Fame d’aria

Serie: La villa in Toscana


Faceva male. Tutto questo era troppo. La crisi iniziò così a farsi strada. La fame d’aria, crudele compagna della sua vita . Si allontanò cercando disperatamente un po’ di ossigeno , ma come ormai sapeva questo non era sufficiente. Si piegò a terra su se stessa.

« Pandora … cos’hai?» sembrava preoccupato.

« Il…nel cassetto…il mio… inalatore» non riusciva a parlare.

Philippe corse a prenderle l’inalatore e glielo porse.  Cercò di prenderla in braccio ma lei rifiutò, in quei momenti non permetteva a nessuno di avvicinarsi. Stava così male!Castelli cominciò a spogliarla e a toglierle il vestito stretto. Lei non si oppose. Si coricò di fianco a lei e le mise una mano sulla pancia.

« Respira Pandora…respiriamo insieme» la sua voce era rassicurante.

« So come ti senti… Non sai quante volte ho provato lo stesso anche io» poi non parlò più e lei si addormentò.

I raggi del sole le ferirono gli occhi. Era mattina. Spostò lo sguardo e vide Castelli sul pavimento accanto a lei. Dormiva ed era così bello, il viso rilassato lo faceva sembrare più giovane. Non era colpa sua per ciò che aveva fatto suo padre ma non poteva biasimarlo. Era solo un bambino, rimasto solo e cresciuto nel rancore.

« Come stai?» aveva aperto gli occhi improvvisamente.

« Meglio… grazie» si alzò in piedi ricordandosi di essere mezza svestita. Lui la guardava divertito.

« Adesso vestiti ti prego, per quanto io possa disprezzarti sono sempre un uomo e tu sei troppo provocante» si alzò e sparì in bagno.

Imbarazzata aprì l’ armadio cercando qualcosa di neutro. Optò per una camicia nera e jeans dello stesso colore. Quando l’uomo rientrò si fermò a guardarla in silenzio.

«Tua nonna non ti ha mai detto nulla vero? Lei ha pagato il risarcimento per quell’incidente finché è stata in vita. Non ho bisogno di soldi. Per me è una questione di principio. Ho perso la mia famiglia in quell’incidente…ho dovuto affrontare anni terribili. Ma non voglio parlarti di questo. Ora tocca a te pagare il debito» la guardò.

« Lavorerò sodo. Mi occuperò della tua villa. Posso iniziare anche subito. Non mi tirerò indietro. Lo farò per la mia famiglia. Per la nonna» disse risoluta.

«Tu farai tutto ciò che voglio…me lo devi» la guardò con aria di sfida.

« Pensavo di cominciare dal cancello. È il biglietto da visita della tua proprietà ed è un peccato sia ridotto così. Ti farò una lista di ciò che mi occorre» cambiò discorso.

« Fammi la lista e la farò avere a Maurice» si girò e se ne andò sbattendo la porta.

Pandora si concentrò sul lavoro, voleva finire al più presto e andarsene da quell’uomo così pieno di odio. Lei non aveva fatto nulla, era una vittima come lui e sperava di farglielo capire. Provò a chiamare Nadine ma lei non rispose, probabilmente era in tribunale. Voleva sapere se fosse a conoscenza di tutta quella storia. Non poteva credere che l’avesse mandata alla mercé di Castelli.

Dopo pranzo aveva tutto il materiale così prese il suo inseparabile album e corse al cancello. Aveva già preparato un progetto quella mattina e iniziò a lavorare di buona lena. Riuscì persino a dare la prima mano di vernice grigio antracite.Amava fare tutto il lavoro possibile da sola. Erano le sue piccole creature.  Si stava facendo buio così tornò alla villa. Entrando inciampò nel tappeto d’ ingresso piombando rovinosamente su Castelli. Alzò il viso mortificata, spalancò i suoi grandi occhi in segno di scusa. Notò che gli aveva sporcato il vestito di vernice.

«Oddio! Te lo ripagherò!» disse mortificata.

« Allora credo che prenderò subito il mio risarcimento» la attrasse a sé baciandola con trasporto. Lei lo lasciò fare.

« Phill…Castelli ti prego….» il tono non era molto convinto.

« Ti ho già detto che farai ciò che voglio?» scoppiò a ridere.

« Sì…ma questo…» non era proprio nei piani.

« Stasera avremo un ospite. Si cena alle otto,sii puntuale» si girò e se ne andò.

Mentre era sotto la doccia Pandora non faceva altro che pensare a lui . Al suo disprezzo, al suo dolore, ai suoi baci… Avrebbe voluto che fosse diverso tra di loro, più naturale. Quella sera ci sarebbe stato un ospite e si chiedeva chi fosse. Decise di farsi bella per l’occasione, inoltre era un modo per sentirsi in vantaggio su Castelli, uno scudo dalle sue continue frecciatine. Indossò un abito lilla di pizzo che le metteva in risalto gli occhi. Mise un nastrino viola tra i capelli lasciandoli ricadere sulle spalle. Mentre scendeva la scalinata si accorse che al fondo due uomini la stavano fissando. 

« Buonasera» disse.

« Pandora…» Castelli continuava a fissarla.

« Non mi presenti la tua bellissima restauratrice?» disse l’uomo misterioso.

« Si… Demetrio, lei è Pandora Reese. Pandora lui è Demetrio Testori, mio migliore amico nonché miglior avvocato penalista che io conosca» la guardò.

« Piacere signor Testori» rispose lei.

