
La scusa del porco
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Il commissario Nestore Facchi si preoccupa di eliminare ogni alone dalle lenti degli occhiali. Li inforca. Rivolge la propria attenzione alla donna seduta al di là del tavolo di metallo. La scruta.
«Signora Annunziata Romano. Lei afferma di aver assistito all’omicidio di Antonio Esposito. Le dispiace raccontarmi qualcosa di più?»
«Mi chiami Anna, commissario. Non ho mai sopportato il mio nome di battesimo, mi dà un’aria provinciale.»
Facchi sospira. Socchiude gli occhi. Controlla ogni minimo cambio di espressione della donna.
«Come preferisce, signora Anna. Vediamo di iniziare. Lei ha lavorato alle dipendenze del dottor Esposito per dieci anni, è esatto?»
Dalle labbra della donna sfugge lo sgarbo di un sorriso sarcastico.
«Lavorato?!» Tossisce. «Io mi sentivo più una schiava. Sono stata la sua badante per quindici, altro che dieci anni!»
«Perfetto. Vuole un bicchiere d’acqua?»
«Ha del bourbon? No, niente, lasci perdere.»
Il commissario stringe i pugni. Ingoia la saliva che gli impasta la bocca. Non tocca un goccio d’alcol da un mese. Non ha perso i chili di troppo che lo appesantiscono. A ogni buon proposito, il suo tempo.
La donna scivola a destra. Aggiusta un po’ verso sinistra. Annuisce soddisfatta per la posizione conquistata.
«Servire il dottore non è mai stato facile, però devo ammettere che con il tempo ci avevo fatto l’abitudine. Questo fino a circa sei anni fa.»
«Cos’è successo sei anni fa?»
«Disfunzione erettile.»
«Intende che era diventato impotente?»
«Ma la voglia non l’ha mai persa, no signore! Ogni sera una ragazza diversa, il maiale! Giovani e belle. Per lui i soldi non sono mai stati un problema.»
Facchi pensa che in quella stanza la temperatura sia al limite del sopportabile. Il sudore gli imbratta la fronte. Sfila gli occhiali per passarli con lo straccetto. Li rimette. Anna ha capelli come veli di seta nell’oscurità. Occhi nocciola.
«Si divertiva a toccarle?»
«Assolutamente no. Si limitava a guardarle. Le fissava con i suoi occhi slavati dietro le spesse lenti.»
Facchi sbuffa.
«Ho capito, non soffermiamoci a giudicare i gusti delle persone; se le ragazze erano maggiorenni e consenzienti…»
«Il fatto è che quella sporca abitudine gli arrivò presto a noia, quindi prese a sfogare la sua frustrazione su di me. Non le sto a dire quel che mi fece passare, commissario. Brutta storia, molto brutta.»
«Quindi?»
«Pretese che le ragazze si travestissero per assecondare le sue voglie. Un giorno godeva con la bella infermierina, un altro con la cavallerizza. Ma la sua preferita, nessun dubbio a riguardo, era la danzatrice indiana. La guardava, bramando ogni parte del suo corpo.»
«Un’asiatica?»
«Una pellerossa, con un vistoso copricapo di piume variopinte. La faceva danzare per tutto il salotto. Forse immaginava di trovarsi in una grande pianura, nel selvaggio West. Batteva le mani. E rideva. E guardava. Sempre e continuamente. La prorompente fisicità della femmina l ‘aveva stregato.»
«Pensa che la signorina fosse contenta delle attenzioni?»
«No, commissario. Forse è per questo che l’ha ucciso.»
«In poche parole, vorrebbe dire che è stata questa fantomatica pellerossa a infilare il coltello nel cuore della vittima? Arma mai ritrovata, tra l’altro.»
«Credo che quella donna fosse arrivata ad odiare gli uomini. Come darle torto.» Anna soffoca un singhiozzo. «Le dispiace darmi quel bicchiere d’acqua?»
Nestore Facchi annuisce. Si sposta nella stanzetta a fianco. Torna con un bicchiere mezzo pieno. Pensa a quanto avrebbe desiderato che quel liquido fosse vodka. Consegna il bicchiere alla donna. Un rivolo d’acqua le scende dalle labbra. Una goccia si perde tra la generosa scollatura. Anna ha un seno roseo, pieno e invitante. Il commissario si perde nel desiderio, e da esso viene rapito.
Eppure non tocca alcolici da un mese; dovrebbe essere un uomo diverso.
È forse l’alcol la scusa del porco?
Allunga le mani, il suo pensiero è colmo di bramosia.
La femmina è più lesta. Tra i seni, luccica il metallo.
«Lui guardava» sibila la pellerossa togliendosi la maschera da Anna Annunziata Romano. «Guardava sempre!»
Estrae il coltello: una fredda lama senz’anima. Il cuore trafigge. Il desiderio spegne.
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Ritmo incalzante e dialoghi efficaci e realistici, forse troppo “alto” il registro della governante? Ma è anche giusto uscire dai cliché!
Me l’ero segnato da tempo, questo racconto. Poi però ho dato più spazio alle serie perdendo di vista i singoli, ma finalmente eccomi qua! Si, finalmente, perché il racconto è ben scritto, le descrizioni sono molto nitide, sembra di vedere la scena davanti agli occhi, ed il finale è di indubbio effetto
Ciao Dario. Dunque, del tuo stile mi piacciono le frasi brevi, incisive. La scrittura cinematografica e il fatto che costruisci molto affidandoti ai dialoghi.
Il finale spiazzante era d’obbligo ?
Bravo! Alla prossima.
Ciao Cristina, è il mio stile.?
Per questo lab ho voluto creare un doppio racconto. Mi piace sperimentare, provare soluzione sempre diverse…ma la firma, quella è la mia. Non so quanto sia positivo.??
Ciao Dario, alla fine ho letto per prima questa versione 😉
Trovo il lab ben costruito, attinente al tema sebbene posposto in una realtà a noi vicino. Ho solidarizzato con Anna, credimi. Forse era meglio se il Commissario se lo beveva, quel bicchiere di bourbon in più 😀
Carissima Micol, inizialmente volevo scrivere un racconto basato sulla figura del wendigo. Ho cambiato idea solo all’ultimo. ?
Un saluto.
Cavolo, però sarebbe stato divertente! 😀 😀 😀
La versione partenopea era più divertente 🙂 Ma si sa il dialetto arricchisce sempre
Qui manca l’effetto sorpresa! Il gioco consisteva nel creare due anime. Anna che ripudia il passato. Annunziata che ne è più che orgogliosa.?