
LA SOGLIA ETERNA
Serie: BLOODPLAY
- Episodio 1: LA SOGLIA ETERNA
- Episodio 2: L’ERRORE
- Episodio 3: IL VOLTO
- Episodio 4: LA CAGNA
- Episodio 5: LA FATTORIA DEI LOGAN
STAGIONE 1
Milwaukee, 18 dicembre 1979
Caro Sam
mi spiace tanto di non poter essere con voi nemmeno questo Natale… lo so: sono una stronza!
La peggior sorella del mondo.
D’altra parte lo hai scritto tu nella scorsa lettera…
Cerca di capire: il signor Chapman mi ha promesso un mega extra se lavorerò per l’intera settimana natalizia.
Cento dollari! Ma ci pensi?
Sai che vuol dire?
Che almeno per un po’ tu, nonna e papà sarete in regola con l’assicurazione sanitaria.
A proposito: come sta nonna?
Mi manca tantissimo.
Saluta tutti e di’ loro che a fine mese spedirò i soldi.
Un abbraccio – e non scordarti di tempestare di coccole la mia Cora!
Arly
«Il vostro corpo è così impuro…»
La voce si sciolse nella penombra, sussurrata, spezzata, quasi a voler fondersi con l’umidità stagnante nei muri scrostati della stanza.
Un pensiero sfuggito, evaso dalla gabbia della mente.
Un singulto, una scossa, il piacere impigliato nella gola; un soffocare senza rimedio.
Lei sputò.
Sputò come se dovesse espellere tutto ciò che di lui la contaminava, sebbene la sua mano non si fermasse: su e giù, rapida, compulsiva, senza tregua.
Il neon fioco sfrigolava nella sua luce malata: un barlume intermittente che le carezzava la schiena, là, nel perimetro dell’ombra.
Un dorso ossuto, oleoso, lucente come lamiera. Una geometrica fascia di avvallamenti concatenati, incastro di vertebre e carne, un’ossatura che sembrava voler evadere, sgusciare fuori da una pelle tesa su solchi profondi; la linea che separava le scapole scendeva giù, fino alle reni: cremagliera tagliente, solida, innestata tra pelvi foderate di adipe. Fianchi squassati da movimenti ritmici.
Il peso gravato sul petto dell’uomo, il respiro spezzato in un gorgo.
I lombi di Arlène, così morbidi, così pieni rispetto al resto del corpo, tanto floridi da dargli un desiderio improvviso, irrazionale, quasi una furia, di serrarli nelle mani, di stringerli, modellarli, farli cedere, fino a sentirli pasta deformata sotto alle dita. Fino a vederli sanguinare.
«Siete un tempio violato…» la sua voce, ancora la sua voce. Ma chi parlava? Lui? Era lui che parlava? O la voce si staccava, si apriva uno spiraglio, come una ferita, uno squarcio nella carne, un’eco di parole ripetute che si slabbravano nella stanza.
Eppure lo sapeva, lo sapeva bene, che ogni parola era un’umiliazione, e che umiliarla significava piegarla, e che piegarla significava possederla, e possederla significava annientarla, e annientarla significava dissolverla, scioglierla in qualcosa d’informe: lo spazio vuoto di una soglia eterna. Uno spazio puro, senza coscienza, un vuoto che inghiottiva altro vuoto.
E inghiottiva. E inghiottiva. Sempre più.
La sua schiena a violoncello, ora curva in avanti, era una linea frantumata, un fascio di nervi tesi ad arco, perfettamente sospesi sul vuoto.
In quel vuoto, un seno molle, pendulo, oscillava oltre il bordo obliquo del gran dorsale.
Ecco schiudersi, davanti a lui, l’ombra lunga delle natiche: un solco aperto, palpitante, mentre una vampa umida gli corse giù fino all’inguine.
Il respiro corto, il battito nel petto: un martellare che lo trascinava via, e il su e giù, il su e giù, il su e giù di una bocca che lo cancellava, lo riscriveva, lo annegava in un’onda che ormai non era più inizio, né fine.
Solo una corsa cieca verso il piacere.
Milwaukee, 8 gennaio 1980
Caro Sam
io sarò la peggior sorella del mondo, ma tu sei il più stronzo fra i fratelli!
Le foto che hai spedito mi hanno fatta piangere a dirotto per tutto il giorno.
Mi mancate, mi mancate, MI MANCATE. Cazzo!
La mia Cora ormai sembra più un pouf da salotto che un cane… ma quanto la fai mangiare!?
Sarà la qualità delle immagini, sarà la tua incapacità di fotografo (scherzo) ma papà sembra invecchiato tantissimo in questi due anni.
