La Rosa Del Deserto

Serie: La Muerte Dorada


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Cassandra vede Ksenia dentro la teca di Santa Chiara..

Cassandra all’uscita della chiesa, prese il cellulare e chiamò subito Ksenia.

«Amore, dove sei?» chiese con tono agitato e ansioso.

«Cass tesoro, sto guardando la foto dell’altare di ossidiana, ci sono scoperte interessanti» le rispose mentre si asciugava i capelli.

«Sto arrivando, non voglio che esci dalla stanza e tanto meno che segui quella indagine del cazzo. Ksen mi sono spiegata?» replicò senza attendere risposta.

Il laptop era aperto sul tavolo, in videochiamata con Nasrin, la giovane collega persiana che aveva appena ricevuto le analisi preliminari dal sito archeologico situato fuori dal piccolo paese sommerso dai boschi.

Ksenia si tolse l’asciugamano per prendere i pantaloni rimanendo nuda dalla vita in giù, solo un semplice perizoma di pelle, sottile come un filo di cui Cassandra ne andava pazza.

«Guarda qui» disse Nasrin, ingrandendo una sezione dell’altare.

«Sono state trovate raffigurazioni di un pugnale in corallo nero, proviene dal Sacro Mare di Njord.»

Ksenia si fermò, incuriosita. «Corallo nero… il sacro mare di Njord»

«Sì. E questa piuma scolpita dovrebbe appartenere a un artefatto più complesso, come parte di un mantello di piume di falco. Le rune sono Futhark antico a quanto pare.»

Ksenia si passò una mano tra i capelli mentre l’altra scendeva sulla gamba solcando i quadricipiti ancora nudi.

Nasrin, pur mantenendo la professionalità, non poté evitare di guardarla come se fosse una figura uscita da un poema persiano. Cassandra entrò in camera e il suo cervello andò letteralmente in cortocircuito come due collegamenti di poli opposti.

«Spiegami, perché ti presenti in queste condizioni davanti a una videochiamata professionale» iniziò Cassandra con tono severo.

«Cass…calmati per favore.» 

Cassandra era una furia.

«Ho appena avuto una visione, di te morta nella teca al posto di Santa Chiara.»

Ksenia non ebbe il tempo di finire né la frase né di iniziare a mettersi i pantaloni che erano ancora nella sua mano.

«Darvishi, perché sei seminuda davanti alla videochiamata con Nasrin, Cristo Santo» ripeté Cassandra nella sua collera di gelosia.

Le gambe lisce e scolpite, i glutei sodi e pieni che aveva stretto con estremo possesso mentre Ksenia la sottometteva, adesso erano lì, in bella vista. Nasrin, sgranò gli occhi al suono della voce del Procuratore Distrettuale.

«Procuratore Hale, mi scusi… è stata colpa mia. L’ho chiamata per aggiornare la sua Ksenia sugli sviluppi delle analisi archeologiche.»

«Le assicuro che nessuna di noi osa importunarla, tutte al dipartimento sappiamo benissimo che è la sua compagna» disse la giovane ragazza.

Cassandra la fulminò con lo sguardo, come se stesse valutando se aggiungere un capo d’accusa anche a lei.

«Violazione numero uno: esposizione volontaria e gratuita del proprio corpo durante comunicazione professionale» iniziò sbattendo il palmo della mano sul tavolo.

«Violazione numero due: spogliarello davanti alla collega durante pieno orario di servizio, licenziamento in tronco Darvishi.»

Cassandra era un fiume in piena, scossa soprattutto per la visione della teca.

«Nasrin, con te farò i conti quando torno a New York. Non credere di passarla liscia, sei ufficialmente sotto provvedimento disciplinare.»

La sua voce non era più quella della ragazza gelosa, ma quella del Procuratore Hale, fredda e gelida come solo Ksenia poteva conoscere. Dall’altro lato dello schermo, Nasrin iniziò a piangere, impaurita. Aveva sgobbato per mesi, quel posto di lavoro era stata la giusta ricompensa per i suoi sacrifici.

«Nasrin, tesoro… tranquilla» intervenne Ksenia. «Adesso il Procuratore Hale torna alla ragione. Poi ti manda un messaggio di scuse. Ci sentiamo con calma ok?. Un abbraccio cara.»

Cassandra non si mosse e non batté ciglio rimanendo con gli occhi fissi sulle gambe della sua futura moglie.

Era la calma glaciale di chi sta per pronunciare un verdetto.

«Cass… l’hai fatta piangere. Nasrin è fidanzata, è mia amica Santo Dio.» 

«La prossima volta che ti viene voglia di sbattere la mia proprietà in videochiamata, con il perizoma che ti sparisce nella fessura del culo te ne farò pentire amaramente, sappilo.»

La frase cadde nella stanza come il colpo di un martelletto giudiziario seguita da un altro violento colpo del palmo sul tavolo.

«Avrei dovuta sbatterti in galera quel giorno.» 

Ksenia replicò a tono.

«Non sono perfetta come te giudice Hale, faresti meglio a sposarti con una del tuo ufficio del cazzo, magari ti scopa anche meglio» le rispose voltandole le spalle.

Cassandra non credeva alle sue orecchie, tese la mano e la afferrò per il braccio con violenza.

«Non rivolgerti a me come se fossi una puttana Ksen, mi hai veramente scocciata adesso» urlò Cassandra.

