La vena d’oro

I cavalli di Jack e i suoi scagnozzi sbuffavano e intanto i minatori lavoravano sodo.

Jack osservava quella scena e scuoteva la testa. Che sciocchi, pensava. Che sciocchi, sul serio che sciocchi.

Jack restava immobile in cima al suo cavallo, intorno aveva i suoi scagnozzi e i minatori li ignoravano. Ma più che minatori erano dei cercatori d’oro e ognuno badava a se stesso. Erano tutti autonomi e indipendenti l’uno dall’altro. Erano tutti i capi di se stessi e chi trovava una pepita se la teneva per sé.

Ma c’erano Jack e i suoi scagnozzi.

In quella zona nessuno li aveva mai visti, era tutta gente nuova, quindi nessuno si era preoccupato al vedere quel gruppo di cowboy vestiti di nero come corvi che osservavano lo spettacolo. E attendevano.

Uno dei cercatori, un tipo con la barba bianca senza baffi e l’aspetto da sempliciotto alzò le braccia al cielo. Gioì. «Ne ho una! Ne ho una!». Fra le mani aveva qualcosa di molto luccicante.

Gli altri cercatori bofonchiarono infastiditi, anche invidiosi. Pochi gli fecero i complimenti, ma erano falsi perché nessuno era contento per lui.

«Che sciocco» commentò Jack. Fece un cenno alla sua banda.

I cavalli percorsero un piccolo sentiero che digradava in quella piccola valle, più che altro una piega della terra scavata da un torrente che quando le acque si ingrossavano riempivano del tutto l’avvallamento.

Jack puntò al cercatore sciocco. Nel tragitto aprì nuove buche e ne chiuse di altre con fastidio di quei minatori, ma questi, al vedere le pistole dei cowboy ridimensionarono la loro rabbia. «Ehi, tu! Sì, dico a te!».

Il minatore sciocco alzò lo sguardo e sembrò sul punto di voler sprofondare. «Ehm…».

«Tu non sai chi siamo noi, ma poco importa, te lo sto per dire: siamo i padroni di queste terre, quindi ci devi la pepita che hai trovato. Daccela, o passerai dei seri guai». Jack mise in mostra la pistola.

«No, non te la do. L’ho trovata lavorando duramente, quindi no, scordatelo». Socchiuse gli occhi e gli diede le spalle, quello sciocco.

«Ma senti questo qua!… Obbedisci, o…». Jack si interruppe perché provò dolore. Un sasso l’aveva colpito alla nuca.

Jack si girò furibondo, la testa che gli doleva, e vide i minatori lanciare pietre e sassi. «Vattene! Andatevene! Fateci lavorare in pace!».

Jack ne fu stupito. Non si era aspettato una reazione così violenta, ma soprattutto così coesa da parte di quegli sciocchi.

Jack voleva sparare, ma uno dei suoi scagnozzi fuggì, gli altri lo imitarono a ruota e Jack decise di scappare. Che umiliazione! «Ma torneremo» promise. Poi vide che i suoi scagnozzi erano ormai lontano e sarebbe stato difficile convincerli ad aiutarlo. Jack era rosso in faccia per la vergogna.

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Una sorta di racconto con tematica sindacalista ambientato nel far west: questa è l’impressione che ho avuto.
    Noto che nei tuoi racconti i prepotenti fanno spesso grosse figuracce.

    1. Grazie per la lettura…
      Non dico altro perché adesso vado a letto.

  2. “I cavalli percorsero un piccolo sentiero che digradava in quella piccola valle, più che altro una piega della terra scavata da un torrente che quando le acque si ingrossavano riempivano del tutto l’avvallamento.”
    Questo passaggio mi è piaciuto