Tutta colpa degli acciacchi di nonna.
Già: nonna… Dio, che occhi tristi aveva il giorno di Natale.
Da quando mamma è morta, ha fatto di tutto per evitare che papà cadesse in depressione.
Avreste potuto almeno chiamare gli zii: sai bene quanto stravedano per voi.
Sicuro vi sareste evitati quell’aria da mortorio.
E non ricominciare a menarla con la storia della mia partenza: io sono la figlia più grande, tocca a me aiutare la famiglia. Almeno finché papà non verrà riassunto alla miniera di Coalwood.
Quando sarai maggiorenne ne riparleremo, marmocchio!
Intanto saluta tutti da parte mia e digli che mi mancano… mi mancate!
Arly
P.S. A fine mese vi spedirò altri soldi. Giù all’emporio gli affari non sono andati un granché bene questa settimana…
Un abbraccio grandissimo!
La carne si aprì a sipario, spalancata sulla rivelazione oscena di un buco bruno e rinsecchito, un frutto spudorato, riarso da un sole crudele, una ferita aperta senza promessa di guarigione, e il sesso schiacciava, premeva, si imponeva sullo sterno dell’uomo, il respiro divenuto lotta, l’odore acre e intimo che lo invadeva, si infilava nelle narici, impregnava il pensiero, lo saturava, lo soffocava.
I piedi della donna a cavalcioni, puntati ai lati della sua testa, erano due radici livide, nere di sporcizia: dita curve, unghie verde fluo confitte nel materasso, baluginanti nella penombra.
Da lì, il corpo di Arlène era una visione mostruosa, un’allucinazione che lo inchiodava, lo estasiava. Non più corpo umano, ma entità altra: una chimera plasmata dalla prospettiva.
Due globi burrosi, tremolanti sul suo petto, e, al centro, quell’orbita vizza, cieca e spalancata, uno sguardo orbo di ciclope che si posava su di lui, lo puntava, lo giudicava, e al di sotto, la bocca sdentata, un ghigno di carne, smorfia verticale incastrata tra due cosce magre e arcuate, arti anfibi, arti di rospi sviscerati e messi a mollo in un barattolo di formalina; una creatura venuta da un altro mondo.
Una fusione. Un abominio.
«Dio!?» Sbottò il Reverendo, in una domanda che sembrò risposta, come se da quell’orbita polifèmica, da quell’abisso inaridito di visceri, si fosse affacciato davvero il volto beffardo, muto e assente dell’Altissimo.
Serie: BLOODPLAY
- Episodio 1: LA SOGLIA ETERNA
- Episodio 2: L’ERRORE
- Episodio 3: IL VOLTO
- Episodio 4: LA CAGNA
- Episodio 5: LA FATTORIA DEI LOGAN
Non so nemmeno da dove cominciare a commentare questo primo episodio…
è stato come guardare un film, quelli di alta qualità, con tanto di spostamento di inquadrature e scene.
Il mostrato è qualcosa di pazzesco, tanto raccapricciante quanto affascinante. Quel genere di cose per cui vorresti coprire gli occhi, eppure…
Veramente bello Nicholas, l’unico rammarico è averla recuperata a distanza di tempo!
Grazie mille, Mary,🙏🏻 il tuo è un bellissimo commento, soprattutto perché sei riuscita subito a captare la natura voyeuristica del racconto. L’intento è proprio quello di fare sentire colpevole il lettore, farlo sentire sporco, semplicemente per il fatto di essere un testimone impotente della violenza raccontata😊
Cavolo!
Questo primo capitolo mi ha suscitato le stesse sensazioni di uno di quei fumetti dark anni ’90!
Che dire: semplicemente fantastico! 👌
Grazie mille, Giuseppe!🙏🏻 Sì: sono tornato in atmosfere a me più famigliari😆
Episodio = Episodio 2 = 👏👏👏
Grazie ancora, Nicola🙏🏻😊
Bella la parte della lettera e ottima la descrizione contenuta nella frase, cito: ”L’uomo, disteso, ne contemplò la figura sotto alla luce residua del neon: un dorso ossuto e oleoso, il geometrico percorso della spina dorsale, la fascia di avvallamenti concatenati in una sottilissima cremagliera che separava le scapole fino a insinuarsi appena sopra alle natiche, in un coccige robusto e spigoloso, ben incastrato tra quei glutei adiposi premuti sulla decadenza del suo petto.” Molto dettagliato il modo in cui hai saputo rendere l’idea del corpo. Complimenti!!
P.S: scusami per il commento a due giorni dalla pubblicazione.
