La resa dei conti
Paralizzato nel traffico, a Clodoveo Sperelli girò potentemente il cazzo.
«E muovetevi un po’, porcoddena!»
Ma, contrariamente a una prima impressione, il suo malessere non era per il traffico.
No, il problema che lo affliggeva era di carattere sentimentale.
E aveva un nome e un cognome.
Adelina Mambrotti in Sperelli, sua moglie.
Clodoveo l’aveva sposata anni prima per amore. Poi aveva anche scoperto che il padre di lei era il potentissimo cavalier Mambrotti della MAMBROTTI S.P.A., azienda leader dei cessi autopulenti per Autogrill. E tramite la raccomandazione della figlia era riuscito ad entrare nelle grazie del suocero, facendosi assumere in ditta.
L’amore per Adelina era sbocciato in due gemelli, Dodo e Dudo.
E lì era cominciata la crisi coniugale.
Adelina era ingrassata, incattivita dalle notti insonni appresso ai figli, e – soprattutto – aveva serrato le cosce, costringendo Clodoveo ad avvilenti amori corsari.
Qualche segretaria occhialuta e dentona, posseduta violentemente a pecorina sulla scrivania del suo ufficio.
“Gli straordinari.” E qualche escort da mille euro a botta.
La cosa, però, che più umiliava Clodoveo erano le continue frecciatine della moglie.
«Ricordati, vigliacco, se ti lascia a piedi papà mio sei finito. Cazzo, hai cinquant’anni e ancora dipingi i pupazzetti, ma non ti vergogni? I bambini hanno bisogno di un padre, e non di Paperino. Ma che ne sai tu? Sfigato.»
Queste parole riecheggiarono nella testa di Clodoveo, mentre si immetteva nella corsia di sorpasso, costringendo le auto davanti ad ammassarsi.
«Fanculo! Fanculooo!» gridò prendendo a pugni il volante.
Doveva fare qualcosa: riprendere in mano la situazione a casa.
E c’era solo una cosa da fare.
Far sentire sua moglie nuovamente donna.
Ma non portando fuori la spazzatura, o riempiendo la lavastoviglie.
No, quelle erano cagate da senzapalle.
Clodoveo doveva tornare a cavalcare sua moglie e a farla urlare in tutte le lingue di Babele.
E c’era solo un modo: prendere l’iniziativa.
Mentre pestava sull’acceleratore, si ricordò che i figli quel giorno erano fuori con i boyscout.
Questo voleva dire che sua moglie era a casa. Da sola.
Spalancò la bocca in un urlo muto.
Si fermò alla prima farmacia e fece il pieno di pillole blu.
Parcheggiò sotto casa. Aprì il blister e ne ingollò due con del Gatorade caldo.
Ed entrò in casa, armato.
«Cosa stai facendo, donna?»
Adelina, stravaccata sul divano, aprì un occhio. Per poter dormire si era presa delle gocce di sonnifero.
Sulla porta notò la sagoma nera di suo marito.
«Mmm. Non lo vedi?» disse lei con la bocca impastata. «Sto dormendo.»
Clodoveo fece una pausa sapiente.
«È finito il tempo di dormire, donna.»
Ad Adelina più della frase da film western non piacque il tono del marito.
Aveva lavorato tutto il giorno in casa, come la schiava Isaura. Era stracca morta, e piuttosto che ascoltare le stronzate di Clodoveo si sarebbe venduta ai beduini. Ma c’era qualcosa che non andava quel giorno in suo marito. E doveva essere rimesso al suo posto. Subito.
La donna raccolse le ultime energie.
«Ascoltami bene Clodoveo. Sono molto stanca. Ho solo voglia di dormire. Fatti due birre, colora i tuoi nani guerrieri e non mi romper…», ma non riuscì a finire la frase perché mise a fuoco la poderosa erezione che l’uomo aveva liberato dai pantaloni.
Allora si incazzò. Di brutto.
«Ma come ti permetti? Come?!»
Ma lui era inarrestabile.
«Adele, Adele, se fai così peggiori solo la tua posizione.»
La risata da Shining che seguì la raggelò.
Chi era quell’uomo che roteava a elicottero il membro eretto nel salotto di casa sua?
Poi la cosa precipitò.
Clodoveo avanzò verso il divano.
Lei si alzò di scatto come una molla, e si appiattì al muro.
«Clody, ra-ragioniamo vuoi?» balbettò.
«Cosa vuoi ragionare? Oramai ti faccio pena da così tanto tempo che per te non sono più neppure un uomo.»
Dare sempre ragione ai pazzi? «Sì che sei un uomo, Clody, che dici? Sei il m-mio uomo…lo sai.»
Risposta errata. Beeng!
Clodoveo rise amaro. «Di tutto quello che potevi dire, proprio questo hai scelto…»
Adelina doveva fuggire.
Ma poi fu pervasa da un moto d’orgoglio.
Cazzo, lei era la primogenita di Dinamite Mambrotti, ex pugile e ora capitano d’industria.
E suo marito chi era? Il suo DNA inferiore era schizzato dal membro floscio di un bagnino ed era colato per caso fra le chiappe di una donna delle pulizie. Il patrimonio genetico sussultò nelle vene di Adelina Mambrotti, tramutandosi in un brivido su per la spina dorsale.
La donna si gonfiò come un pesce combattente.
«Non mi fai paura, pallemosce.»
Clodoveo le si avventò contro ma inciampò.
Adelina si mosse agilmente, afferrò il joypad della playstation, e colpì la testa del marito che languiva per terra.
La ferita gli aprì la zucca come una tela di Fontana.
L’uomo si rimise in piedi toccandosi la ferita.
Adelina non poté fare a meno di notare che il dolore non aveva ammansito l’erezione del marito.
Provò una strana forma di adulazione.
«Ne vuoi ancora mortodifame?» ringhiò.
Clodoveo barcollò, poi la ghermì all’improvviso afferrandole le mutandine che si sciolsero come neve al sole.
Lei iniziò a correre a chiappe nude per la stanza. «No fermati, mi fai schifo. Maiale!»
Lui annusò le mutandine. E si mise a inseguirla per tutta la casa. Fino a che non la raggiunse nella lavanderia.
La trovò che brandiva un coltello.
«Quanto è vero Iddio sta’ alla larga perché ti infilzo!»
Lui ridacchiò cattivo. «No, tesoro, l’idea veramente è di infilzare te.»
Clodoveo afferrò un cashmire dal bussolo dei vestiti sporchi, se lo arrotolò sull’avambraccio e parò il fendente della moglie. Dopo una breve colluttazione la disarmò e le si trovò sopra.
Clodoveo la baciò violentemente sporcandola di sangue. Erano uno specchio.
«Dimmi di smettere e la smetto. Ma poi mi dài il divorzio. Questa cosa va risolta, Adele. O con le buone o… con le cattive!» Clodoveo aveva il volto rigato di lacrime.
Poi avvertì un calo di energia nella donna. Sentì la sua schiena inarcarsi, e allora azzardò. Le mise una mano fra le gambe. Era vistosamente bagnata. Poi la avvertì ridere e le mani che gli premevano il culo, come ad avvicinarlo a sé.
Ed entrò, nel modo più naturale di questo mondo.
Adesso erano una cosa sola. Guaivano e ansimavano insieme, come animali.
L’orgasmo di sua moglie fu la musica più bella che lui avesse mai udito.
In tutta la sua vita.
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Bellissimo Decamerone moderno, con nomi azzeccatissimi.
In effetti il Decamerone ci sta tutto. Non ci avevo pensato. Grazie!