La Reliquia Del Nord

Serie: La Piuma Nera Degli Dei


Nello scavo archeologico un altare nero di ossidiana viene portato alla luce, Eira l'archeologa prosegue il suo lavoro..

Le torciere in ferro battuto erano fissate saldamente ai muri interni delle vie del paese, sorreggendo solo il tronco di legno della fiaccola, priva della sua anima bruciante. La cinta muraria si alzava al cielo, quasi a ricordare il passato e l’alternarsi delle famiglie ducali che avevano occupato il castello. Il centro storico era dominato da artefatti partoriti dal calore dalle forge, che risentivano dell’influenza della vicina Toscana, a pochi chilometri di distanza. La campana della chiesa del Santo Patrono aveva appena ricordato con il suo tocco le ore 9:00 del mattino. L’intero complesso religioso era stato ribattezzato l’anno precedente con il suo nome d’epoca, la Collegiata di San Clemente, in occasione della completa ristrutturazione del tetto e del restauro di alcuni pezzi interni. Le cantine erano scolpite all’interno della pietra, piene di botti di vino, dove le chiavi in ferro battuto erano appoggiate, penzolanti, a un chiodo sui muri.  Nella piana appena fuori il centro abitato si apriva l’area archeologica, immersa nella nebbia che colava densa come fumo dalle chiome degli alberi del bosco adiacente.

Eira stava catalogando le foto scattate che fissava con estrema cura alla parete, quando la pioggia si fece più intensa catturando la sua attenzione.

«Con questa pioggia di certo non posso continuare le analisi esterne, meglio che chiuda tutto per adesso.»

«Mai visto un colore nero così assoluto» continuò, guardando a distanza l’altare di ossidiana mentre veniva lucidato dal pianto del cielo.

Spense il laptop e iniziò a raccogliere tutti gli appunti che sarebbero stati approfonditi a casa davanti al camino. Mentre usciva, sentì il rumore di un motore meccanico non autorizzato all’interno dello scavo che si avvicinava ribollendo di collera.

L’agricoltore, uno dei tanti nella zona si presentò in prossimità della tenda, aprì il finestrino della cabina e parlò con tono brusco e rozzo. Aveva un filo di paglia al lato destro della bocca e, in quello sinistro, tabacco da masticare che conferiva durezza e presenza alla mascella.

«Da quando avete iniziato a mettere le mani su quella specie di bara nera, i lupi del bosco si sono incattiviti, hanno ucciso gran parte delle nostre pecore: adesso questa storia deve finire» disse l’uomo, dando un colpo di acceleratore secco al mezzo.

«Senta, come le ho già spiegato più di una volta, io sto solo facendo il mio lavoro.»

Il trattore si presentò davanti all’altare: le forche fiere e arrugginite che il giorno prima avevano sollevato balle di fieno secco, adesso stridevano nel tentativo di sollevare il pezzo di ossidiana. Le gomme del mezzo iniziarono a slittare, dove il fango aveva reso scivoloso il terreno, finché l’altare non venne scheggiato, creando una crepa sul fianco vicino a una delle incisioni, più precisamente sulla piuma di falco.

Eira lasciò tutto ciò che aveva in mano e si diresse di corsa davanti alla reliquia, frapponendosi tra questa e il mezzo che era entrato senza permesso all’interno dell’area riservata approfittando della lacerazione di un tratto della recinzione.

«Razza di idiota bifolco, hai scheggiato una parte della piuma» esclamò Eira, mentre la mano cercava di pulire la crepa dalla ruggine della forca.

Mentre levigava frettolosamente quella bestemmia profana, non si accorse del liquido denso che usciva lentamente. Presa dalla foga e dall’ansia nel muovere la mano, una scheggia di ossidiana le entrò nel palmo aprendo una ferita profonda.

«Dio, che dolore» esclamò mentre sentiva uno strano odore sotto il naso.

Gli occhi si posarono sul taglio che buttava sangue coprendo il colore nero del corpo estraneo.

«Cazzo, che taglio.»

Il villano si aggiustò il cappello di paglia sopra la testa, sputò una bocconata di tabacco e se ne andò dallo scavo guardando lo specchietto che rifletteva la ragazza mentre estraeva il pezzo nero dalla sua carne.

La pioggia che cadeva incessante puliva il sangue che fuoriusciva dalla ferita; non curante dell’accaduto, Eira appoggiò il palmo sopra il liquido che usciva, cercando di pulirlo. La sostanza venne a contatto con il profondo taglio dandole subito un leggero bruciore; mentre le narici continuavano a respirare quella cenere che usciva dalla crepa.

«Non c’è niente che al momento possa fare, maledizione. Dovrò aspettare che la pioggia cessi: sono zuppa fradicia, sarà meglio rientrare a casa.»

Andando verso la macchina, si pulì il palmo ferito sul camice bianco, lasciando una striscia rossa scura sul candido tessuto impregnato d’acqua.

Fuori dal cancello dovette scendere per incatenare le ante metalliche e, mentre lo faceva, sentì la voce di un gruppo di lupi selvatici dentro il confine del bosco. Risalì di corsa in macchina e si diresse al paese.

Durante il breve tragitto iniziò a starnutire; la ferita sul palmo le bruciava da morire. La carne era come se fosse stata a contatto con della resina che lasciava una scia umida e appiccicosa sul volante.

«Spero che non abbia fatto infezione, prego che la farmacia abbia qualcosa di appropriato per la ferita.»

Arrivata alla piazza, Eira andò dalla farmacista con la mano avvolta in un pezzo di stoffa per farsi medicare.