Ciao Alfredo! Grazie mille per la lettura🙏🏻 Non devi scusarti😊 Qui ci sono 3000 persone che scrivono, 3000 che leggono, e 3000 che hanno anche una vita da vivere, e guarda caso sono sempre le stesse 3000 in tutti e 3 i casi. Tocca anzi a me scusarmi per non aver ancora iniziato nulla di tuo! Presto rimedierò🙏🏻
Ciao, Nicholas. Sai che mi incuriosiscono i particolari e cerco di vedere se hanno un motivo o una fonte. Così grazie a te ho scoperto che ci sono un libro e un film che si intitolano October Sky 😉
Ciao Francesco! Grazie della lettura! Sì, lo avevo scoperto anche io, cercando informazioni sulle miniere attorno a Welch (la città d’origine di Arlène). È stato stimolante trovare info su una delle città più povere d’America, sui materiali in uso a fine anni ’70, sulle distanze, i salari e persino i tempi delle poste americane dell’epoca. So che sei tra i lettori più attenti di EO, e credo tu sia uno dei pochi che potrebbe immaginare come andrà a finire questa serie 🙂
Ancora è presto per sbilanciarsi 🙂 pero’ la tua risposta va evidenziata perché prova ancora una volta quanto lavoro di ricerca ci sia dietro quelle mille parole o meno che si leggono in pochi minuti.
Vertigine….vortice…inizio morbido e tentacolare…..irrequieti movimenti d’eccitazione…..il gelido fiato della libidine e il caldo sangue dello spirito……
Ciao Migeè! Grazie mille della lettura🙏🏻 Felice di ritrovarti😊
Mi unisco a Giancarlo e replico il bentornato nel noir e nei weird, come siamo abituati. Davvero forte e potentissimo. Mi interessa quello che dici in risposta a un commento definendo la scena ‘statica’. Mi interessa e mi incuriosisce. So già che ne usciremo a pezzettini. Bravissimo e che classe!
Ciao Cristiana! Grazie mille per la lettura!🙏🏻 La staticità a cui alludo sarà proprio il persistere e l’eccedere di questo rapporto tra i due personaggi. Il vero protagonista è il corpo di Arlène, la soglia eterna del titolo, in tutti i futuri sviluppi della vicenda😊
Bentornato nel noir, e potentissimo quadro psicologico. I tuoi racconti non mancano mai di offrire visioni interiori, intime. Dell’animo umano. E ora anche dell’umano in generale.
Bravo, Nicholas! Sul serio, raffinato e tagliente.
Grazie mille Giancarlo!🙏🏻 Anche stavolta per me sarà una sfida, data la delicatezza del tema che tratterò apertamente nei prossimi 3 capitoli. Ma occhio che il weird è dietro l’angolo😉
Aha! Allora c’è sotto la sorpresa! Bene, aspetto con impazienza!
Esatto!😂 Grazie ancora, Giancarlo!
Nudo e crudo, cotto e mangiato. Interessante la figura del Reverendo sadomasochista e buongustaio. Attendo sviluppi e intanto mi complimento per la scrittura attenta ai dettagli. Non è facile mantenersi alti quando l’argomento è così scottante. Bravo!
Ciao Giuseppe! Grazie mille della lettura🙏🏻 La difficoltà di rimanere a un livello di violenza non compiaciuta, evitando le trappole della volgarità gratuita, sarà il mio impegno maggiore in questa breve serie. Nei prossimi due capitoli sarà dura, ma garantisco che tutto è funzionale al finale😄
Bella questa tua scrittura impietosa, complimenti Nicholas.
Ciao Roberto! Grazie mille della lettura!🙏🏻 I prossimi due episodi mireranno a urtare la sensibilità del lettore, spero di incappare in qualche caduta di stile😊
*Di NON incappare😂
Finalmente qualcosa che riesce a tenere il filo del discorso dall’inizio alla fine, qualcosa che… è reale, cosi tanto reale che mentre leggi ne puoi immaginare di tutti i colori. In più l’uso di certi vocaboli spennella piacevolmente dei chiaroscuri profondi, che aiutano il lettore ad immergersi in questo “dipinto”. Molto stimolante!
Ciao Loris! Grazie della lettura!🙏🏻 Sì, questa storia è molto fisica e corporale. Anche la scena sarà terribilmente stagnante e statica, quasi in tempo reale.
Ciao Nicholas, una storia completamente diversa rispetto alla precedente, dal linguaggio duro, i contorni oscuri e quasi nessun dialogo.
Mi hai incuriosito, aspetto di leggere i prossimi episodi per capirci di più.
Ciao Melania! Grazie mille della lettura!🙏🏻 Sì, queste di solito sono le mie atmosfere. Colophon è stato un esperimento😂