La Scelta

Serie: Città Metafisica


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Margherita prosegue il suo viaggio nelle oscure e profonde nebbie della Città

(Scritto in collaborazione con Sabrina De Martini)

Appunto di Viaggio Ventotto

“Gentile Signora Margherita,

non si scomodi ad andare sola allo Studio Medico. Le manderò il taxi e dopo ci prenderemo un aperitivo insieme, sempre che la proposta le sia di gradimento.

Cordialmente

O.R.”.

Accetto perché mi sto concentrando sulle pagine scritte da Lucio e non ho voglia di inventare altre bugie da gestire. Aveva scoperto che praticamente ogni anno almeno uno studente, o una studentessa, non faceva più ritorno a scuola. Questo “fenomeno” si ripete da che nasce l’Istituto (anni ’40 del 1900.) 

E non solo in questa città, ma in tutti gli Istituti dell’Unione! 

Tutte le famiglie avevano denunciato la scomparsa ai giornali che, riportando la notizia, descrivevano anche com’erano vestiti l’ultima volta che vennero visti. Mentre rileggo la descrizione dell’abbigliamento, nella mia mente arrivano prepotenti le immagini dei vestiti delle bamboline viste in bottega. Con orrore comprendo il senso di disagio che le stesse mi hanno sempre provocato: in qualche modo l’artigiano, con l’aiuto di potenziali complici, era venuto in possesso dei vestiti dei ragazzi scomparsi e li ha poi usati per le sue macabre collezioni. 

Poi ripenso al gufetto che mi ha fatto scoprire i libri cavi della libreria dell’Istituto. E’ evidente che non si tratta di una scuola normale ma di un “laboratorio” dove una squadra di perversi tenta di forgiare i cittadini del futuro. 

Penso anche al fatto che nella libreria c’erano libri in tutte le lingue dell’Unione e tutti, ma proprio tutti, erano cavi e con un ciondolo all’interno. Ho quasi la certezza che coloro che si ribellano vengono semplicemente eliminati. 

Nei suoi scritti, Lucio sostiene che possono farlo perché sono tutti d’accordo. L’eliminazione della “scheggia impazzita” merita un premio speciale: bamboline con capelli, vestiti ed il ciondolo della vittima. 

Sì, l’Istituto ha sempre regalato un ciondolo ad ogni studente “ribelle” con la scusa della riconciliazione, ma in realtà, con quello ha sempre proclamato la condanna fatale.

Agghiacciante!

Il cacciatore mi dice che ormai, in questa città, è tutto perduto e l’unica cosa da fare è fuggire per salvarsi. Realizzo che ha ragione ma prima voglio rendere giustizia a tutti i ragazzi scomparsi, a Lucio e alla sua amica. 

E’ chiaro che l’abitino dell’ultima bambolina creata dal Rielli apparteneva a lei…

Appunto di Viaggio Ventinove

E’ arrivato il momento del fatidico appuntamento dal dottore. Non so bene cosa aspettarmi, in ogni caso mi fingo estremamente ingenua.

Lo Studio è in pieno centro storico all’interno di un palazzo antico e prestigioso. Mi accorgo subito del fare ossequioso delle segretarie. E’ tutto decisamente impeccabile e tutto ricorda l’Istituto e il laboratorio dell’artigiano. Durante la “pseudo visita” emerge che, a detta del dottore, le mie amnesie sono dovute alla mia inconscia necessità di trovare, o ritrovare, la figura primordiale di riferimento, ovvero un genitore o il marito, ovviamente. Come cura mi propone di frequentare il corso base di orientamento all’Istituto. 

Annuisco fingendo di accettare. Penso sia finita lì ed invece, oltre alla farsa della visita, mi tocca anche la farsa dell’aperitivo.

“Venga signora Margherita, l’accompagno alla più bella caffetteria della città. So che il signor Rielli è lì ad aspettarla. Sono stato invitato anch’io. Andiamo a brindare in onore del suo percorso verso la vita vera e la vera salute”.

Ecco, penso fra me, anche il dottore si è venduto al “Sistema Istituto”. Giunti all’appuntamento l’artigiano si alza in piedi per salutarci. 

Sembra sapere già tutto.

