La spolia opima del crepuscolo

Serie: La centuria


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Fausto Antonio Auspex continua ad affrontare diverse avventure nella Germania Magna

Crepuscolo.

Senza che Fausto Antonio Auspex se ne fosse accorto, la notte era trascorsa e il giorno stava per sorgere, ma l’odio per il tribuno angusticlavio non sarebbe andato via.

Il druido aveva permesso il combattimento. Pure Primo Marzio Calpurnio aveva sguainato il gladio e si era fatto in avanti:

«Sei morto, centurione».

«Curioso», disse Antonio a denti stretti. «La stessa cosa che avevo detto».

«Dopo questa, i tuoi uomini si saranno del tutto pentiti di essersi affidati a te».

«I miei uomini sono molto più coraggiosi di quel che credi. E dopo questa spolia opima, avranno capito che io valgo molto più di te». Adesso che erano distanti poche braccia l’uno dall’altro, camminarono di lato come a completare un cerchio.

«Vuoi la spolia opima? Ma tu non sei Druso maggiore». Fece una smorfia. «Pazienza, vorrà dire che sei solo un piccolo arrogante che merita di essere messo a posto». Sputò a terra. «Direi in un’urna funeraria».

«Tu sei l’arrogante e…». Anche se Antonio era consumato dall’odio, avrebbe preferito parlare, ma Calpurnio non fu della stessa idea. Cacciando un urlo bestiale, si lanciò su di lui.

Per Antonio fu facile schivare l’assalto, ma non riuscì a fargli lo sgambetto perché l’antagonista fece un salto, poi atterrò e come se fosse una fiera del circo si voltò a guardarlo.

Antonio aveva lo scudo rotondo che mostrava quanto fosse vissuto dopo le marce nella foresta mentre l’elmo ce l’aveva attaccato per il sottogola al cinturone della lorica, Calpurnio impugnava il gladio e il paludamentum che celava la lorica muscolare, sembrava avesse rinunciato all’elmo crestato… Perché sa che avvilirebbe l’Esercito romano facendo vedere che un suo ufficiale collabora con i barbari, pensò.

Calpurnio lanciò un nuovo assalto, mosse il gladio in maniera incontrollata, Antonio parò i colpi, sentì dolore al polso, ma resisté. Prese l’iniziativa e tentò un affondo che mancò il bersaglio. Calpurnio sembrava una lucertola. Ma in effetti è un tipo viscido, pensò ancora Antonio.

Ci furono altri affondi, Antonio li schivò.

Nuovi fendenti, Antonio li parò e poi ricambiò i favori. Calpurnio era un osso duro.

Tra i Cherusci sembrò diffondersi il nervosismo, i Romani facevano il tifo per Antonio come se fossero al Circo Massimo, Antonio vide il druido di prima, quello più vecchio farsi avanti dicendo qualcosa nella sua lingua. Picchiò il bastone contro il polso armato di Antonio e Antonio lo guardò di traverso:

«Non è regolare. Questa è una spolia opima fra Romani. Tu che c’entri!».

Calpurnio approfittò della distrazione di Antonio per scagliare un nuovo attacco ma Antonio mancò all’”appuntamento”. Il druido protestò e picchiò il bastone sulla testa di Antonio, così questi, accecato dall’ira, lo trafisse allo stomaco:

«Muori».

Quando tolse la lama dal cadavere, il druido si afflosciò come se fosse sempre stato un abito e tra i Cherusci calò un gelido silenzio a cui si conformarono i Romani.

La spolia opima non era più regolare.

Calpurnio sembrò spaventarsi. Abbandonò il duello, corse al cavallo, montò sulla sua schiena e filò via.

Che vigliacco! prifletté Antonio. Ma adesso doveva affrontare i Cherusci, lui che era appiedato.

Serie: La centuria


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