La proposta di lavoro

Serie: Er gabbio

«Embé, non dirmi che uno grande e grosso come te ha paura dei froci?»

«A bello, a me nessuno me mette paura, ricordatelo.» A dire il vero, però, Nico aveva una sorta di paura verso i piccioni: immaginare il contatto con le loro zampe gli faceva accapponare la pelle; quando gli erano a poca distanza, udendo il battito delle loro ali non appena s’innalzavano improvvisamente in volo, lui trasaliva e si metteva in guardia. Non era mai riuscito a spiegarsi il perché, anche perché non lo aveva mai confidato a nessuno, credeva che forse da piccolo avesse subito una specie di trauma, ma non ricordava nessun evento in particolare. 

Nico preparò la moka, e la mise sul fornellino. 

«E com’è che sei finito dentro?»

«Li sbirri so’ venuti a casa mia, e m’hanno trovato ventiquattro piante de marijuana.»

«Ah, e come hanno fatto, qualche vicino ti ha fatto l’infamata?»

«No, quelli dell’Enel.»

Pepito additò Nico e scoppiò a ridere, ma l’occhiataccia torva che gli lanciò l’altro lo zittì immediatamente.

«E tu, com’è che te sei fatto ‘ngabbia’?»

«Mi hanno beccato con dieci grammi di cocaina» ammise, congratulandosi con se stesso per essere stato così lungimirante per aver nascosto gli altri quaranta prima che gli facessero l’agguato. «E sono certo che qualcuno mi ha infamato, altrimenti non mi avrebbero mai preso» aggiunse per giustificarsi, ma Nico non ne era del tutto convinto.

«Nun ne capisco ‘na mazza, ma dieci grammi nun me sembrano tantissimi…»

«Infatti, con un buon avvocato, tra una settimana al massimo sarò fuori da qui.»

«Beato te, io me so’ fatto sei mesi! Comunque, visto che uscirò prima, spero pe’ te che nun te mettano ‘n cella co’ quarche stronzo» disse, riflettendo però che poteva anche essere piacevole per Pepito… Sorrise, ma tenne quella riflessione per sé. 

«E tu, una volta fuori che farai?»

«Nun lo so, spero de trova’ subbito un lavoro, artrimenti nun so manco come pagherò l’affitto. Ma nun dovrò combina’ altre cazzate per armeno cinque anni, altrimenti me faranno paga’ questa e quelle.»

«Capisco» disse, gradendo un po’ del caffè offertogli. «Senti, siccome mi stai simpatico, dopo che ti avrò dato una sistemata a barba e capelli, un lavoretto potrei anche procurartelo.» Nico inarcò un sopracciglio. «Ma dovrai procurarti un abito elegante e parlare il meno possibile, visto che l’italiano non è il tuo forte.»

«Vedi che ho pure fatto un corso di scrittura e lettura e, se voglio, lo so parlare l’italiano. Ma qui nun me serve.»

«Ah, quindi a Regina Coeli abbiamo uno scrittore, complimenti!»

«Ahò, e nun è che me prendi ‘n giro, vero?» L’altro, senza accennare neanche un sorriso, scosse il capo. «Ancora ho solo abbozzato qualcosa» ammise soddisfatto, prendendo da sotto al cuscino dei fogli scritti a mano. «Chissà se mai qualcuno accetterà una mia pubblicazione… ma intanto, che lavoro volevi propormi?»

«Con degli amici, spesso il fine settimana organizziamo delle feste davvero chiccose e, con la tua stazza, credo che potresti far parte del servizio di sicurezza. Non sarebbe un vero e proprio lavoro, ma, nell’immediato, per poterti rimettere in sesto dovrebbe andare bene.» 

Nico, anche se un po’ dubbioso, mostrò un’espressione interessata. Arrivò il momento dell’aria, e i due andarono in cortile. 

«Nun camminamme dietro come ‘n cagnolino» gli disse sottovoce, voltandosi. «L’altri capiranno subito che sei ‘na mezza sega e poi te romperanno er cazzo: cammina a fianco a me e nun guarda’ nessuno.»

Pepito cominciò a tremare, non per il freddo di novembre e perché indossava una camicia di seta, ma perché aveva già visto qualcuno che temeva e lo irritava al tempo stesso, e per questo aveva preferito nascondersi dietro le spalle di Nico.

«Anvedi a chi hanno ‘ngabbiato, Pepito!» esclamò quello in mezzo ai tre detenuti che si avvicinarono. 

«Embé? Adesso anch’io sono un vero romano.»

Rise fragorosamente, imitato dai compagni. «Beh, visto che sei qua, pecché nun me dai ‘n taglio ai capelli?»

«A Romolo, nun esse’ er solito, stavamo a parla’ de cose serie: lasciace ‘n pace.» 

