La temperatura sale

Serie: Sei proiettili d'argento


L’avevano portato di sopra, lui e la donna, era molto pesante, nonostante non fosse affatto sovrappeso, Tiberio aveva il fiatone e le braccia a pezzi, l’ultima volta che aveva trasportato un corpo si trattava di un cadavere congelato sul fronte russo. Il letto sul quale l’avevano adagiato era composto da un materasso di paglia e un cuscino di piume logore che ormai erano quasi del tutto consumato. Le lenzuola erano ingiallite dal tempo, segno che nel rifugio di montagna avevano avuto tempo soltanto per sopravvivere, di certo non per pensare ad elementi secondari come la qualità della biancheria. Una dettaglio aveva stupito l’ex soldato: da nessuna parte aveva visto foto o quadri che raffigurassero i membri di quella stramba famiglia, in generale si trattava di una casa molto spoglia, forse era stata tramutata in rifugio stabile dopo che i morti avevano iniziato ad invadere il mondo.

La donna aveva preparato una pezza d’acqua e l’aveva posizionata con cura sulla fronte di Marco che respirava appena, ormai era diventato quasi impercettibile il movimento del petto, le palpebre ogni tanto parevano aprirsi.

“Credi che possa cavarsela?” domandò l’uomo rompendo quel silenzio opprimente.

“Purtroppo è molto difficile dirlo adesso, il suo corpo mi pare molto provato e sembra non mangi molto, potrebbe far fatica a superare la nottata.”

“Come ti chiami” si rivolse alla bambina cercando di distogliere la mente da quello che sarebbe potuto accadere di lì a poco.

Gli occhi della piccola erano come pietrificati, dopo qualche istante si mossero in direzione della madre che la incoraggiò con un segno della testa a parlare.

“Magda” disse alla fine, senza troppa convinzione mentre si sistemava il vestitino logoro che non poteva fare molto contro il freddo siderale che si infiltrava da tutte le pareti.

“Quanti anni hai?”

“Cinque.”

“Ormai sei una piccola donna, tra poco dovrai andare…” si interruppe, la sua testa ancora faceva fatica ad abituarsi al fatto che quella normalità forse sarebbe tornata nel prossimo secolo, ammesso che qualche forma di vita intelligente fosse rimasta sulla faccia della Terra.

“Intendevi dire a scuola?” quasi lo schernì la madre mentre si dirigeva all’armadio nel quale si era nascosta poco prima.

“Credo sia del tutto naturale non aver abbandonato l’idea di poter condurre una vita migliore di questa.”

“Per quel che mi riguarda, non è cambiato quasi nulla rispetto a prima. Qui le cose facevano schifo prima e fanno schifo adesso, spero che i morti finiscano di fare quello che abbiamo iniziato da soli.”

“Ne usciremo migliori, tutti noi, dovremmo aver imparato che possiamo essere migliori di così, almeno in un momento di disgrazia come questo.”

“Gli uomini fanno proprio fatica ad imparare dai propri sbagli, non penso proprio che questo possa giovarci.”

“Come vivevi prima?”

“Cosa?” domandò quella mentre chiudeva l’armadio con la destra e con la sinistra teneva una coperta di lana dall’aria molto calda.

“Pecore, mucche, eravamo pastori, come mio padre e mia madre, come mio nonno e mia nonna prima di me.”

“Tuo marito è…?” era complesso parlare di morte accanto ad un suo amico che, forse, a breve avrebbe potuto scoprire cosa c’è dopo.

“Stato sbranato da quelle bestie davanti ai nostri occhi, un’estate fa più o meno. Avevamo camminato per mezza giornata per giungere nel bosco qui sotto, nella valle, volevamo tagliare qualche albero per prepararci al freddo invernale. Siamo stati aggrediti da tre di quei mangia uomini a tradimento, fuggendo io sono inciampata, lui si è fermato e mi ha aiutata…”

La bambina li guardava, gli occhi pieni di lacrime furono come una pugnalata dritta al cuore per Tiberio: odiava vedere scene del genere, soprattutto quando non poteva far niente per scacciare quella tristezza.

“Da quel momento abbiamo cercato di fare il possibile per sopravvivere, ho anche cacciato con il fucile di mio marito e, devo dire, che non me la cavo malissimo.” un lamento cupo e mozzato riportò l’attenzione sulla condizione di Marco che si agitava nel letto.

