La riva placida dei miei sentimenti

Serie: La giusta distanza


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Laura raggiunge Alain nonostante tutto, pronta a viversi il loro momento insieme e a lasciarsi andare a questa nuova emozione.

Io e Alain ci siamo arenati in incomprensioni non dette.

Lui sta male dice, non si sa di cosa, forse qualcosa di contagioso, forse sono stata io.

Forse, il medico dice questo, però, non lo so.

Era nel panico.

-Ti aggiorno appena posso.

Me lo aveva detto una sera al telefono dopo un po’ che non lo sentivo molto, ma lui fa sempre così, è una comunicazione al contagocce, poi magari ci sentiamo per ore, una sera in cui mi dice se può chiamarmi il giovedì sera, piuttosto che il sabato.

Io in amore i permessi non gli ho mai chiesti.

Ho sempre detto i vorrei.

Vorrei sentirti, vorrei fare questo con te, vorrei fossi qui.

Posso pone una domanda che in amore non dovrebbe esserci, lo sai già che puoi, che l’altro lo vuole, che non desidera altro che tu ci sia e ti faccia sentire.

Quella sera al telefono mi ero sentita una stupida, avevo passato due settimane a preoccuparmi per lui e lui se ne era uscito solo all’ultimo che stava male e forse ero una casa grave.

Quando la fiducia si inclina, soprattutto agli inizi, si sballano gli equilibri.

-Fammi sapere, io sto bene, non può essere nulla che abbia fatto io. Dimmi come starai tu.

Lui non era sicuro e mi aveva messo il dubbio, poi si era chiuso nel silenzio, uno dei suoi lunghi di quando non sta bene, di quando decide che è lui e basta.

A tratti pareva esprimere sottovoce confessioni che non aveva mai detto a nessuno e poi di colpo sembrava la persona più irraggiungibile del mondo.

Io da parte mia mi ero chiesta se poi alla fine fossi innamorata e se questa persona mi piacesse davvero, se ero pronta ad un gioco così instabile di vicinanza e silenzi, del non sappiamo quello che siamo, nemmeno cosa proviamo, ma qualcosa c’è nel raschiare sotto le croste vecchie del cuore.

Di vivere così non ne ero mai stata capace, io le emozioni dovevo affrontarle a pieno, come il torrente di un fiume che travolge, trascina, è un vortice pericoloso, ma che trasporta.

Nelle pozzanghere mezze vuote io divento inquieta.

Marzo stava scivolando via così per me, attese, dubbi, progetti nuovi da avviare.

Ero riuscita ad allontanare Luca dalla mia vita, non lo avevo più sentito da quella volta con Alain e alla fine non mi aveva più cercato, lui era come quelle caramelle con troppo zucchero che ti rimangono nel sangue per un po’, ma della confezione butti via subito la carta, Luca lontano mi aveva ridato serenità ed era così che nonostante tutto mi alzavo, cercavo edifici per i nuovi negozi, allineavo tabelle con le proiezioni dei costi.

Non ero una mente matematica, ma era arrivato il momento di dare uno spazio nuovo al mio lavoro, capire chi essere in mezzo alle possibilità dei miei trent’anni.

Lasciavo Alain nel mezzo, nelle occasioni delle fantasie, chiedendomi se lo volessi come realtà nella mia vita o se lui mi avrebbe fatto essere reale nella sua.

Attaccarsi a qualcosa fa in modo che tu galleggi, poi quando sei abbastanza vicino alla riva, devi capire se ciò che ti fa stare a galla può anche mandarti a fondo.

La riva placida dei miei sentimenti è andata a fondo in una mattina di pioggia di fine marzo.

Ho gettato l’occhio al telefono mentre calcolavo l’iva sui profitti di un investimento per un cliente, ho pensato ad uno dei tanti messaggi, poi ho visto il suo nome e mi si è bloccato il cuore.

Era da novembre che io non vedevo né sentivo Alessandro, e sono esattamente quattordici gli anni passati nel mezzo da quando ci siamo innamorati.

Ogni volta che lo rivedo penso sia l’ultima.

Ogni volta che lo rivedo penso sia peggio.

Ogni volta che lo rivedo penso sia meglio.

Il grande amore, il mio futuro marito, quello che avrebbe dovuto essere il padre dei miei figli.

Insomma, quella roba lì ingombrante, quella vecchia coperta logora chiusa nelle cassapanche, non sai nemmeno perché la stringi ancora, perché la tieni nascosta ma sai benissimo che, se fossi tu a scegliere, sarebbe l’ultima cosa che butteresti via dentro la tua vita.

Alessandro è così, non ha perché, definizioni, è lui, è quello che mia madre ancora oggi considera il proprio genero.

“Ciao Laura, come stai? Volevo dirti che da dopo l’incidente verso maggio ricomincio a lavorare, se hai bisogno di qualcuno per gli spostamenti, lo sai io ci sono.”

A novembre mi aveva detto che finalmente, dopo anni, anche lui aveva trovato qualcuno.

A novembre è venuto a casa mia, è arrivato al cancello, mi ha guardato come sempre, come sempre mi ha baciato, è caduto il telefono a terra, abbiamo inciampato nella siepe, siamo andati nel locale caldaia, ci siamo spogliati, ci siamo amati.

-Tu stai bene?

Me lo aveva detto mentre era appena venuto sul mio braccio e poi ancora mi aveva baciato.

-Io sì, anche prima. Ma tu?

Io in quel momento stavo in una situazione assurda con Luca e lui lo sapeva ma anche che non fossi innamorata lo sapeva, io ormai sapevo che lui aveva qualcuno, ma capivo che non ne era innamorato.

Ma lì, davanti ai miei occhi, l’uomo che avevo amato era tormentato.

Avevamo fatto una cazzata ma ci era piaciuta, e questa pareva essere l’aggravante più alta, cercarci negli anni, riprovarci, amarci, farci male, essere amici, non riuscirci, almeno lui, farsi gli auguri di compleanno, volersi bene, almeno provarci, poi quelli di Natale, poi i caffè, che sono sempre scuse per trovarci con le gambe dietro la schiena, la nostra posizione preferita, con il nostro fiato da bocca a bocca, con il sudore di quando sai che non è sesso, ma amore.

Mi aveva bloccato due secondi dopo che era uscito dal cancello, dopo che mi aveva dato l’ultimo bacio.

Non era mai successo fra di noi un gesto simile, mai e poi mai la nostra era stata una storia violenta o che aveva avuto bisogno di fermarsi per non cercarsi.

Avevo provato tristezza per lui, avevo capito quanto stesse male e non potevo farci più niente.

Quella mattina, prima di rispondere, ci ho messo ore.

Ma sul farlo non avevo mai avuto dubbi.

“Ciao Alessandro, per caso, sei disponibile domani?”

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