La scarpa ribelle

Matteo quella mattina si alzò dal letto ancora pieno di sonno. Matteo nato e cresciuto attraverso l’amore famigliare, da anni sei (con propensione personale ad averne già contati otto); solcava fiero le strade, i prati e i giardini con la sicurezza di avere la sua buona stella sempre sopra di sé, anche se pioveva, tirava vento, o il freddo gli faceva intirizzire le dita dei piedi, o il naso gli colava come i rubinetti del bagno di casa quando si allagava e cominciavano gli strilli della mamma e i porcoquà del papà. Quella mattina però Matteo si accorse che il sogno fatto nella notte lo inseguiva ancora, e un’inquietudine lo perseguitò per il resto del mattino, fino a quando…

…fino a quando sua sorella Sara di anni nove e di capelli color rugiada, lo squadrò da capo a piedi davanti alla porta di casa e gli disse: “ Oggi hai un bel look, farai un figurone a scuola!“

Matteo ci credette e se ne sentì orgoglioso per circa mezz’ora (il tempo per raggiungerla), però quel sogno e quell’inquietudine erano di fianco a lui come presenze fantasmagoriche. La frase scandita dalla sorella, come solo le sorelle più grandi sanno fare, gli rimbombava nella testa e fece si che entrò tra gli ultimi nella classe con la sensazione di un presagio di sventura imminente.

“Fermo Matteo!- disse la maestra appena lo vide – Non ti sembra di aver dimenticato qualcosa?”

Matteo abbozzò un sorriso compiacente non capendo a cosa la maestra si riferisse. Poi abbassò lo sguardo fino alla punta dei piedi e si accorse di avere indossato una scarpa e una ciabatta!

Ed ecco che l’inquietudine si trasfigurò dal sogno alla realtà.

Matteo la notte prima sognò la scarpa destra, la sua preferita! Una scarpa da ginnastica formidabile, che aveva usato in tante partite di pallone. La sua “Destrogiro” (così l’aveva chiamata) che un giorno gli regalò un goal memorabile in una partitella con gli amici (dribbling sull’avversario e tiro preciso all’angolo della porta: imparabile!), un atto scolpito nella gloria di un pomeriggio di sole. Ora la tanto decantata protagonista non c’era più… “Rapita dagli alieni?“ si chiese “oppure avrà perso la memoria e starà vagando senza meta nella stanza?”

Matteo raccontò la prima scusa che gli venne in mente, disse: “Signora maestra la mia scarpa è rimasta a casa perché… perché è salita sullo scaffale della libreria per parlare con i suoi amici libri!”

I suoi compagni scoppiarono in una risata fragorosa, ma la maestra invece gli sorrise benevola e invitò Matteo a sedersi al suo banco come in una mattinata qualunque. Le ore passarono senza altri intoppi e l’episodio fu presto dimenticato. Durante l’intervallo però non fu facile districarsi in mezzo agli altri, tra i lazzi e le risatine clandestine percepite alle sue spalle. Nella sua mente quindi, si rafforzò l’idea di un’unica, categorica e definitiva soluzione: tornare presto a casa e risolvere il mistero.Matteo arrivò davanti alla sua stanza di corsa e aprì la porta con una forza tremenda, tanto che la porta, infastidita, tornò indietro di scatto e gli si richiuse in faccia causandogli tanto dolore al naso, quanto al proprio orgoglio personale. Ci riprovò facendo più piano e questa volta scrutò, tra uno scorcio e l’altro, ciò che la disposizione della stanza rivelava. Con gli occhi incattiviti cercava “Lei”, la traditrice, la scansa passi! Infine il palcoscenico della stanza si scoprì completamente e Matteo la trovò e ciò che vide lo lasciò a bocca aperta… Destrogiro era proprio dove Matteo l’aveva descritta alla maestra, sullo scaffale della libreria, tranquilla e disinvolta, con i lacci che penzolavano nel vuoto, “Ciao Matteo” disse Destrogiro “è andata bene a scuola oggi? Spero tu non abbia sentito la mia mancanza!” la reazione di Matteo a quelle parole fece assumere al suo viso i seguenti colori nelle varie tonalità e gradazioni : rosa, rosso mattone, prugna, rosso-giallo (tipo fuoco) in un crescendo infernale e incandescente. I capelli subirono i primi focolai d’incendio e del fumo uscì anche dalle orecchie: proprio come nei cartoni animati che tanto lo facevano ridere. Furibondo! Matteo era furibondo e dalla sua bocca stava per uscire una lingua di fuoco da incenerire un intero esercito di scarpe. “Come ti sei permessa di abbandonarmi così, senza neanche un avvertimento!. Sono il tuo padrone e mi devi almeno un po’ di rispetto! “. “Il mio padrone!? “ rispose Destrogiro “veramente io so che è stata la tua mamma a comprare me e la mia compagna sinistra.”