« Chiamami pure Demetrio! Signor Testori mi fa venire in mente mio padre!» scoppiarono a ridere.

La cena fu estremamente piacevole, Demetrio era un uomo intelligente e simpatico. Persino Castelli rideva a suo agio. Le stava mostrando forse un po’ del vero se stesso? Dopo cena chiacchierarono ancora un po’ in salotto sorseggiando del brandy. Quando si congedarono Pandora si sentiva un po’ brilla così corse veloce in camera sua. Indossò una camicia da notte e dopo aver coccolato  Pepita si mise a letto con la testa che le girava. Ad un tratto sentì la porta spalancarsi. Era lui. La camicia slacciata, era visibilmente alterato. Entrò e chiuse la porta a chiave.

« Cosa fai? Perché sei qui? » gli gridò.

« Cosa fai tu Pandora? Cosa vuoi ottenere? Vuoi sedurmi forse? Non mi basta così poco per farmi ingannare!» le tirò via le coperte.

« Vattene, io non voglio sedurre nessuno! Non otterrei nessun vantaggio venendo a letto con te!» disse.

« Certo! Ti faccio schifo vero?» si aprì la camicia mettendo in mostra le cicatrici. Lei si avvicinò inginocchiandosi di fronte lui. 

« Io ti trovo bellissimo Philippe. Queste non sono nulla in confronto a quelle che hai nel cuore. Di quelle sì che ho paura…» senza pensarci iniziò a baciargli il petto e lo sentì tremare.

« Pan ti prego…smettila, non puoi farmi questo» la implorò.

« Non parlare… Mi ferisci continuamente con le tue parole» lui si scostò bruscamente.

« Non ti permetterò di entrare nella mia vita! Tu sei il mio tormento Pandora. Non mi aspettavo fosse così difficile…» la spinse sui cuscini e salì sul letto accanto a lei.

« Stai tranquilla… Non ti toccherò. Voglio solo dormire con te. Voglio un po’ di pace» spense la lampada.

La abbracciò aderendo completamente al suo corpo. Poi lo sentì addormentarsi. Poteva sentirne il respiro regolare e rilassato. Il cuore le martellava nel petto. Che uomo complicato, ma anche lei non era di certo da meno. Si accorse che si stava avvicinando troppo. Doveva tornare in sé e mantenere un certo distacco o ne sarebbe uscita a pezzi. Sì alzò senza svegliarlo e si sedette sulla poltrona accanto al camino. Quando finalmente si appisolò lo sentì agitarsi nel sonno.

« No ti prego! Basta! » urlava.

Corse sul letto e iniziò ad accarezzargli il viso. Lui appoggiò la testa sul suo grembo e iniziò a piangere. Continuò ad accarezzarlo finché non le fermò la mano. Se la portò alla bocca e la baciò.

« Scusami…spesso ho degli incubi. Non volevo svegliarti…» sembrava un bambino.

« Non preoccuparti. Se vuoi parlarne ti ascolto. Se vuoi stare in silenzio, staremo in silenzio» lo rassicurò.

« Non voglio parlarne…» disse in un soffio.

« Va bene allora riposa ancora un po’. Io resto qui.» disse.

« Grazie…» chiuse gli occhi.

Quando Pandora si svegliò lui non c’era più. Le aveva mostrato le sue debolezze e di sicuro si sarebbe richiuso in sé stesso. Si vestì velocemente ansiosa di proseguire il  suo lavoro. Quella mattina si dedicò ai decori in oro e alle iniziali. Optò per un bel verde acqua perché l’accostamento con l’oro e il grigio era spettacolare. Verso sera il cancello era terminato. Lo ammirò da lontano soddisfatta. Rincasò desiderando una doccia bollente. Ma prima andò a bussare alla porta di Castelli per comunicargli la fine del lavoro.

« Volevo comunicarti che il restauro del cancello è terminato » parlò tutto d’un fiato.

« Molto bene. Lunedì inizierai il giardino d’inverno. È una stanza a cui tengo molto. Per ora è tutto» la congedò.

« Bene, buonanotte» rispose.

« Un’altra cosa… Domani sera ci sarà una festa in maschera. È un evento di beneficenza che organizzo ogni anno. In soffitta puoi trovare dei costumi. Puoi chiedere a Maurice. Prendi pure ciò che vuoi» disse freddo.

« Ci penserò. Allora buonanotte» si girò e uscì dalla stanza. Una mano l’afferrò trascinandola dentro. 

« Hei!» lo guardò di traverso.

« Sei ancora tutta sporca di vernice» le disse.

«Ho appena finito di lavorare Castelli! Stavo per andare a fare una doccia» disse secca.

« Vorresti farla insieme a me?» la provocò e lei arrossì.

« Sei così bella quando arrossisci. È meglio che torni in camera tua prima che ti prenda qui, sulle mie lenzuola nere di seta » la fissò serio.

« A domani» lei corse via senza voltarsi. Anche perché, senza dubbio, avrebbe voluto stendersi su quelle lenzuola di seta. 

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Discussioni

    1. Ciao Tiziano, ti ringrazio e mi scuso per l’attesa. Prometto che sarà più breve🙏

    1. Ciao Micol, per me questo è un complimento bellissimo, si dà il caso che sia la mia favola preferita. Forse a livello inconscio può aver inciso….😋

    1. In effetti non è un uomo facile…cresciuto nel rancore odiando e desiderando allo stesso tempo conoscere quella bambina che come lui aveva perso la sua famiglia…ora lei è una donna e….tutto diventa più complicato😉 alla prossima!