
La verità è sempre in esilio
Serie: Profanarium Giubilaris
- Episodio 1: Profanarium Giubilaris
- Episodio 2: La verità è sempre in esilio
- Episodio 3: Karmakoma
- Episodio 4: Le Statuette di Terracotta
- Episodio 5: L’ombra dei Marsigliesi
STAGIONE 1
Don Michele, con il passo pesante e l’animo gravato dalla decisione del Papa, esce dai sotterranei del Vaticano. Emerge come un sommergibile a pelo d’acqua, risalendo in superficie dopo un’immersione profonda e soffocante.
L’aria fresca della notte lo avvolge, donandogli un momentaneo senso di sollievo e liberazione. Uscito dal sotterraneo si ritrova nei Giardini Vaticani, circondato da alberi secolari e dal silenzio della notte.
Chiude gli occhi ed inspira a pieni polmoni quell’aria stantia e millenaria, impregnata di storia e mistero. Un senso di pace lo pervade, come se avesse finalmente trovato un momento di tregua dopo la tempesta.
Apre gli occhi e il suo sguardo si posa sulla vastità dei giardini, illuminati dalla tenue luce lunare. Un’ondata di tristezza lo attraversa al pensiero di dover lasciare Roma, la città che è stata la sua casa per così tanti anni.
Ma proprio in quel momento, una frase risuona nella sua mente: “La Verità è sempre in esilio.”
Sono le parole di George Steiner, un filosofo ebraista che ammirava profondamente.
Con un nuovo senso di determinazione, si tira su il colletto del cappotto, si sistema la mantella e guarda verso l’orizzonte annerito dal fumo di un Atac che sta bruciando in centro. Pensa all’epilogo di Giordano Bruno ed al suo suo viaggio che era appena iniziato.
L’INCIDENTE.
Febbraio. Un mese inclemente che ha deciso di mostrare il suo volto più gelido proprio mentre Bruno si appresta a consegnare le statue sacre ordinate dal Sacerdote del Santuario di Castelpetroso, un paesino pochi chilometri dall’Abbazia.
Il Santuario sta arroccato su un monte, che ora sembra un’isola emersa da un mare di nebbia. Una Mont Saint Michel sannitica. Il furgone, un vecchio ford transit di lamiera ossidata e centinaia di revisioni, fatica a salire la strada tortuosa, le ruote che slittano sul ghiaccio che si forma inesorabilmente a temperatura sotto lo zero.
-“Uooooo, pipooool rocking in a freeee wooooorldd”- Bruno canta sovrapponendosi alle note che provengono dalle casse gracchianti della radio.
Lo fa per farsi coraggio, non aveva mai guidato in quelle condizioni. La visibilità è pari a zero, la nebbia nevosa avvolge il veicolo e le gocce di pioggia schiaffeggiano il parabrezza come il frustino sul culo di una verginella disobbediente.
Lui tenta disperatamente di guardare la strada stringendo con forza fra le mani il volante del furgone, mentre le ruote slittano ad ogni sua accelerata. Ora sono sotto zero, pensa. Ma la consegna delle statue “s’ha da fa!”.
La cerimonia si sarebbe svolta la mattina successiva e un ritardo non sarebbe stato tollerato dal parroco di Atina , tantomeno da suo zio.
Si rende conto di non sapere dove si trova, se vicino o lontano dal paese, con gli occhi sbarrati cerca inutilmente una indicazione, quando un brivido lo percorre tutto credendo di vedere dei fantasmi tra la nebbia luminosa.
Ci mette troppo tempo per capire cosa sta accadendo: All’improvviso si trova davanti una monovolume bianca che gli punta una forte luce che lo acceca imponendogli di chiudere gli occhi.
Un urto tremendo scuote il furgone, il corpo di Bruno sbatte contro il volante. Una fitta lancinante gli attraversa il costato , mentre il mondo intorno a lui ruota impazzito.
Serie: Profanarium Giubilaris
- Episodio 1: Profanarium Giubilaris
- Episodio 2: La verità è sempre in esilio
- Episodio 3: Karmakoma
- Episodio 4: Le Statuette di Terracotta
- Episodio 5: L’ombra dei Marsigliesi
Le due situazioni non si incastrano per niente e mi lasciano lì a dire ‘ e allora?’. E così è esattamente quando un autore sa bene dove ti vuole portare, ma non è ancora il momento di svelarlo. Il tuo stile mi piace sempre.
Grazie mille Cristiana, è vero è un continuo strutturare e destrutturare ma come diceva il sommo poeta:
“Fabbricare, fabbricare, fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fare e disfare
Fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare.”
E questo succede a chi crede di poter rock-are in un mondo libero, perché il mondo, libero, non è. E tocca accorgersene in tempo, prima di uscirne male, da questo mondo…
Bello, molto bello. Mi sta piacendo!
Grazie Giancarlo si rockkeggia alla faccia dei tutor e dei dissuasori, ma meglio un colpo di sole ad un colpo di sonno 🙂
“schiaffeggiano il parabrezza come il frustino sul culo di una verginella disobbediente”
eddài!
” e guarda verso l’orizzonte annerito dal fumo di un Atac che sta bruciando in centro”
😂 😂 😂 👏 👏
E ci lasci così, con il mondo che ruota impazzito? 😃
Mi piace tutto, ma in modo particolare l’idea di inspirare aria stantìa e millenaria a pieni polmoni e i due personaggi. Diversi tra loro? Mah, stiamo a vedere.
Francesca mi fa davvero piacere che questo vatican thriller sia nelle tue corde! Stai tranquilla che anche se non sarà un interminabile fiction tipo “un posto al sole”, qualche altra puntata è prevista 🙂