“Ma sono stato io a sceglierti! E non eri neanche di moda !” interruppe Matteo ancora imbronciato .”

“Ah! è così, non ero di moda, quindi perché mi hai scelto: ti attirava la mia forma, il mio colore oppure perché ero la meno costosa?.”

“Che importanza ha? Comunque eri il paio più nascosto dalla altre. Sembravi diversa: un tesoro da scoprire insomma!” tagliò corto Matteo, non senza un certo imbarazzo “intanto a scuola ho fatto una figuraccia e ho anche raccontato una bugia alla maestra”. “Quale bugia?” chiese Destrogiro “ Ho detto che ti avevo lasciata a casa perché eri salita sullo scaffale della libreri,,,” Matteo rimase sospeso su quelle parole appena pronunciate, perché le incongruenze di quel giorno gli si affollarono tutte in mente in un istante, mandandogli in tilt il cervello insieme a tutto il sistema motorio primario. Rimase impietrito, con quella parola ancora appesa sulle labbra e un filo di bava che gli colava, perfido, dalla bocca.

“Non mi sembra che tu abbia mentito” ribatté Destrogiro.

”Ma tu che ci fai sulla libreria? disse Matteo sbloccandosi di colpo “ come ci sei arrivata?”

“Come tutte le altre volte, saltando!”.

“Uffa! Non ci capisco più niente. Tu dovresti essere qui a calzare il mio piede e accompagnare i miei passi…Adesso magari mi dirai che parli anche con i libri!”

“Infatti è quello che faccio Matteo, e ti sorprenderesti di quanta saggezza e avventura c’è in loro. Racchiuse dentro quelle pagine, c’è tutto un mondo, o forse una piccola parvenza di mondo, che noi ignoriamo, o che facciamo finta di ignorare, adagiati come siamo, su una superficie terribilmente consolatoria. L’inchiostro stampato, macchia di nero le nostre certezze, le rimette in gioco, le stuzzica, le rimescola in un vortice visionario che ti scuote fino alla punta delle scarpe e ti costringe a immaginare un punto di vista diverso, come se ti fossi improvvisamente svegliato in un altro letto, in una notte dalla luna accecante.”

Matteo rimase senza parole. Poi osò una domanda per lui inquietante: “Allora non tornerai più da me?.”

“ Certo che tornerò, so qual è il mio dovere, anche se oggi mi sono presa una piccola vacanza: ma tu stai crescendo e fra qualche mese io non sarò più della tua misura e non potrai più calzarmi. Quindi sono io a chiederti che fine farò.”

“Resterai qui con me!” disse Matteo risoluto “anche se non potrò più indossarti, ora che ti sei rivelata, mi guiderai attraverso le storie dei tuoi amici libri. E se un giorno anche loro si consumeranno, ne troverò degli altri. Insieme percorreremo le strade della fantasia, dei goal memorabili e delle camminate impossibili.”

“Ci sto!” disse Destrogiro “sarà un’avventura bellissima, come quelle che piacciono a me!.”

Quella sera Matteo si sentì felice. Pervaso da una sensazione nuova e confortevole, crollò sul letto addormentandosi in un istante. Sognò di una scarpa. Una scarpa che si arrampicava sullo scaffale di una libreria per conoscere il mondo, finendo circondata da amici unici e straordinari.

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Discussioni

  1. Ringrazio tutti quelli che hanno letto il mio scritto. non credo di aver scritto un capolavoro, anzi mi sono accorto che ci sono ancora piccoli errori e refusi. Ma mi ha fatto bene sapere che comunque che avete speso un po’ del vostro tempo per leggermi e conoscermi un po’. Ciao !

    1. Ringrazio tutti quelli che hanno letto il mio scritto. non credo di aver CREATO un capolavoro, anzi mi sono accorto che ci sono ancora piccoli errori e refusi. Ma mi ha fatto bene sapere che comunque che avete speso un po’ del vostro tempo per leggermi e conoscermi un po’. Ciao !

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    2. Ringrazio tutti quelli che hanno letto il mio scritto. non credo di aver CREATO un capolavoro, anzi mi sono accorto che ci sono ancora piccoli errori e refusi. Ma mi ha fatto bene sapere che comunque avete speso un po’ del vostro tempo per leggermi e conoscermi un po’. Ciao