«Ahò, io e Pepi siamo amici de vecchia data» disse tirando l’amico a sé, avvolgendogli il collo col suo possente braccio, scombinandogli poi i capelli con la mano. «O sai che tra un mese esco? Nun vedo l’ora de anna’ a trova’ tu sorella» disse leccandosi le labbra, mentre Pepito si divincolava, inutilmente.

«Lascialo sta’ e togliti da li cojoni, hai capito?» Nico strinse i pugni. 

Gli altri due, sapendo che neanche in tre avrebbero potuto combinare molto, corsero a chiamare rinforzi.

Romolo tirò fuori il coltello e, tenendo sempre stretto Pepito, gli poggiò il filo della lama sulla guancia.

Nico, con gli occhi iniettati di sangue, fissò Romolo che neanche si rese conto del calcio che tutto a un tratto ricevette al ginocchio. L’avversario barcollò ma non mollò né Pepito e né il coltello, ma Nico, con una mossa fulminea, gli afferrò il polso e l’arma cadde a terra non appena gli torse il braccio portandoglielo fin dietro la schiena. 

Romolo digrignò i denti e, contorcendosi per il dolore, fu costretto a liberare Pepito dalla sua morsa. 

Pepito subito si scansò e Nico spinse in avanti Romolo che rovinò a terra, e raccolse il coltello poco prima che arrivassero i rinforzi. Un istante dopo arrivarono le guardie: ormai era tutto finito.

Nico e Pepito furono scortati in cella da due secondini e, prima che questi richiudessero le sbarre, Nico mostrò loro il coltello e disse:

«Per terra ho trovato questo. Ma nun chiedeteme di chi è, pecché nun lo so e nun voglio esse’ tirato ‘n mezzo: senza di’ niente al direttore, fatelo spari’ e basta.»

I due scossero il capo e sbuffarono quasi all’unisono: se non fossero stati riconoscenti a Nico per gli insegnamenti ricevuti in quei mesi, non avrebbero acconsentito. Così senza dire niente presero in custodia l’arma e sparirono.

«Grazie, non so come avrei fatto senza di te.» Nico fece un cenno d’assenso e non rispose: sospirò e si sedette per riflettere sull’accaduto. «Lo so che per colpa mia ti sei fatto un nemico, ma mi sdebiterò: ci puoi giurare!»

«Nun te devi preoccupa’ pe’ me, tanto co’ Romolo eravamo già ‘n pessimi rapporti. Ma tu, come ‘o conosci?»

«Prima che l’arrestassero, abitava nello stesso palazzo di mia sorella e ci ha dato spesso noie, ma grazie a degli amici sono riuscito a farlo stare buono. Però per evitare che dicesse a Martina dei miei traffici, ogni tanto gli regalavo un po’ di coca.»

«’Na bella rottura de cojoni, immagino. Comunque, anche se adesso è disarmato resta sempre pericoloso; e quando io nun sarò più qui, nei prossimi giorni dovrai sta’ attento.»

«Certo, infatti credo che non lascerò la cella: una settimana dovrebbe passare in fretta.» Nico assentì. «Però quello tra un mese uscirà, e una volta fuori…?»

«Saranno cazzi tua!» rispose temendo dove sarebbe andato a parare il discorso.

«Già…» Sorrise, si avvicinò e gli poggiò una mano sulla spalla. «Infatti volevo chiederti se volessi diventare il mio picchiatore!»

Nico scattò in piedi. «Ecco! O sapevo che m’avresti proposto de fa’ quarche cazzata! Scordatelo.»

«Dai Nico, se tu mi aiuterai, io aiuterò te: e non avrai più problemi di soldi.»

«No, no e no!» rispose, nonostante ci fosse la probabilità di dover pagare sei mensilità al vecchio. «Va bene butta’ fuori da ‘na festa quarche fighetto stronzo e strafatto, ma nun me vojo mette’ in affari loschi.»

Pepito non voleva arrendersi e cominciò a rimuginare. «Senti» disse dopo un po’, «di te mi fido e voglio aiutarti: lunedì mia sorella verrà a trovarmi e le parlerò di te, così appena sarai fuori andrai da lei e ti darà le chiavi del mio appartamento.»

«Ma io ‘na casa ce l’ho, pe’ adesso. E vorrei ricordatte che nun so’ frocio: a me piace ‘a fregna!»

Così Pepito gli spiegò come aveva fregato gli sbirri e come gli avrebbe fatto guadagnare subito dei soldi.

***

Quando l’avvocato Mancini andò via, Pepito si recò al bar. S’informò con la sua amica cassiera, e lei ammise di non aver mai visto prima quella persona con la pelata e il pizzetto sale e pepe, ma poteva anche essere un avvocato che aveva udienza in Cassazione e quindi proveniente da chissà dove. Per togliersi ancora qualche dubbio, Pepito andò dal suo avvocato di fiducia. Era risaputo che il cognome Mancini fosse parecchio diffuso, infatti, controllando l’albo, legali con quel cognome ce n’erano un bel po’ in tutta la regione. Pepito fu comunque più prudente del solito: per questo, prima di uscire di casa, fece scivolare l’involucro contenente quaranta grammi di coca nella tromba dell’ascensore, perché con cinquanta grammi addosso sarebbe stato difficile credere che fosse per uso personale, ma neanche poteva presentarsi all’incontro senza merce. 

