la ragazza misteriosa – parte 1

Serie: Il guaritore


La vita di Rhodan scorre fra la sua città natale e il mondo esterno, che per molti versi ancora gli è ignoto. I giorni si ripetono monotoni quando all’improvviso, la sua vita cambia radicalmente da eventi ed incontri inaspettati

La coperta scivolò giù dal mio letto, scoprendomi le gambe… coperta? In realtà si trattava di un semplice telo adagiato su un materasso di paglia, così come era consuetudine delle famiglie povere della nostra zona. Mio padre era un semplice pescatore e, nella nostra città, ce n’erano in abbondanza. Mio fratello, però, era riuscito a ritagliarsi il suo posto, entrando nella milizia cittadina e finendo per diventare, nel corso degli anni, uno stimato eques. I miei avevano in mente la stessa carriera anche per me, per la qual cosa mi avevano mandato alla scuola della milizia locale, da me frequentata con scarso interesse. Non era per me anche se mi permettesse di migliore la mia vita ed aiutare i miei genitori.

Lentamente mi alzai e, nello stesso momento, udii dei passi avvicinarsi alla mia stanza.

“Deve essere mia madre”, mi dissi.

“Rhodan! Alzati!” Erano le consuete parole che mi svegliavano ogni giorno. Era una mera casualità che quella mattina avessi aperto gli occhi prima del solito. Avevo una sgradevole sensazione nello stomaco pensando alla giornata che mi si parava davanti, come se qualcosa non quadrasse.

“Sì, arrivo subito”, le gridai di rimando, per poi concedermi un sonoro sbadiglio. Ero ancora molto stanco, ma dovevo alzarmi se non volevo arrivare tardi alla lezione. Anche perché le punizioni per i tardivi erano molto severe perché in guerra poteva decidere su vita e morte dei propri compagni. Per fortuna non erano tempo di guerra ora ma dovevamo stare sempre in allerta.

Dopo esser uscito dalla mia camera, un ambiente piuttosto piccolo arredato solo con un letto, un armadio senza ante e un tavolino con annesso sgabello, il mio sguardo s’imbatté in mio padre, che se ne stava già seduto a tavola e consumava, come ogni mattina, le sue fette di pane, senza spalmarci sopra alcunché. A sentir lui, il burro e il formaggio rovinavano il sapore delizioso del suo adorato pane, e talvolta questo suo parere causava dei battibecchi fra i miei genitori.

“Rhodan! Sei in ritardo.” mi disse, non appena mi ebbe visto. “Anche tua madre oggi ha dormito più del dovuto, quindi dovrai sbrigarti se non vuoi far tardi. Un vero eques arriva sempre puntuale, e tu vuoi diventare un vero eques, giusto?”

I suoi occhi pieni di aspettative si fissarono su di me, mentre masticava rumorosamente con la bocca aperta, al punto che potevo distinguere chiaramente i bocconi di pane triturati. Non si curava granché delle buone maniere a tavola, come anche in altro occasioni. Sarà per come è cresciuto, sarà per le persone che frequenta ma questo suo modo di fare mi fastidiva sempre e mi promisi che non sarei mai diventato come lui da grande. Mia madre, all’incontrario, era una donna di buone maniere. Si curava e provava ad insegnarmi come porsi educatamente con tutti. Un insegnamento che mi ha aiutato già tanto nella mia vita, ma che aumentava sempre di più il disprezzo per le brusche maniere di mio padre. Come riuscivano a stare insieme per me fu sempre un mistero ma non ebbi mai il coraggio di parlare con mia madre di queste cose.

In frangenti simili con mio padre mi restava altro da fare che annuire. In fin dei conti non volevo deluderlo, sapevo che avevamo urgente bisogno di denaro, dato che mio fratello doveva occuparsi del suo proprio nucleo familiare. Io vivendo ancora con i miei non volevo essere un peso, anzi ripagarli tutto quello che hanno fatto per me, specialmente mia madre.

Mi sedetti senza aggiungere altro e feci colazione con un panino – impossibile paragonarlo a quello di mio padre – insaporito da un po’ di miele. Calò il silenzio, nessuno di noi voleva parlare oltre. E sempre in silenzio uscii di casa. Portai un semplice “a dopo” alle labbra, ma non ricevetti un’effettiva risposta.

Continua...

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