L’aria già tesa, si fece fredda e gelida di colpo, i vetri delle finestre iniziarono a tremare in modo violento con radici di rampicanti secche che né mappavano la superficie, creando una patina sbiadita color sangue. Poi qualcuno bussò alla porta della loro stanza. Un colpo, due colpi, il terzo secco e definitivo.

Ksenia e Cassandra si fiondarono alla maniglia e aprirono. Il corridoio era un sentiero di carta picada dove sopra ad ogni foglio c’era un pugno di sale con al centro una piuma nera di corvo piantata in verticale.

Dietro l’angolo, un farolito con una candela accesa, e una voce che cantava una lenta melodia: «Tú no eres Santa Clara. Tú estás en el lago. Estás en el agua negra. Y nadie te ha puesto en una urna de vidrio. Nadie te ha puesto en un altar. Nadie reza por ti.»

Dall’ombra oltre la luce, una mano appena visibile lanciava pezzi di Pan de Muerto vicino al farolito acceso.

Ksenia arrivò alla lanterna, tese la mano per prenderla, il piede di Dolores varcò l’ombra, presentandosi alla luce mostrando le unghie nere, scheggiate e incarnite dalle quali larve bianche uscivano cadendo sul pavimento.

«Encendemos las velas por nuestros muertos queridos para que encuentren el camino de regreso a casa» disse la Muerte Dorada.

La mano di Ksenia venne avvolta da quella di Dolores mentre le punte corvino delle unghie penetrarono dentro la sua pelle aprendola in modo grottesco e violento.

«Scappa, Cass» furono le sue ultime parole.

Cassandra spalancò gli occhi. Le iridi dorate si strinsero, la Muerte Dorada era davanti a Ksenia.

Accendiamo le candele per i nostri cari defunti, affinché trovino la strada per tornare a casa, aveva detto Dolores.

Cassandra aveva capito le parole, aveva capito che qualcosa di irreparabile stava succedendo e lei non poteva impedirlo. 

Continua...

Serie: La Muerte Dorada


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Discussioni

  1. Ciao Skǫll! Mi piace quando aggiungi queste scene per stemperare la tensione (e per approfondire i caratteri dei personaggi principali). E che mega cliffhanger, alla fine!😂👏🏻

    1. Ciao Nicholas 😀 felice di sapere che sia stato di tuo gradimento. La parte finale è stata la più complicata da scrivere, non volevo riproporre scene già viste e riviste. Apprezzo molto Nicholas 🙏

  2. Davvero bello questo capitolo che parte dalla tensione, dalla gelosia, dalla passione e anche dal possesso tra Cassandra e Ksenia e finisce per trascinare il lettore in un’atmosfera sempre più oscura e inquietante.
    Il contrasto tra il loro rapporto intenso e l’irruzione del soprannaturale mi è sembrato particolarmente ben riuscito. Dalla visione di Cassandra alla comparsa della Muerte Dorada, ogni dettaglio sembra anticipare qualcosa di terribile.
    Mi colpisce quel «Scappa, Cass» che spezza il cuore. E’ come se in una sola frase spariscano rabbia e gelosia e rimanga soltanto l’amore, insieme alla paura di perdere l’altra.
    Bellissimo il finale. La sensazione è che qualcosa di irreparabile stia accadendo.
    Un capitolo intenso, cupo e magnetico, dove una forma di amore che è quasi morboso possesso, e orrore si intrecciano e a quel punto mi sono chiesta se Cassandra riuscirà a cambiare ciò che ha visto, oppure quella visione è già il loro destino.

    1. La tua analisi è sempre impeccabile e profonda. Apprezzo molto il tempo che mi hai dedicato per la lettura e la chiave con cui interpreti il racconto. Sono particolarmente felice di suscitarti queste riflessioni, grazie sempre 🫶

  3. Che colpo di scena in questo episodio! Ora è impossibile non attendere il prossimo con curiosità crescente…e continuano i miei dubbi sul ruolo di Ksenia: è stata aggredita soltanto perché coinvolta nell’indagine? Oppure questo personaggio nasconde altro? Chissà…

  4. Io, a differenza di Laura, preferisco Ksenia, alla autoritaria Cassandra, anche se ho il presentimento che la perderemo. Vabbè, il truculento racconto continua a intrigarmi e attendo impaziente il prossimo episodio. Tra l’altro ho anche la sensazione che mi stupirai, quindi mi tengo aperto a qualunque soluzione tu proponga. Bravo!

  5. «La prossima volta che ti viene voglia di sbattere la mia proprietà in videochiamata, con il perizoma che ti sparisce nella fessura del culo te ne farò pentire amaramente, sappilo.» Trovo Cassandra troppo possessiva: Ksenia avrà anche sbagliato, ma lei non sa nemmeno se la ragazza in videochiamata sia single o meno, e avrebbe potuto aspettare la fine della conversazione per farle la ramanzina. Sarà una mia impressione, però queste due ragazze sembrano replicare qualcosa. Bravissimo, Skǫll!👏👏

  6. Ksenia sinceramente non mi piace nemmeno un po’. Ha ragione Cassandra, non si comporta in modo professionale e oltretutto è totale mancanza di rispetto per la persona che si trova dall’altro lato della videochiamata. Che sia un’amica o meno. Sono talmente infastidita dalla sua mancanza di etica che neppure mi sconvolgo per l’arrivo di Dolores