Mi propongono delle bollicine per festeggiare quella che considerano una “miracolosa conversione “, ma avendo paura di poter essere drogata, declino l’offerta e chiedo una bottiglietta d’acqua dichiarando di voler seguire immediatamente i preziosi suggerimenti del medico. Non potendo far altro che complimentarsi con me, l’artigiano brinda alla mia “nuova vita” mentre mi porge un piccolo astuccio.

“Mi sono permesso di creare questo oggetto per spronarla ad avere sempre fiducia nella bontà delle sue scelte. Lei è una donna promettente e noi saremo sempre al suo fianco per ricordarglielo”.

Esito ad aprire il regalo perché temo di vedere materializzata la mia condanna. Non potendo sfuggire all’insistenza lo apro e per poco non svengo: è lui, è il ciondolo.

Appunto di Viaggio Trenta

Mentre cerco di riprendermi una voce maschile si rivolge a me:

“Margherita, amore mio, quanto tempo!”

E’ Carlo Alberto che mi viene incontro più radioso che mai. Sono tutti in piedi ad accoglierlo mentre io mi muovo a stento. L’aperitivo si fa subito più conviviale e quello che sembra essere mio marito parla continuamente guardandomi appena. Nel suo sguardo non c’è più quella complicità che un tempo ci univa. 

Fra loro tre emerge un legame che sembra antico.

Osservandoli mi rendo conto che le calzature del dottore ricordano tantissimo quelle che avevo visto indossare da uno dei due ospiti a bottega del Rielli. Temo proprio che si tratti di lui e questo dubbio mi trafigge il cuore. L’immagine di quella serata è un duro colpo alla fiducia che credevo di riporre nel mio matrimonio. Se Carlo Alberto non è, per ovvie ragioni, il terzo ospite anziano dell’artigiano, perché li conosce? In che modo è coinvolto?

Non faccio in tempo a mettere a fuoco i pensieri che la sua voce mi riporta alla terribile realtà:

“Signori, affinché possiate perdonare la mia recente assenza, anche se per ragioni di lavoro, desidero invitarvi tutti a cena questa sera. Io e mia moglie vi aspetteremo a casa dei miei genitori. Sarà una serata magnifica, ne sono certo!”

Ecco, ora è proprio tutto chiaro. Il terzo ospite del Rielli era mio suocero. 

Non ci sono dubbi, anche lui è coinvolto. Lui ha insegnato nell’Istituto. I miei suoceri hanno uno dei tre gufi dell’artigiano. Forse fanno parte di una setta di professori che attraverso i ciondoli nei libri cavi della libreria si aggiornano sul programma di eliminazione dei soggetti non addomesticabili. 

Ed io cosa c’entro in tutto ciò? Mi viene in mente che sono stata scelta come “fattrice” del nuovo bambino voluto dal Sistema della Proclassica, ma visti i dubbi che avevo manifestato con le mie lettere a Carlo Alberto, è verosimile che abbiano deciso di eliminarmi. Mi viene da piangere, ma non me lo posso permettere: devo salvarmi subito. Ora.

Improvvisando entusiasmo per il programma della serata, annuncio a tutti che prima devo assolutamente passare in albergo a farmi bella. E’ impensabile indossare il ciondolo ricevuto in dono senza prima una rinfrescata al trucco ed un adeguato cambio d’abito! 

Mi credono e mi appoggiano di buon grado. La civetteria femminile è il lasciapassare universale. Prima di congedarmi con le frasi di circostanza, chiedo di passarmi a prendere per le ore 20.30 all’albergo.

Giunta in camera mi appresto a fare foto del mio ciondolo e la mando ai genitori di Lucio. Il messaggio vocale che segue li esorta a fare copie di tutta la documentazione sulla vicenda e disseminarla in tutti i sotterranei conosciuti. Chiedo la massima prudenza e la massima velocità di azione. Dobbiamo distruggere i telefonini. Mi farò viva a breve attraverso il pozzo.

Sono le ore 20.15. Sullo scrittoio antico lascio, inchiodato al legno, il ciondolo trafitto dal tagliacarte ed un piccolo messaggio indirizzato a Carlo Alberto che, sono sicura, salirà a prendermi:

“Conosco la verità, se dovessi incontrarvi ancora, non esiterò ad uccidervi. Tutti”.

Finisce così il mio matrimonio e una vita che credevo normale.

Saluto con gratitudine il cacciatore del dipinto e, attraverso l’armadio, mi faccio inghiottire dalla città sotterranea.

Serie: Città Metafisica


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