“Esco a cercare qualche erba utile per…”

“No” la donna, senza nemmeno rendersene conto, con una mano gli aveva afferrato l’avambraccio destro e lo stava stringendo con una forza inaudita, quando se ne accorse mollò la presa come se avesse appena toccato un ferro rovente “scusami. Ormai è tardi, la notte sta calando e hai a disposizione forse mezz’ora di luce scarsa: moriresti senza nemmeno rendertene conto.”

“Hai ragione, non posso mettermi a rischio per compiere un’impresa impossibile. Odio non riuscire a fare nulla in situazioni simili” il suo stomaco si era chiuso come se qualcuno gli avesse tirato un cazzotto dal quale era difficile riprendersi.

“Ora cerco di prepararci qualcosa di caldo con ciò che è rimasto in dispensa, così che la notte possa trascorrere meglio, a meno che qualche sorpresa non ci piova in testa” disse mentre usciva verso le scale.

Tiberio all’improvviso iniziò a percepire tutta la stanchezza che mai prima d’ora aveva accusato, la tensione si faceva sentire e l’età non era più quella di una volta, aveva bisogno di un posto per riposare i muscoli e la testa ma l’unico letto era occupato dal suo collega. Inoltre l’idea di poter essere ucciso nel sonno dalle padrone di casa gli provocava un brivido lungo la schiena che era difficile zittire.

La ragazzina lo osservava come si fa con un oggetto fuori dal comune, pareva più curiosa che intimorita dalla sua presenza, gli occhi correvano in ogni angolo della sua figura in cerca di dettagli. Tiberio giunse alla conclusione che l’unico modo per riposare senza timore era rinchiudere le due donne dentro l’armadio e chiuderlo con una sedia o una corda.

Si diresse verso le scale e poi giù a grandi passi in cerca di qualcosa che potesse fare al caso suo. All’ingresso, trovò l’unica seggiola non ancora schiantata e l’afferrò con entrambe le mani per portarla al piano superiore.

“Cosa fai con quella? Vuoi vegliare il tuo amico durante la notte?” chiese la donna intenta mentre rientrava dentro con un paio di tronchi dall’aria molto promettente.

“Te lo spiegherò dopo, ora cerchiamo di sbrigarci, il tempo rimasto non è più molto.”

Serie: Sei proiettili d'argento


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Horror

Discussioni

  1. “La ragazzina lo osservava come si fa con un oggetto fuori dal comune, pareva più curiosa che intimorita dalla sua presenza, gli occhi correvano in ogni angolo della sua figura in cerca di dettagli. “
    Questo atteggiamento incuriosisce anche me

  2. “i morti avevano iniziato ad invadere il mondo.”
    Appena ho letto questo, ho capito che piega avrebbe potuto prendere la storia, sei stato bravo a celare il tutto. Quindi dal prossimo episodio ci dovremmo aspettare delle belle sorprese…

  3. Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti. In effetti sto creando un quadro più variegato e sfaccettato che faccia da sfondo ad altre opere più ampie. Se hai letto “Dopo la catastrofe” e “Radio Alto Volo” vedrai dei collegamenti nascosti qui e là. Se fosse interessato a leggere qualcosa di un po’ più corposo su Amazon trovi “Cronache di una catastrofe vol.1” nel quale il protagonista è un personaggio presente nei miei racconti.

    1. Le ho lette e come, infatti mi riferivo anche a loro quando dicevo che fanno tutte parte di una storia più grande. Le cronache le leggerò presto. Il tempo di finire di leggere un paio di libri, entro dicembre ti farò sapere 🙂

  4. Ho appena finito di leggere tutta la serie fino ad adesso e ho solo una domanda: dove sono il resto degli episodi?
    Mi piace come tratti le tue serie, sembrano una specie di spin-off di qualcosa di più grande, come di un romanzo per esempio, tuttavia ho come l’impressione però che quello che sia successo veramente nella tua ucronia (guerra, alleanze, eventi scatenanti, comparsa degli zombie) sia lasciato nell’ombra di proposito e probabilmente non lo scopriremo mai. In ogni caso attendo i prossimi episodi.
    A presto