La testimonianza

Serie: IL GIUDICE (L'inganno dell'evidenza)


Dopo l'incontro con Giada, Fabio muore in circostanze poco chiare. La donna teme di poter essere sospettata.

​«Lia, cosa devo fare? Se vedono che Fabio fu accusato per il tuo suicidio e che tra me e lui non scorreva buon sangue, ci mettono un attimo a fare due più due. Poi c’è quel magnaccia assassino… sono in pericolo e non posso difendermi da sola: non so se chiamare le pompe funebri o un avvocato. Mandami un segno.»

​Si sentì il suono di un clacson. Giada alzò la testa: in lontananza si scorgeva la Questura.

«Tu dici che dovrei andare lì? E sia. Il commissario è niente male, però mi sa che conoscerlo mi ha portato sfiga.»

Riaccese il motore e ripartì.

​All’arrivo, un agente di piantone le si avvicinò.


«Prego signora, dica a me.»

«Sono la dottoressa Giada Ferrari. Vorrei parlare con il commissario, o con chi di dovere… si tratta dell’omicidio di Fabio Rovelli.»

​L’agente chiamò qualcuno al telefono e riferì quanto Giada aveva detto. Riagganciò. «Si accomodi nel corridoio. Appena si libera il vicecommissario sarà ricevuta.»

Tutti i suoi pensieri erano spariti: ora aveva solo paura. Una porta finalmente si aprì e un agente la invitò a entrare. Seduto alla scrivania c’era un uomo sui quarant’anni. Le indicò una sedia.

«Prego, signora.»

​L’uomo aspettò qualche secondo prima di sollecitare; lei era visibilmente agitata.

«Mi dica. Cosa è successo?»

Giada respirò profondamente.

«Non c’è fretta. Si calmi e poi mi racconta… vuole un bicchiere d’acqua?»

«Sì, grazie.»

​Sorseggiava e intanto guardava l’uomo. “Eccolo, il famoso Giorgio. Capelli neri con taglio corto alla moda, smartwatch di ultima generazione, abbronzatura perfetta, braccialetti e anello firmati. Però, non ha tutti i torti, Chiara.”

«Va meglio, signora?»

«Sì, gra…»

​Non finì la frase. La porta si spalancò con tale forza da urtare la parete. I vetri della stanza vibrarono.

«Boia, che caldo! E di nuovo ’sti cazzo di condizionatori fermi. Pure il blackout ci voleva.»

​Giada guardò con la coda dell’occhio: era Mattia. Indossava una camicia bianca, appiccicata addosso per il sudore; il piccolo ventilatore con cui si faceva aria gli sollevava il tessuto, facendo intravedere il petto.

​”Orologio del nonno, niente cianfrusaglie addosso, pelle da vampiro, dopobarba da discount fine serie… se tu avessi sulla pelle ancora qualche pezzo di placenta non mi stupirei. Sei proprio come mamma ti ha fatto. Un’altra scapperebbe a vederti, e invece a me quella camicia che si solleva sembra la schiuma del Mar Rosso che si apre e lascia intravedere la Terra Promessa. Strano: non ho più paura.”

​Gli occhi dell’uomo, quando si accorsero di lei, oscillarono tra la meraviglia e una richiesta di pietà soprannaturale che facesse aprire il pavimento per inghiottirlo. Si ricompose e indossò la giacca.

«Giorgio, lascia. Mi occupo io della signora. Tu trascrivi.»

​Si sedette alla scrivania.

«Mi dica tutto e stia tranquilla.»

«È successa una cosa terribile, commissario. Ho sbagliato, mi sono messa nei guai e adesso ho paura.»

​Seguì il silenzio. Mattia notò che Giada tremava, guardò in alto battendo il palmo della mano sulla scrivania. Sospirò.

«Non sta bene?»

«È da lunedì che non dormo.»

«Non si preoccupi. Vada a casa, ne riparliamo domani.»

«No, ce la faccio.»

«Come vuole, dottoressa. Cosa è successo? Mi hanno riferito che riguarda la morte di Rovelli, giusto?»

«Sì, è così.»

«Racconti tutto dall’inizio.»

«È un po’ lunga da spiegare.»

«Non c’è nessuna fretta.»

​Giada respirò profondamente.

