La regina dei gatti

Serie: Il gatto di fuoco


I gatti stanno sparendo in città. Solo Pino può fare qualcosa, ma non ne ha per niente voglia



Il mondo non è un bel posto dove vivere, lo sanno tutti.

E se sei timido e pacioccone è anche peggio, e questo lo sapeva in particolar modo Batuffolo.

Per questo motivo, il piccolo soriano bianco non lasciava quasi mai la sua poltrona preferita vicino al camino a casa Perrucchi. Capitava solo in casi eccezionali, cioè quando i suoi umani lo portavano dal toelettatore, una volta alla settimana o, in malaugurati casi, quando doveva andare dal terribile veterinario, in quel caso smetteva di essere timido e pacioccone e si difendeva a suon di graffi e minacce. Anche se ogni volta finiva per cedere.

In ogni caso, esclusi i due casi citati, Batuffolo non ci pensava nemmeno a mettere il naso fuori dalla vecchia porta rossa, che era il limite estremo del suo fantastico mondo personale.

Cibo a volontà e coccole quando le voleva; quando faceva i bisogni, i suoi umani correvano a pulire e spesso gli facevano anche i complimenti. Che senso aveva uscire?

Era proprio quella la domanda che si stava facendo mentre guardava con sospetto i cassonetti maleodoranti e i muri pieni di muffa del vicolo.

Perché era uscito? Perché la finestra era rimasta aperta? Per inseguire quel piccolo uccellino dall’aria appetitosa? Perché?

Qualunque fossero le risposte alle mille domande di Batuffolo avrebbero dovuto attendere, la priorità era ritrovare casa. Ormai era notte e i suoi umani sarebbero stati in pensiero e il suo pasticcio di carne doveva essere stato appena sfornato.

Voltò un angolo buio, solo per trovarsi in una strada ancora più buia, piena di ombre minacciose e rumori inquietanti. Fece un passo avanti, tremante, cercando di pensare al momento in cui avrebbe affilato le unghie sulla sua poltrona preferita. Ancora pochi passi e sarebbe stato a casa.

Un chiasso infernale lo face schizzare in aria con le unghie di fuori e il pelo dritto sulla schiena, soffiò, sicuro che in uno scontro sarebbe stato spacciato. Dall’ombra uscì un sorcio, che si guardò intorno, annusò l’aria e si infilò nel primo buco del muro.

Batuffolo rise, si era fatto spaventare da un topolino. Le leggende dicevano che in tempi remoti quelli come lui amavano dare la caccia ai topi. A Batuffolo sembrava un’usanza barbara, lui il cibo preferiva trovarlo in scatola.

Rinfrancato da quell’incontro, Batuffolo percorse tutta la strada fino alla via principale.

E finalmente la vide.

La sua casa, piena di luci e cibo.

Non riuscì a controllarsi e si mise a correre. O meglio, ci provò.

Dopo pochi passi il mondo diventò nero. Batuffolo sentì una voce terribile sghignazzare. Mentre veniva lanciato in un bagagliaio, pensò che il suo pasticcio di carne sarebbe diventato freddo.

«Il mondo non è un bel posto dove vivere» disse Jolly, mentre scrutava la vecchia pagina di giornale recuperata dalla strada.

«Lo sanno tutti» mugolò Pino, leccandosi il sedere.

«Però c’è qualcosa di peggio ultimamente, spariscono i gatti. Vuoi smetterla un attimo. Guarda qui!»

«Ehi, l’igiene è importante» protestò Pino. «Dovresti lavarti di più anche tu puzzi come un vecchio paio di scarponi.»

Pino lanciò uno sguardo alla foto nel giornale, era un piccolo soriano dall’aria snob che probabilmente aveva due umani più snob di lui. La scritta sotto diceva: SCOMPARSO.

«Che c’è di strano?» chiese Pino. «I gatti spariscono di continuo. Quella palla di pelo tornerà prima che si freddi il suo pasticcio di carne.»

Jolly si stirò allungando la spina dorsale e rizzando il moncone di coda che gli rimaneva. «Invece non è normale. Solo questa settimana ne sono spariti cinque. La comunità felina ha paura, ci vorrebbe un supereroe.»

