La ricerca di un sogno

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Serie: Mare


Lucas non dorme più. Il mare lo chiama, la luna lo osserva e il ponte lo attende. Un incubo dimenticato, un ricordo che non vuole morire. Ma quando il confine tra realtà e sogno si spezza, non c'è più ritorno.

Torno in cucina, sentendomi male come prima, e noto qualcosa che non va: la luce ĆØ spenta e la finestra aperta, con le tapparelle alzate. Accanto alla macchinetta del caffĆØ c’è una tazzina giĆ  pronta, quasi piena. La schiuma si ĆØ dissolta ed ĆØ rimasto solo il nero del caffĆØ. La tazzina ĆØ ormai fredda, la svuoto e risciacquo nel lavandino. Poi la lascio lƬ.

Me ne preparo un altro e lo bevo seduto al tavolo. Ormai non mi chiedo neanche perchƩ, anche se mi stanno accadendo troppe cose strane, tutte insieme. Ho la testa troppo pesante anche solo per pensarci.

L’orologio appeso al muro di fronte a me, che una volta ticchettava, ora ĆØ bloccato e segna le sei e mezza.

A metà sorso una fitta mi preme sul fianco destro, come una lama fredda che mi taglia la pelle e scava in profondità nella carne. Sputo sul tavolo il caffè che avevo in bocca e butto giù un conato amaro con un singhiozzo strozzato.

Mi alzo in piedi di scatto e sbatto le mani sul tavolo, la sedia cade e il rumore riecheggia nella stanza.

Guardo, senza fiato, il caffĆØ che si espande piano e si mischia al sudore che mi cade dal volto.

Tick-tack

L’orologio appeso sul muro mi risveglia.

Prendo un respiro profondo, che sa di cenere, e lascio la tazzina mezza piena accanto all’altra vuota, nel lavandino.

Torno in bagno e mi risciacquo il volto. L’acqua fresca aiuta sulla pelle bollente.

Entro in camera e mi appoggio allo stipite della porta, chiudo gli occhi per un momento e sento un altra fitta, premere sullo stomaco.

Faccio un respiro profondo e riapro gli occhi: la stanza ĆØ ferma. Tutto ĆØ immobile.

Prendo una sigaretta dal pacchetto quasi vuoto sul comodino e mi affaccio alla finestra. Avvicino la fiamma bassa dell’accendino alla punta della sigaretta. E la guardo bruciare. Mi riempio i polmoni con il fumo caldo dall’aroma di tabacco e guardo, davanti a me, il mare calmo.

Il sole ĆØ accecante con le nuvole sottili, disperse nel cielo azzurro, la sabbia bianca si colora e si popola.

Prendo un altro tiro dalla sigaretta che tengo tra le dita e guardo, nel posacenere, quella che si ĆØ consumata da sola, bruciata fino al filtro. La cenere rimasta ricalca perfettamente la sigaretta che c’era, poi lasciata accesa e intoccata.

Distolgo lo sguardo e svuoto i polmoni con un sospiro pesante.

Alzo la testa e vedo davanti a me: la strada.

Sono seduto in macchina e sto guidando.

La strada ĆØ libera, non ci sono macchine. Anche i marciapiedi sono vuoti, come i negozi, e le luci nelle case sono spente.

Un calore improvviso mi brucia due dita, ĆØ la sigaretta che stavo fumando, che si ĆØ ormai consumata. Il filtrino, ancora acceso, cade sul tappetino sotto di me. Un filo di fumo si alza in fretta e cerco di spegnerla subito pestandola, con addosso le scarpe che non ricordo di aver messo.

Sterzo a sinistra e accosto nel primo posto che trovo.

Ho il cuore che batte troppo, tanto da farmi male. Sento il petto pesante e i polmoni vuoti.

Appoggio la testa al volante e cerco di calmarmi. Mi si strozza un singhiozzo in gola e non smetto di tremare.

Alzo piano la testa, con le tempie che mi pulsano e gli occhi lucidi: conosco questa strada; sono a meno di duecento metri da lavoro.

Guardo la chioma dell’albero sopra di me, che si muove a scatti, mossa dal vento. Una foglia cade giù, ĆØ di un verde brillante, si posa sul parabrezza grigio della mia macchina.

La guardo mentre accendo la macchina e, appena parto, scivola giù.

Guido, con gli occhi lucidi e un macigno sul petto che mi toglie il respiro.

–

Arrivo nel parcheggio e mi fermo nel mio solito posto.

Sotto al sole del mattino, guardo l’edificio, ancora seduto in macchina.

Cerco di riempirmi i polmoni con un sospiro spezzato e poi noto il mio riflesso nello specchietto.

Sto giĆ  sudando e anche parecchio: i miei capelli castani gocciolano e mi bagnano il viso. La maglietta bianca -con solo il logo dell’azienda ricamato sopra- ormai zuppa mi si appiccica addosso, soprattutto sulla schiena e sotto le ascelle. Anche tra le cosce, nei miei pantaloni blu di lino, sento un’umiditĆ  fastidiosa.

Ho il volto paonazzo. E la sensazione di disagio e vergogna che mi sta salendo non aiuta per niente.

Prendo un respiro profondo e mi faccio coraggio per scendere dalla macchina.

Apro la portiera e un leggero venticello mi colpisce il volto, sento un po’ di sollievo contro il caldo morboso che ho dentro. L’aria trasporta il dolce profumo dei fiori, colorati e appariscenti, dalle aiuole sui marciapiedi.

Entro nell’edificio di quattro piani, ristrutturato tutto a nuovo: sia dentro che fuori, in uno stile moderno ma non freddo, ĆØ sobrio ma anche raffinato! L’hanno sistemato solo qualche anno fa. Durante un periodo in cui non lavoravo, ricordo solo che molti di noi erano in ferie, ma non molto altro. ƈ come se avessi un vuoto di memoria.

Alla reception c’è Clare, la saluto con un cenno della mano e vado avanti, non voglio che mi veda cosƬ.

La sento salutarmi in lontananza, mentre mi dirigo subito verso gli ascensori.

Uno ĆØ giĆ  in uso ma l’altro ĆØ libero, entro e subito premo in modo frenetico il tasto del terzo piano, quello del mio settore. Con l’ufficio dove c’è la mia scrivania e i miei colleghi.

Le porte si chiudono e inizio a salire. La pressione mi si abbassa in un attimo e mi accascio contro la parete a specchio, mi aggrappo al manico e mi guardo: sto uno schifo, ho il volto di un morto. Sono grigio tranne per la fronte e le guance, che sono di un rosso intenso. Mi sembra di morire.

Mi guardo e mi sento patetico, ho bisogno di qualcosa per riprendermi. Magari un caffĆØ.

Ma anche solo pensarci mi fa rivoltare subito lo stomaco, blocco un conato a fatica e cerco di trattenere gli altri il più possibile.

Supero il secondo piano e cerco di riprendermi. Ma respirare sembra sempre più difficile, anche se ĆØ l’unica cosa che posso fare.

Appena si aprono le porte mi precipito…

Continua...

Serie: Mare


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