«A quindici anni ho perso mia sorella. Si uccise dopo che un ragazzo l’aveva illusa e messo foto dei loro momenti di intimità in rete. Quel ragazzo era Fabio Rovelli. Lui non fu punito e io non l’ho mai perdonato. Il mese scorso l’ho rivisto, beato e contento insieme alla moglie, una donna benestante e… non ci ho visto più. Volevo ve…»

«Lei avrebbe voluto giustizia, ma ormai era passato troppo tempo. Vero?»

​Annuì leggermente, fissandola. Giada lo guardò meravigliata. “Cosa vuoi dirmi? Forse ho capito: devo seguirti.”

«Sì, commissario, esattamente.»

«Poi cos’altro è successo?»

«Domenica l’ho incontrato a San Marino. Era con la sua amante.»

«Lei lo aveva seguito?» Il  commissario scosse appena la testa in senso orizzontale, un movimento quasi impercettibile visibile solo a lei.

«No, è stato un incontro fortuito.»

L’uomo le sorrise e annuì.

​«La mattina di lunedì è arrivato a casa mia. Pensava che avessi scattato foto compromettenti e mi ha minacciata.»

«E lei le aveva scattate?»

Fissò Giada, sgranò appena gli occhi e, fingendo di pulire lo schermo dell’orologio, mosse l’indice a destra e a sinistra sul quadrante, come un piccolo tergicristallo.

«No, gliel’ho detto: ho rinunciato a tutto, anche alla giustizia. Niente può far ritornare mia sorella. Però Fabio era terrorizzato perché la sua amante era la compagna di un suo socio in affari… poco puliti, un pericoloso delinquente. Disse che se io gli avessi fatto del male, quell’uomo sarebbe risalito a me e mi avrebbe eliminata perché avrebbe pensato che sapessi dei loro affari.»

​«E in che giro si era messo questo Fabio?»

«Droga, prostituzione, video e foto porno… da ragazzo era un tossicodipendente e fu il suo socio a spingerlo a fare foto a mia sorella: pretendeva dei favori in cambio di dosi. Poi, ovviamente, sono arrivati anche i soldi.»

«E chi è quest’uomo così pericoloso?»

​«Non me lo ha detto. Però disse che una volta, non visto, lo aveva sentito dire che mattanze come quella di Vicolo Blatta non ne voleva più. Quando Fabio è andato via ho fatto una ricerca e ho capito che quella mattanza era la strage in cui fu coinvolto Andrea e massacrata la sua famiglia.»

​Mattia si alzò per avvicinarsi alla donna.

«Gliel’ha detto Andrea, di quello che è successo a lui e alla sua famiglia?» Annuì di nuovo leggermente, per guidare la risposta.

«S-sì.» “Ma in questura non si dovrebbe dire la verità?”

​Giada respirò profondamente. Intrecciò le braccia, accavallò le gambe e il vestito scivolò, lasciandole scoperte fin sopra il ginocchio. Lo sguardo di Mattia scivolò rapidamente dal viso della donna alle caviglie per poi risalire subito. Sentì la gola secca e cercò saliva da ingoiare.

​Lei guardò il pomo d’Adamo di quell’uomo andare su e giù e il suo cuore seguì lo stesso movimento. Bevve un sorso d’acqua.

«Dov’era martedì notte?»

«A casa.»

«Cosa ha fatto?»

«A casa. Non potevo dormire e verso mezzanotte, ho parlato per quasi un’ora con Chiara.»

«Chiara, la nostra agente?»

«Sì.»

«Sa qualcosa di questa storia?»

«No.»

«Bene, meglio che ne resti fuori.»

«Commissario, quell’uomo è pericoloso. Deve essere fermato.»

«Sarà fatto tutto il possibile. Adesso firmi e si tenga a disposizione.»







Continua...

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Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bravissima Concetta! Hai condotto la deposizione con grande maestria, mi hai fatto rimpallare da Mattia a Giada con vera partecipazione ai loro stati d’animo. Pregevole, appassionante.

  2. Mi ha tenuto incollato per la tensione “sporca” da ufficio vero: Giada che entra convinta di trovare riparo e invece si ritrova dentro un gioco di domande, silenzi e mezzi segnali. L’irruzione di Mattia è una frustata, e da lì in poi lo scambio diventa ambiguo nel modo giusto, senti insieme attrazione, pericolo e la sensazione che la verità non sia l’unica moneta sul tavolo.

  3. Ciao Concetta, mi sembra che ci fosse un po’ di elettricità durante la dichiarazione di Giada🤣🤣Il dialogo è uno spasso. La trama avanza ed è sempre più avvincente. Brava