Pino fece un giro su se stesso e si accoccolò al sole. «Perché lo dici a me?»

«Forse perché sei l’unico gatto al mondo capace di sputare fuoco? Se non è un superpotere questo!»

«Sputo fuoco solo se mangio il peperoncino» puntualizzò Pino. «Senza quello al massimo sputo palle di pelo!»

Poi sbadigliò e appoggiò il muso sulle zampe grigie. «Comunque, non intendo farmi coinvolgere. Non sono un supereroe.»

«Forse dovresti spiegarlo a lei» disse Jolly alzandosi di scatto.

Pino sollevò la testa, e per poco la mascella non gli cadde a terra dallo stupore: la siamese più bella che avesse mai visto stava avanzando sul tetto assolato. Camminava sulle tegole spaccate dal sole come se fosse su una passerella. Perfino la sua ombra era elegante.

«Sei tu Pino?» chiese appena ebbe raggiunto i due randagi, aveva gli occhi così celesti che si poteva pensare usasse un collirio al puffo.

Pino cercò di parlare, ma si accorse di essersi dimenticato come fare. Così annuì

«Beh, spero che domani sarai più loquace» sorrise lei. «Sei convocato alla Corte Felina, la Regina dei Gatti vuole parlarti.»

***

Cosa vorrà quella vecchia megera? si domandò Pino, mentre si avvicinava furtivo al vecchio magazzino abbandonato. Per gli umani non era altro che un mucchio di mattoni che stava su per miracolo, ma ogni gatto della città sapeva benissimo che era molto di più.

La sede della Corte Felina, dove regnava Bastet, la Regina, protetta delle sue terribili guardie: gli Artigli Scarlatti.

Pino si avvicinò al portone, guardandosi intorno circospetto. Era la prima volta che veniva convocato, ma aveva sentito molte leggende su quel luogo. Tutte terribili.

Con un tonfo le porte si spalancarono, mostrando l’interno pieno di polvere e scaffali rovesciati uno sull’altro. Apparentemente era deserto, ma lui sapeva benissimo di essere osservato da decine di occhi di ghiaccio.

Infatti, non appena fu al centro del corridoio, la gatta siamese del giorno prima saltò da chissà dove, facendogli prendere un mezzo infarto.

«Sei in ritardo» disse senza nemmeno salutare.

Pino ingoiò la risposta sarcastica e la seguì. Girarono a destra, poi a sinistra. Poi a destra, poi in cerchio, due volte a sinistra, una a destra e, quando stava per vomitare, vide il trono.

Una ventina di guardie impettite stavano in due file perfette davanti a una vecchia poltrona rattoppata e sopra c’era Bastet.

«Ma è una micetta» disse Pino, guardandola sospettoso.

La gattina si stirò per bene e saltò giù, aveva il manto di mille macchie diverse, rosse, nere, tigrate e una piccolissima coda bianca che teneva ritta all’insù.

«Ti aspettavi forse una vecchia megera?»

Pino fece un passo indietro, quella pulce gli leggeva forse nel pensiero?

«Sono la centotredicesima reincarnazione della regina Bastet, sono giovane solo all’esterno.»

Uno sguardo a quegli occhi gialli, profondi come un pozzo pieno di miele, fece tremare Pino dalle vibrisse fino alla coda.

«Non parli più?» lo canzonò Bastet. «Il gatto ti ha mangiato la lingua?»

«Cos-cosa volete da me?» balbettò alla fine.

«Lo sai benissimo cosa vogliamo da te. Che tu fermi la sparizione dei gatti.»

«Perché io?»

«La nostra comunità è spaventata e quando la paura imperversa c’è bisogno di eroi.»

Pino si riprese dallo spavento. «Io non lo sono.»

La micetta gli passò la coda sotto al mento facendogli il solletico. «Spesso gli eroi sono gli ultimi a rendersi conti di esserlo. Metti forse in dubbio la nostra saggezza? E comunque sia non ti puoi rifiutare.»