***

«Quindi le chiavi ti serviranno per andare a recuperare la coca: quello sarà un regalo per te che, appena libero, subito ti potrà far guadagnare qualche migliaio di euro.»

«Ma tu sei pazzo! E poi, come fai a esse’ ccerto che li sbirri non la troveranno?»

«Perché abito al primo piano e, anche se andassero con i cani, non prenderanno l’ascensore.»

«Ma metti caso che…»

«Dovessero trovarla?»

«Sì.»

«Nell’involucro non ci sono le mie impronte e non potrebbero addossare la coca a me.»

«Me cojoni! E ce credo che quarcuno t’ha ‘nfamato, mica t’avrebbero beccato: ce sai proprio fa’.» Pepito arrossì. «E quindi, Romolo nun è l’unica tua preoccupazione.»

«Già» rispose incupendosi all’istante.

Serie: Er gabbio
  • Episodio 1: La segnalazione
  • Episodio 2: Vecchie conoscenze
  • Episodio 3: La visita
  • Episodio 4: L’avvocato
  • Episodio 5: La proposta di lavoro
  • Episodio 6: Finalmente libero
  • Episodio 7: Le farfalle
  • Episodio 8: Rivelazioni
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    Discussioni

    1. Questa mattina ero entrato in Open per scrivere un nuovo episodio, ma sto “perdendo” tempo a rispondere a tutti i tuoi commenti… Grazie Sergio, mi stai dando la carica che mi serviva.

    2. Mi piace davvero molto come tu arricchisca la vicenda di personaggi e situazioni senza mai rischiare di sconfinare nel “troppo”. Il ritmo tiene il lettore incollato, così come pure l’introduzione di nuovi personaggi di volta in volta, tutti ben caratterizzati.

    3. Ti ringrazio Tony, sia per la tua presenza che per l’apprezzamento. Sono felicissimo che Nico sia un personaggio di tuo gradimento, perché far prendere in simpatia un avanzo di galera al lettore faceva parte della missione, e ancora il bello non è finito…

    4. Ciao Ivan, Nico mi piace proprio come personaggio, buono e simpatico in fondo, anche se continua a mettersi in giri strani😂😂😂! La vita da galera è dura, vediamo come prosegue!

    5. Ciao Micol, sempre grazie per la tua presenza… Quello di cui parli è il piano B, intanto a Nico servivano 3600 € in due giorni e si è trovato con le spalle al muro… Comunque qualcosa scriverà, forse in un’altra serie leggeremo proprio la storia scritta da Nico, chi lo sa…

    6. Ciao Ivan, anch’io ho trovato interessante la fobia dei piccioni. A volte le fobie nascono davvero da eventi traumatici o forse, chissà, sono ricordi di un’altra vita. Ritornando alla serie già mi immaginavo Nico nella veste di scrittore, lo volevo ricco grazie alla sua biografia. Spero che sia lui quello a far cambiare vita a Pepito, il ragazzo ne ha proprio bisogno 😀

    7. Ah speravo che Nico si trovasse un lavoro onesto una volta uscito e me lo ritrova a fare il body guard di uno spacciatore, quel ragazzo mi preoccupa. Speriamo che non torni tanto presto ar gabbio.

    8. Ti confido una cosa ma non dirla a nessuno: questa idea mi è venuta perché son io ad avere paura dei piccioni… tu che dici, mi sarà successa qualcosa da piccolo? Ahahhah Comunque l’ho un po’ vinta quando ho dovuto spalare quintali di cacca di piccione dalla mia soffitta, ma ancora non prenderei in mano un piccione; e le galline poi… Grrrrrrrrrrrrrrrrrrr

    9. Carissimo amico mio, penso che ogni personaggio che si rispetti non può essere perfetto… e credo che su questo sarai d’accordo. L’idea di Nico, forte e coraggioso, che ha paura dei piccioni, credo proprio che sia stata una genialata! Vedremo se più in là questi volatili gli causeranno qualche disagio. Grazie sempre per la compagnia che mi stai offrendo lungo questo cammino per le strade di Roma.

    10. “A dire il vero, però, Nico aveva una sorta di paura verso i piccioni”… ahahaah, l’inizio è tutto un dire! I dialoghi di questo episodio mi sono piaciuti parecchio e anche se spesso il dialetto impera, non guasta affatto. Anzi, fornisce quel tocco in più che in una storia come questa calza a pennello. Lo so che mi ripeto, ma su questo genere narrativo ti districhi bene. Alla prossima! 🙂