
La strada maestra
Anni fa, prima che tante celle telefoniche venissero istallate anche in luoghi ameni, un uomo si perse nei boschi. Era un commesso dalla fronte alta e lattiginosa, che aveva una crespa matassa di capelli in testa. Era solito fare un po’ lo spiritoso con chi non riusciva a trovare la strada di casa, ma quella volta era toccato a lui.
Sotto i quaranta e dall’aspetto rude, aveva affittato un furgone per portare a una donna che gli piaceva dei mobili. Esattamente quattro sedie e un tavolo da pranzo, dove sperava di potersi un giorno intrattenere in sua compagnia. Spinta dalla gratitudine, lei avrebbe assolutamente ceduto al suo fascino.
Era da poco che in comune avevano distribuito i numeri civici, e quella donna viveva in una strada dove si arrivava costeggiando un bosco.
Nella tiepida giornata di ottobre, lei lo attendeva alla finestra con un lungo abito a quadretti e scarpe sfondate coi lacci, i calzini alla caviglia. La conoscevano tutti in paese, e sperava ardentemente che lui avesse chiesto informazioni, se mai si fosse trovato a perdersi. Anche da quello dipendeva il futuro della loro relazione. Uno che non si sapeva orientare o che non riusciva a cavarsela, non lo voleva al suo fianco.
Un formicolio alla base del collo la indusse a rientrare. All’ingresso, in uno specchio a figura intera, vide l’immagine di un uomo che si guardava intorno smarrito. Era a piedi, maneggiava un cellulare che si stava rivelando del tutto inutile. La donna sapeva che lui era stato presuntuoso, pensando di farsi forte della tecnologia. In quella porzione di monte non c’era campo. Non sarebbe stato un matrimonio d’amore, il loro. Lei era consapevole dell’importanza della parola, della comunanza con altri esseri umani. Andava avanti solo chi riusciva ad accettare aiuto. Chi invece aveva la presunzione di fare tutto da solo, restava al palo. Ingabbiato nelle proprie imprecazioni, come quel commesso così gentile, ma altrettanto ottuso.
Lo vide procedere nella direzione opposta, sull’altro lato del terrapieno.
Non che avesse davvero paura, di non ritrovare la via. Era solo l’intrico che stava prendendo la consegna a lasciarlo sconcertato. Dove mai si faceva menzione del suo essere responsabile. Lei lo vide fermarsi e, per una volta, domandarsi cosa il destino avesse in serbo per lui.
Lo lasciò vorticare nello specchio, finché non divenne ubriaco. Girò a lungo in cerchio, su se stesso, e se ne andò da dove era venuto.
Quella sera la donna ricevette una telefonata. Era il padrone del negozio di antiquariato che la invitava a mandare qualcuno, l’indomani, a prendere la sua merce. Il commesso non aveva avuto modo di fare la consegna né, a causa del troppo lavoro, avrebbe avuto il tempo di farla nei giorni seguenti.
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Grazie per questo tuo racconto, breve ma pieno. Semplice, diretto e ben scritto.
Breve, efficace, con le giuste frasi a effetto, degne di una rivalutazione dei rapporti umani odierni. Chissà se il gradasso fattorino abbaserà la cresta e diventerà un po’ più riflessivo 🙂
A presto
Grazie, Eliseo. Anche per il suggerimento che mi hai dato in privato. In realtà ho preferito il termine “istallare”, che è comunque accettato, per dare un sapore più “arcaico” alla storia.
Un saluto ?
Una moderna strega (buona sembrerebbe) in un bosco antico. Bella la mescolanza tra fiaba e contemporaneità, tra le deviazioni che la vita ti mette difronte e dalle quali scaturiscono situazioni importanti. Molto originale, mi è piaciuto!
Molto bella, la tua interpretazione. Grazie ?
Realtà e immaginazione si confondono in questa fiaba dei giorni nostri. Un racconto molto più profondo di quel che appare a una prima lettura. Ciao Cristina.?
Ciao Dario, grazie ?
Ciao Cristina,
niente, non era destino. Peccato perché come coppia li avrei visti bene insieme. Ottimo Lab ?
Una situazione alla sliding door (se solo il commesso avesse preso una piccola decisione differente, e invece…) un po’ particolare 🙂
Ciò che mi piace di più (e che trovo anche istruttivo) è che la protagonista non ha alcun interesse (nè mai accetterebbe, a quanto pare) di stare con una persona ottusa.
E il fatto che sottolinei come la prensunzione possa portare a perdere la strada maestra. Bello!
Grazie infinite ?. Un saluto.
Quindi il pranzo è saltato o lo farà comunque, magari nella dimensione all’interno dello specchio? Ehehe
Ciao Cristina, alla prossima.
Pranzo saltato, direi! Grazie Ivan, per avere letto e commentato. Alla prossima.
Idea davvero originale, una piccola fiaba contemporanea.
Grazie infinite ?
Ciao Cristina, un’inedita strega dei boschi. Mi piace questa versione, mi sa che ti stiamo attaccando addosso un po’ di fantasy 😀 . Bel laboratorio, in poche parole hai saputo tratteggiare i protagonisti con cura. Le vie che conducono al cuore di una donna sono tortuose, non tutti possono percorrerle.
Grazie Micol! Al prossimo Lab ?