La sfida

Serie: L'ennesima storia di Halloween


Perché sprecare denaro per comperare costumi per Halloween quando possiamo farli da noi?

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: La sfida

No.

Non è facile. Anche se qualcuno continua a ripetere con insistenza l’assoluto bisogno di mettere al mondo figli per invertire la tendenza al calo delle nascite. E sempre quel qualcuno ha inventato la formula agghiacciante di inverno demografico, forse per rendere il fatto a un tempo crudo e poetico. Cazzate.

La verità è che le coppie hanno rinunciato a procreare, preferendo la quiete sterile di un’esistenza senza scossoni, oppure di una vita intrisa di euforia, di divertimento e di eccessi, incompatibile con quelle amorevoli creature che dipendono da te almeno per i primi vent’anni. Se ti va bene.

Ma, nonostante tutto, voglio bene ai miei bambini. Li amo alla follia.

È iniziato tutto qualche giorno fa, nelle corsie dell’ipermercato in cui mi reco ogni due settimane per fare la spesa grande. Surgelati, acqua, vino e alcolici vari, frutta, e mille altri prodotti per il bene della mia famiglia. Quasi sempre da sola, a volte con Giacomo, che non ho ancora capito se è un aiuto o un elemento di disturbo. Se possibile, però, senza le due adorabili creature. Ma quel giorno erano tutti con me.

«Mamma! Papà!» aveva esclamato Marco sgranando gli occhi verso il fondo della corsia che stavamo percorrendo con un carrello ormai colmo.

«Guardate!» le aveva fatto eco Fabiola fermandosi di colpo e puntando l’indice verso quella orrenda massa di oggetti e costumi in tema con la ricorrenza di fine ottobre.

Avevo spostato lo sguardo più volte tra i due bambini, poi i miei occhi si erano sollevati verso Giacomo che stava ancora spuntando la lista della spesa dall’app sullo smartphone.

«Andiamo a vedere. Vieni Fab!» Marco aveva preso per mano la sorella trascinandola verso il fondo della corsia addobbata nei colori dell’arancione, del rosso cupo e del nero, con inserti bianchi a simulare parti di scheletri umani e animali.

Prima che potessi dire una sola parola i due bambini avevano raggiunto la fonte della loro meraviglia.

Trasformare in fiabe e in racconti fantastici tutto ciò che siamo costretti a vivere nel mondo è un modo per rendere accettabile una realtà che può essere troppo spaventosa o troppo attraente. Forse anche Halloween è nata per questo scopo. Ma l’area espositiva addobbata nello stile ispirato ai modelli americani che erano giunti fino a noi i per inculcarci una nuova tradizione che non ci aveva neppure sfiorato nei secoli precedenti era davvero troppo per i miei occhi.

Avevo cercato con lo sguardo il conforto di Giacomo, ma il suo era sempre concentrato sullo schermo dello smartphone intento a vagliare, come un ragioniere davanti al bilancio di fine anno, ciò che era stato messo nel carrello e quello che ancora avrebbe dovuto ancora trovare il suo spazio.

«Mamma!» Avevo raggiunto i due angioletti che ancora si tenevano per mano. Fabiola, dieci anni, è molto alta per la sua età. Non ha preso da me, senza dubbio. A scuola supera di almeno una spanna la maggior parte delle sue compagne e questo fa sì che spesso queste si rivolgano a lei come ad una sorella maggiore, chiedendole aiuto per i compiti più disparati. A mia figlia non dispiace, anzi, e forse questa sua prestanza fisica contribuisce a sviluppare il suo carattere altruista.

Marco ha tre anni in meno e negli ultimi tempi ha sviluppato un attaccamento quasi ossessivo per la sorella. Questo sarà l’ultimo anno nel quale frequenteranno la stessa scuola. Dal prossimo, Fabiola sarà in prima media e la sua scuola sarà in un altro edificio anche se non lontano da quello attuale. Spero che Marco accetti senza problemi il cambiamento.

«Mamma!» aveva insistito Fabiola. «Fra qualche giorno sarà Halloween. Posso avere un costume come quello?» Aveva indicato un manichino che indossava un abito rosso con una leggerissima mantella nera. Il cappello, anch’esso nero, aveva una veletta di pizzo che copriva il viso, lasciandone intravvedere il bianco della plastica. Un nastrino rosso intorno al collo e un paio di stivali neri lucidi completavano quel misto di horror e kitsch da cui non riuscivo più a staccare gli occhi.

«Anche io lo voglio, uguale!» Marco aveva abbracciato la sorella.

«Ma è da femmina!» aveva esclamato Fabiola. «Non puoi mettere quel costume. Tutti i tuoi amici ti prenderanno in giro.»

