Disse Oswald, senza scomporsi.
Le risa cessarono.
“Come dici?” Chiese LaCroix.
“Uno dei soldati è un mio buon amico dai tempi della marina. Badate, vorrà la sua parte, ma ci aiuterà.”
“Senza questo aiuto sarebbe quasi un suicidio, te ne rendi conto?” Chiese a quel punto il capitano.
Edward Moore lo fissò attentamente, come se potesse leggergli l’anima e Charles Oswald sentiva che in qualche maniera era così. Per cui rispose che ne era consapevole, un attimo prima di distogliere lo sguardo.
“Per tutti i diavoli, Charles” disse Philips “Cosa c’è là dentro di tanto importante?”
“Le rotte verso sud.” Proferì il navigatore, con rinnovato spirito che guizzava dagli occhi fiammeggianti.
La Croix e Philips si guardarono mentre Oswald proseguiva “Terre inesplorate, ricchezze intatte che attendono solo di essere agguantate!” Disse, afferrando l’aria con ardore e un cupo sorriso.
Attorno al tavolo calò il silenzio.
Il capitano faceva scorrere le dita sulla barba ispida, riflessivo.
Al di là della tenda, si udivano alti il vociare chiassoso e la musica frenetica.
Edward Moore osservò tutti i presenti, uno ad uno. Dopodiché sollevò il calice e disse: “E sia.”
Charles Oswald sollevò il suo calice con espressione di trionfo “Alla via così!”
Adam LaCroix fece lo stesso “pazzo da legare, ah!” esclamò “E noi, più di te.”
Gideon Philips non si mosse, aveva lo sguardo basso e una mano poggiata delicatamente sul bordo del calice.
Il capitano gli mise una mano sulla spalla “Cosa ti turba, amico mio?”
“Tutto questo…” rispose il quartiermastro “È che…Non so, sembra azzardato, più del solito almeno.”
“Siamo pirati, Gideon, più vecchi forse, ma gli stessi manigoldi che hanno preso il mare assieme tanti anni or sono. Inoltre…” il capitano Moore indicò versò Charles Oswald “È una sua idea, se qualcosa va storto, potrai scuoiarlo e darlo in pasto ai pescecani!”
Gideon Philips rise “beh, che io sia dannato! Eccome se lo farò!” Poi alzò il calice e disse: “Alla via così!”
Fecero scontrare i calici e li svuotarono in un sol sorso.
Moore si asciugò la barba dai rimasugli di rum e disse: “Pianificheremo tutto con estrema calma. Non credo vi sia qualcuno altrettanto folle da imbarcarsi in un’impresa simile, perciò nessuna fretta, intesi?”
Gli ufficiali annuirono.
“Charles, avrai bisogno di uomini?”
“Credo che uno basterà, capitano. Per guardarmi le spalle.”
“Accordato. Mi raccomando, che non sia una delle reclute, la faccenda è delicata. Quei salmerini avranno modo di farsi le ossa più avanti.”
Il capitano poi trangugiò il resto del rum e si alzò “Bene, signori” disse con voce imperiosa e inchinandosi vistosamente “i miei ossequi.”
Serie: La vendetta del capitano
- Episodio 1: Il prigioniero e la sua storia
- Episodio 2: La proposta
- Episodio 3: Una visita inattesa
- Episodio 4: Il pescatore
- Episodio 5: Verso Sud
Molto bello il discorso al tavolo fra i pirati, nonché la sceneggiatura, perfettamente in linea col genere.
Queste storie horror piratesche danno sempre quel nonsoché di particolare che tiene incollati alla lettura.
Ti ringrazio davvero Giuseppe!
Anche qui riesci a preservare uno stile coinvolgente e trama presenta personaggi e dialoghi molto efficaci. L’aria piratesca si sente tutta. Complimenti!
grazie mille Daniele 🙂
Adesso la situazione si fa ancora più tesa, la pianificazione è sempre la parte più adrenalinica. Bravo davvero… aspetto il prossimo… 😉
grazie mille! Felice che ti sia piaciuto 🙂
Quale meraviglia: domenica mattina e una vera storia di pirati. Mi auguro di cuore che tu prosegua su questo registro, è una vera gioia.
Ciao Francesca, grazie mille! E ne arriveranno altri 🙂