Serie: Il gatto di fuoco


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Discussioni

  1. “La micetta gli passò la coda sotto al mento facendogli il solletico. «Spesso gli eroi sono gli ultimi a rendersi conti di esserlo”
    Questo è l’Ale che conosco! Questo è l’Ale che mi piace!!

  2. “regnava Bastet,”
    …e quale altro nome avrebbe potuto avere? Grande, Brother. La bellezza di un’opera si vede anche nei dettagli. Come la scelta del nome giusto 🙂 Ti dovrò chiedere consigli per dare un nome ai tre randagini che ogni giorno mi chiedono pappa!

  3. Caro Alessandro ben tornato e che piacere aprire Open e trovare un tuo racconto☺️ Ottima la scrittura, con il tuo personale tocco che si sente qua e la. Curiosi e ben curati i personaggi che, in certi comportamenti assomigliano a noi umani, ma che i realtà hanno così tanto di ‘gattesco’ che pare che tu la sappia proprio lunga in tema! La storia è molto curiosa e si fa leggere benissimo, scorrevole e intrigante, con molti elementi che la rendono accattivante e ti fanno venire voglia di proseguire. Aspetto il seguito.

  4. Che piacere ritrovarti!
    Penso sia molto difficile creare storie con protagonisti animali (partendo dal presupposto che anche l’uomo è un animale, forse il mio discorso ha poco senso. Ahahaha), ma con questo primo episodio dimostri di saperlo fare, e pure bene!
    Seguirò le avventure di Pino con molto piacere.

  5. Che bello ritrovarti Ale! E con questo primo episodio ci hai già fornito un primo delizioso antipasto, gli ingredienti per un’avventura appetitosa ci sono tutti. Pino è un prescelto e non resta altro da fare che scoprire quali sono le sue virtù!

    1. Ciao Tiziano,
      grazie anche a te per la calorosa accoglienza, sono molto contento di aver pubblicato di nuovo qualcosina, su questa piattaforma splendida che per me vuol dire “casa”
      A presto

  6. Come potevo non lasciarmi coinvolgere dalle avventure di Pino? Ora non vedo l’ora di leggere il seguito! Mi hai messo un sacco di curiosità sul meccanismo simil-buddista della reincarnazione di Bastet e quindi adesso mi è venuta voglia di scoprire che tipo di mondo nascondono queste creature che amo da un vita. Bellobellobello! Complimenti Alessandro!

    1. Ciao Emiliano,
      grazie per aver letto questo brano, mi fa piacere che ti sia piaciuto. Anche se ho paura che non fugherà il mistero dell’origine dei gatti. Ma come per i migliori trucchi di magia, è giusto che rimangano avvolti nel mistero, così da permetterci di fantasticare.
      A presto

  7. Ciao Alessandro, bentornato. Di nuovo complimenti per il tuo libro “La leggenda degli unici”, Solferino Ed., che mi pare stia andando molto bene.
    Doppiamente felice di ritrovarti qui su Open: uno per questa piacevole serie sui gatti, due perché leggendoti so per certo che avrò sempre da imparare a scrivere meglio; ma anche tre, se – come spero – avrai il tempo di leggere anche qualcuno dei nostri libriCK e non esiterai a tirarci le orecchie per i nostri errori.

    1. Ciao Luisa, grazie per questo bellissimo messaggio e per la bella accoglienza. E’ molto che non pubblico, è vero, ma sono rimasto sempre dietro le quinte; Open per me è stata una tappa fondamentale del mio percorso e mi ha aiutato a migliorare, per questo sarò ben lieto di poter mettere a disposizione le mie limitate conoscenze, se qualcuno ne ha bisogno 🙂
      Grazie per aver letto e commentato, un abbraccio e a presto 🙂

  8. Okay, premetto che ho due gatti che amo alla follia e non riesco a non pensare agli umani di Batuffolo in questo momento!
    Racconto ben scritto, bellissime le interazioni tra i gatti… mi viene da pensare che hai dei gatti anche tu! 😀

    1. Ciao Shan, grazie per aver letto il racconto. Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Non ho gatti in questo momento, ma li ho sempre avuti, soprattutto una splendida siamese sinuosa ed elegante che è stata con me per 14 anni e che ho ancora nel cuore.