«Ma se è Halloween allora vale tutto, no?» aveva replicato mio figlio che non mancava mai di stupirmi con ragionamenti ineccepibili, di una lucidità implacabile per un bambino della sua età.

«Sì, ma non puoi, perché…» Fabiola stava cercando le parole per convincere suo fratello, ma sapeva che difficilmente ce l’avrebbe fatta.

«Sì, ma… sì ma…» Marco sapeva come scimmiottare la sorella. Quasi sempre il tutto finiva con una risata collettiva, perché il suo modo di fare era davvero divertente. Ma non quella volta. L’attrazione verso quei costumi e quell’orribile massa di cianfrusaglie era talmente forte che la bambina aveva perso per un attimo il suo spirito altruistico e aveva urlato contro il fratello.

«Non mi fai ridere. Per niente. Sei solo patetico!»

Patetico. Per un attimo mi ero soffermata a pensare quando avesse imparato quel termine. Poi avevo guardato mio marito, che camminava verso di noi con lo sguardo soddisfatto di chi era riuscito a far quadrare i conti. Lista della spesa spuntata e oggetti nel carrello adesso coincidevano quasi perfettamente.

Avevo alzato gli occhi al cielo ed ero intervenuta per evitare che la discussione tra i due bambini degenerasse.

«Vi faccio una proposta. Anzi, vi lancio una sfida.»

I bambini avevano smesso di discutere e mi avevano guardata con interesse.

«Non compreremo niente di questa robaccia, e—»

«Mamma! Ma noi—»

«Silenzio, bambini!» Li abbiamo educati bene e sanno quando devono ascoltare.

«Fate una fotografia ai costumi che vi piacciono. Sono sicura che riuscirete a farli voi in tempo per Halloween. E li farete meglio.»

C’era stato un attimo di esitazione nei loro sguardi, come se stessero elaborando quella proposta. Un timido accenno di protesta da parte di Marco, poi il bambino aveva sollevato lo sguardo verso il viso della sorella: lei aveva raccolto la mia sfida.

I loro occhi si erano illuminati. E anche i miei, perché nulla lasciava presagire l’orrore che quel semplice patto avrebbe scatenato nei giorni successivi.

Continua...

Serie: L'ennesima storia di Halloween


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Bentornato Antonio! Mancavano i tuoi racconti orrorifici così pieni di personalità. Mi è piaciuto tantissimo questo inizio perché cavolo, sa prendersi il suo tempo, e questa è una caratteristica che quando la riconosco non posso che apprezzarla tutte le volte. Specialmente riconosco la tua tipica struttura di inizio racconto: incipit accattivante, in questo caso dal tono polemico (uno dei miei preferiti), seguito dall’irruzione di qualcosa che cattura l’attenzione, in questo caso i vestiti di Halloween, poi intermezzo in cui vengono approfonditi i personaggi, spesso bambini, e infine ritorno all’oggetto con aggancio al prossimo capitolo. Tutto calibrato benissimo. Spero che i tuoi impegni di lasceranno più tempo per pubblicare, perché il tuo è un modo di scrivere troppo personale (e per questo meritevole secondo me) per non fruirne spesso 😁

  2. Da adulta nerd cresciuta a manga e cosplay , e madre di una figlia che si cuce da sola gli abiti per fare cosplay dei suoi personaggi preferiti, trovo sconvolgente che una bambina giudichi un vestito in machera femminile o maschile. Più del termine “patetico” . Adoro addobbare tutto in tema halloween e sono curiosa di scoprire cosa la loro creatività ha prodotto!

    1. Ciao Laura. Ti ringrazio per questa tua interpretazione del passaggio “incriminato”. E’ sempre utile vedere con altri occhi. Nessuna intenzione di entrare in tematiche per altro molto interessanti e attuali. Si tratta di una bambina che davanti a un vestito da “strega” si chiede perché lo debba indossare anche il fratello. Non lo trovo così strano, data l’età della bambina, età in cui le differenze di genere si manifestano sia a livello fisico che psicologico. Anche se le generazioni di oggi stanno vivendo, per fortuna direi, situazioni meno categoriche di quelle dei bambini della mia generazione.
      Spero avere ancora la tua attenzione per i prossimi episodi.

  3. Sono curiosa di sapere quale oscuro presagio si nasconde dietro a una proposta così educativa. Ritmo scorrevole e dialoghi ben calibrati a mio avviso. “…per rendere accettabile una realtà che può essere troppo spaventosa o troppo attraente.” Questa frase mi è piaciuta molto.

    1. Ciao Simona. Grazie per la lettura e per il tuo commento. Chissà, forse trasformare gli eccessi della realtà in racconti e fiabe è uno dei freni che permette alla società di esistere ancora.
      Spero che “l’oscuro presagio” non ti deluda 🙂