«Signorina, è un brutto taglio: secondo me farebbe bene anche ad andare al pronto soccorso. Il sangue è molto scuro e non dovrebbe esserlo così tanto, comunque adesso la medico.» 

Eira arrivò a casa, si passò la tracolla della borsa sopra la testa e iniziò ad accendere il camino che dominava la sala.

Appena la legna attecchì, si diresse sotto la doccia: sui capelli bagnati dall’acqua piovana c’era qualche schizzo di fango. L’acqua calda le scorreva sul corpo infreddolito, iniziando a rilassare i muscoli; la mano con la fasciatura era protesa fuori dal getto d’acqua, come le aveva detto la signora della farmacia. Una volta terminata la doccia, indossò abiti comodi e iniziò a portare avanti il lavoro sospeso.

«Vediamo cosa abbiamo qui, allora…» diceva mentre guardava gli appunti presi.

Tra un’occhiata e l’altra la sua attenzione cadde sull’articolo online del New York Post, ma prima che potesse leggerlo sentì un bruciore agli occhi. Distolse lo sguardo rivolgendo l’attenzione alla fiamma accesa del camino dove per un attimo vide un grande prato di cenere; tre figure anziane, curve e dall’aspetto rugoso erano chine su una donna avvolta da un mantello di piume. 

Continua...

Serie: La Piuma Nera Degli Dei


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Discussioni

  1. Una ripartenza a razzo, con un ritmo intenso e toni che appaiono leggermente sfumati nell’ incipit, per dare poi qualche scossa con la ferita inferta dall’ ossidiana, il sangue scuro che cola e i lupi in lontananza che potrebbero averne fiutato l’ odore. Se questo é l’ inizio, immagino quanto colpi di scena troveremo nei prossimi episodi. Spero non troppo agghiaccianti.

  2. “«Mai visto un colore nero così assoluto» continuò, guardando a distanza l’altare di ossidiana mentre veniva lucidato dal pianto del cielo.”
    Questa frase mi ha colpito per il tono quasi poetico e per l’ ossidiana che mi ricorda monte Arci, qui da noi, con la ben nota via dell’ ossidiana.

  3. “Nella piana appena fuori il centro abitato si apriva l’area archeologica, immersa nella nebbia che colava densa come fumo dalle chiome degli alberi del bosco adiacente.”
    Un’ immagine molto suggestiva, un po’ cupa, con un alone denso che copre e sa di mistero.

  4. Ecco l’altare di ossidiana che avevamo incontrato nella serie precedente! Mi piace molto che la storia si sviluppi attorno ad un ritrovamento archeologico, ti seguo con interesse. Anche in questo caso l’ambientazione mi fa sognare…

  5. Ciao Skǫll! Una partenza col botto👏🏻 Adoro quando sbucano manufatti misteriosi e strane reazioni biologiche. Credo che tu abbia una serie di tematiche che rendono subito riconoscibili i tuoi racconti (visioni, ellissi, paesaggi rurali del centro Italia, civiltà lontane collegate al nostro territorio), non è da tutti🤗

    1. Ciao Nicholas 👋 grazie mille del tuo commento. Mi fa molto piacere che l’inizio abbia saputo incuriosirti, spero nel seguito di tenerti sempre incollato alla lettura, grazie ancora 🙏

  6. Ciao, si parte da uno scavo archeologico e si finisce altrove, in un posto antico e pericoloso. Quel taglio sulla mano che brucia e non smette è il passaggio: ha aperto qualcosa che non si richiude. Si vuole sapere cosa ha svegliato.

    1. Ciao Lino 🙂 grazie mille di aver letto mi fa molto piacere il tuo commento. Spero che il viaggio possa essere di tuo gradimento. A brevissimo passo alla tua galleria, ho già visto qualcosa di molto interessante 😀

  7. L’altare in ossidiana lo nomini anche nell’episodio in cui Ksenia festeggia con Cassandra… quindi c’è un filo conduttore che unisce questa nuova serie a “La muerte dorada”. Bene, ne sono felice, chissà che non ritroviamo Ksenia che a me era molto simpatica. Per ora mi accontento della curiosità sugli effetti della misteriosa sostanza uscita dalla scheggiatura. Bravo Skoll.

    1. Buongiorno Giuseppe 🙂 si nel capitolo 8 c’è il seme piantato, hai detto giusto. Grazie per la lettura e del tuo apprezzamento, sempre onorato del tuo tempo 🙏

  8. Un inizio di serie che intreccia archeologia, mistero e suggestioni oscure, con dettagli che sembrano destinati ad assumere un significato ben preciso.
    Mi incuriosisce capire come questi primi segnali si intrecceranno con il percorso di Eira e quali connessioni emergeranno tra ciò che ha riportato alla luce e le visioni che iniziano a manifestarsi.
    Dal punto di vista narrativo, sarà interessante vedere come riuscirai a dosare gli indizi e a costruire la progressione del mistero episodio dopo episodio, mantenendo coerenza tra gli elementi introdotti e la loro evoluzione. Sono molto curiosa 🙂

  9. Ciao Skǫll, ho letto la prima parte, mi piace molto l’atmosfera: il paese, la pioggia i lupi che creano subito un senso di mistero e di minaccia imminente. Hai impresso agli eventi una progressione, che parte dalla discussione con l’agricoltore per arrivare gradualmente alla ferita, alla contaminazione e infine alla visione finale. Nel complesso il racconto riesce a coinvolgere e trasmettere una forte atmosfera dark che invoglia a proseguire la lettura.

    1. Ciao Cesare 🙂 grazie per aver letto e del tempo che mi hai dedicato. La lenta combustione degli eventi è una strada che mi piace percorrere, è uno stile che a me cattura molto l’attenzione. Grazie ancora 🙏